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Alpitour, per la cessione ci sono quattro multinazionali del turismo

Ci sarebbe anche un fondo di private equity del settore interessato a rilevare la big italiana del turismo

architecture-alternativo Credits: Pixabay

Cambio di assetto azionario vicino per Alpitour, big italiana del turismo fondata nel 1947 da Lorenzo Isoardi. Stando a quanto riporta il Sole 24 Ore, infatti, ci sarebbero almeno cinque importanti realtà dietro alla sua possibile cessione.

L’attuale azionista Tip dell’imprenditore Gianni Tamburi sta infatti studiando da tempo la valorizzazione della controllata, dopo l’assegnazione a Goldman Sachs di un mandato esplorativo. In stand-by da qualche mese, ora la cessione di Alpitour sembra pronta ad entrare nel vivo: i risultati finali dell’esercizio 2023 hanno evidenziato dati economici in forte crescita, con 2,3 miliardi di fatturato e 141 milioni di euro di utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti (50 milioni l’utile netto).

Dopo la diffusione di un memorandum di 200 pagine inviato a possibili pretendenti, sarebbero emersi almeno cinque big interessati all’acquisizione. Secondo la fonte, si tratterebbe di quattro multinazionali straniere del turismo e un fondo di private equity specializzato sul settore: vengono fatti i nomi della spagnola Wamos, terzo gruppo turistico spagnolo, della tedesca Tui e del gruppo finanziario newyorkese Certares. Le ultime due realtà in gioco sarebbero un’americana ed un’asiatica, ma la loro identità non è stata svelata.

L’iniziale elenco era di 15 interessati e ora si attende l’ultimo passaggio: la presentazione dei dati economici del primo trimestre 2024 (compreso del periodo di Natale appena trascorso). Con le nuove informazioni, i cinque big potranno presentare offerte non vincolanti attese per fine febbraio. La valutazione stimata è di 1,3-1,5 miliardi di euro per il 100% di Alpitour.

Sotto la guida del presidente e amministratore delegato Gabriele Burgio, nel corso degli anni il modello di business del gruppo Alpitour è cambiato parecchio: l’azienda italiana è diventata un polo con 26 alberghi, di cui 5 stelle lusso, una flotta di 15 aerei con rotte di corto, medio e lungo raggio e un tour operator con un fatturato superiore ai 2 miliardi di euro.