Sanremo © GettyImages

Perché Sanremo è Sanremo? Alzi la mano chi non se lo è mai chiesto. Da 62 anni a questa parte è l’appuntamento fisso c0n la canzone italiana e nel tempo è – ovviamente – diventato l’emblema dei cambiamenti dei gusti musicali nel nostro Paese. Ma non solo.

Dapprima trasmesso solo via radio, grazie all’avvento della tv nel 1955 le sue immagini iniziano ad entrare nelle case degli italiani e poi in quelle di tutto il mondo. Merito dell’Eurovisione e dello sviluppo del web e dei social network, Sanremo ha poi cambiato volto accompagnando, anno dopo anno, la storia dell’Italia.

Inizialmente seguitissimo, il Festival della Canzone italiana era l’evento in grado di determinare i gusti musicali degli italiani e decidere ciò che sarebbe stato popolare o meno. Basti pensare che i “sempreverdi” del Festival di Sanremo, ovvero le canzoni che ancora oggi sono tra le più canticchiate, risalgono ai primi anni di “vita” di tale festival: era solo la seconda edizione quando Nilla Pizzi cantò “Vola colomba”, il 1955 quando Claudio Villa vinse con “Buongiorno tristezza” e il 1958 l’anno di Domenico Modugno con “Nel blu dipinto di blu“.

Negli anni Sessanta e Settanta le vendite dei dischi erano quindi molto condizionate dai festival canori, Sanremo in primis (ma dal 1964 anche Castrocaro per esempio, a cui si abbinano nomi quali Caselli e Mannoia, e più di recente Festivalbar: estivo, itinerante, condizionava le vendite e gli ascolti dei brani dai juke box).

Ma i più grandi successi del Festival di Sanremo, non sono sempre le canzoni vincitrici e 60 anni di storia della musica italiana lo dimostrano. Basti pensare a Rino Gaetano con “Gianna” nel 1978, oppure Vasco Rossi con “Vado al massimo”, e “Vita Spericolata” arrivato al penultimo posto nel 1983.

Adriano Celentano, Lucio Dalla, Mina, Lucio Battisti, Ornella Vanoni, Fabrizio De Andrè diventano poi famosi grazie a vere e proprie trasmissioni culto: i loro passaggi in televisione sono passati alla storia e fanno parte dell’immaginario collettivo.

L’avvento delle radio private-commerciali ha però cambiato le carte in tavola: le case discografiche hanno iniziato a condizionare sempre di più i nostri gusti musicali mentre Internet, Napster, i peer-to-peer, Myspace, iTunes hanno rivoluzionato il mercato, determinando anche la crisi del settore discografico. Solo i Talent (Amici e X Factor per esempio) lo hanno fatto un po’ rivivere, ma ora i gusti musicali degli italiani e i dischi che hanno successo sul mercato non sembrano passare più da Sanremo. Incoraggiato da un sistema mediatico votato al consumismo più sfrenato, il popolo italiano sembra essersi smarrito in termini di preferenze musicali: mentre i tour più attesi del 2012 sono quelli di Black Sabbath, Beach Boys e vecchie rockstar riscuotono il soldout ai loro concerti, sono di moda la musica tecno, pop, rap e dance in generale in quanto fonte di divertimento.

E chissà se anche il Festival di Sanremo tornerà a far divertire ancora, non solo per i presentatori e i comici che solcheranno il palco.