© GettyImages

Edoardo e Francesco Molinari

Il 2010 segna una svolta storica per il golf italiano. I successi dei nostri professionisti in campo internazionale e, contemporaneamente, il varo di una legge per “l’incentivazione alla costruzione di campi da golf”, hanno infatti posto le basi per trasformare lo sport riservato per tradizione a una ristretta élite non solo in uno sport popolare, ma anche in un concreto e potente motore dello sviluppo economico del Paese. La trasformazione in corso non sarebbe forse iniziata senza le vittorie dei fratelli Molinari. Edoardo e Francesco, per gli amici Dodo e Chicco, rispettivamente di 28 e 29 anni, negli ultimi dodici mesi hanno scalato tutte le classifiche entrando di diritto nell’gotha del golf mondiale. Alla fine dello scorso anno sono stati i protagonisti di un vero e proprio trionfo quando in Cina, sui campi del Mission Hills Golf Club, hanno vinto la World Cup portando per la prima volta nel nostro Paese il titolo iridato.
Dalla Cina al Galles, dalla Coppa del Mondo fino alla recentissima e trionfale 38esima edizione della Ryder Cup, hanno assicurando una straordinaria popolarità al golf, proiettando questo sport in una nuova dimensione. E in poco tempo i tesserati in Italia hanno superato le 100 mila unità, facendo emergere la necessità di un salto di qualità culturale per sfruttare il momento. Una necessità che non poteva passare inosservata al ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla.
Sul territorio nazionale esistono, infatti180 circoli con campi regolamentari dalle nove alle 36 buche, 43 impianti promozionali che offrono campi dalle 3 alle nove buche e 59 campi pratica. Numeri “ridicoli”, rispetto a quelli del panorama golfistico mondiale, le cui cifre indicano in 25 milioni i turisti golfisti (su un totale di 64 milioni di praticanti) per un settore che cresce senza battute d’arresto con una percentuale dell’8,1 annuo. Dopo la raccolta dei numeri, ecco il confronto con quanto accade all’estero. In Paesi come la Spagna e il Portogallo i ricavi legati all’indotto del golf (sviluppo immobiliare, alberghi, vacanze) sono quattro-cinque volte superiori a quelli diretti. Negli ultimi anni il governo spagnolo ha realizzato più di 120 campi da golf in Andalusia, creando sviluppo nella più depressa regione del Paese. In Francia, il giro d’affari è di un miliardo e mezzo di euro e il turismo golfistico francese genera, da solo, un volume d’affari quasi quattro volte superiore a quello italiano. «Perché, dunque, non dare impulso al golf anche in Italia?», si è chiesta la pasionaria del Pdl. «L’economia del Paese», – ha subito pensato il ministro del Turismo – , «trarrebbe notevoli benefici con un turista, di età media compresa tra i 45 e i 65 anni con adeguate possibilità economiche, che in Italia spende circa 90 euro al giorno (esclusi viaggi e alloggio) contro i 53,83 euro dei turisti non golfisti».

Ryder Cup i prossimi appuntamenti sognando la prima volta dell’evento in Italia
2012 Medinah Country Club, Illinois
2014 Pga Centenary Course, Scozia
2016 Hazeltine National Golf Club, Minnesota

Altri numeri, altre riflessioni. Il giro di affari in Europa per il golf è di circa 50 miliardi di euro e in Italia si aggira sui 350 milioni per introiti diretti, ossia per quelli cioè relativi unicamente alle attività del circolo golfistico. Quanto all’incremento dei posti di lavoro se si considera che in ognuno degli impianti di golf italiani vengono impiegate mediamente 33 persone e che in generale, in Europa, Medio Oriente e Africa, per ogni lavoratore diretto ce ne sono altri due indiretti che vivono grazie all’indotto, si stima che ogni nuovo campo da golf creerebbe in media 100 posti di lavoro. Senza contare quelli generati per realizzare i percorsi e le strutture ricettive annesse. Quanto basta per convincere il ministro Brambilla che dare impulso al golf avrebbe rappresentato un importante volano per l’economia, richiamando nel nostro Paese visitatori da tutto il mondo e favorendo così la ripresa economica e occupazionale di tutto l’indotto: dal settore alberghiero al circuito artistico e culturale, dal commercio all’artigianato, all’enogastronomia, mettendo al tempo stesso in moto imprese di costruzione e ristrutturazione edile per promuovere l’ambiente, il territorio e il paesaggio, che rappresenta la nostra più grande risorsa collettiva.

Quando la pallina buca lo schermo
Il golf si sta affrancando da quell’immagine di sport elitario che in Italia lo aveva sempre relegato a una ristretta cerchia di facoltosi appassionati. Lo dimostra anche il fatto che la Ryder cup è stato il primo programma televisivo nel nostro Paese a essere trasmesso in 3D. L’operazione, promossa da Sky, sarebbe potuta sembrare un azzardo, visto che per veder sfrecciare le palline sui green del Celtic Manor in tre dimensioni servivano un decoder HD e un televisore 3D, dispositivi che ancora pochi italiani posseggono. Ma se si considera che secondo una recente ricerca di Screen Digest il Belpaese sarà nel 2014 il mercato con più alta penetrazione di schermi 3D dopo Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Giappone, risulta chiaro che per essere protagonisti domani conviene cominciare a spianare la strada oggi.

Ed è così che proprio mentre i fratelli Molinari erano impegnati negli allenamenti per partecipare alla loro prima Ryder Cup, la sfida che ogni due anni mette di fronte i migliori giocatori d’America e d’Europa, la Brambilla ha ottenuto il sì del Consiglio dei ministri al suo ddl per «l’incentivazione alla costruzione dei campi da golf». La legge prevede un congruo supporto, sotto forma di incentivi statali, per la realizzazione di impianti da golf e per la costruzione delle strutture ricettive turistico-alberghiere collegate, con lo scopo dichiarato di «trasformare la pratica del golf da sport per sole elite a disciplina popolare, richiamare in Italia un ricercato turista d’elite e riconvertire aree industrialmente dismesse». Secondo il ddl, le Regioni promuovono l’individuazione e le procedure acceleratorie e di semplificazione amministrativa per consentire ai privati, che realizzino impianti golfistici rispettosi delle norme di tutela ambientale, culturale e paesaggistica, la possibilità di edificare anche strutture di ricezione turistica. I privati non potranno vendere tali strutture nei cinque anni successivi all’apertura del campo da golf. Poiché circa il 60% del territorio italiano è soggetto a qualche vincolo di edificabilità, lo Stato, ma solo per il campo da golf, concede alcune semplificazioni delle procedure amministrative per gli interventi sulle aree di tutela indiretta (previo parere favorevole della competente soprintendenza), le aree naturali protette (previo nulla osta dell’ente parco nazionale e dell’ente gestore delle aree marine protette) e le aree ricomprese nei piani di bacino idrografico (previo parere favorevole dell’Autorità di bacino) nonché l’applicazione della già vigente, per altri interventi di minor impatto, procedura semplificata laddove sia necessaria un’autorizzazione paesaggistica. Il provvedimento non comporta alcun onere per le casse dello Stato mentre, a regime, potrà produrre nuove entrate fiscali. E mentre la Federazione del golf plaude il ministro, Legambiente parte all’attacco: «Ma quale incentivo al turismo? Questo disegno di legge nasconde solo nuovi metri cubi di cemento da edificare, per giunta nelle aree di pregio del Paese», sostiene. Ma la Brambilla non si fa certo intimorire dagli ambientalisti: «Il golf è uno strumento eccezionale per destagionalizzare, perché il favore del nostro clima permette di giocare tutto l’anno. Inoltre, in un momento in cui c’è una sensibilizzazione sempre maggiore verso l’ambiente e la salute, il golf è vincente perché si gioca in mezzo alla natura», è stata la sua risposta. Ora, grazie alla “Legge Brambilla”, il sogno degli appassionati del green di organizzare in Italia la Ryder Cup potrebbe anche trasformarsi in realtà.

Presente, passato e futuro del golf tricolore
L’edizione 2010 della Ryder Cup ha fatto incontrare tre generazioni del golf italiano. Oltre ai fratelli Molinari, impegnati sul campo, c’erano infatti tra il pubblico Costantino Rocca, che ha vissuto negli anni ‘90 il suo periodo d’oro aggiundicandosi per ben cinque volte l’European tour, e Matteo Manassero, astro nascente - per non dire enfant prodige - del nostro golf. Il diciassettenne originario di Verona ha infatti imboccato la stessa strada di Rocca, vincendo a soli sei mesi dal suo ingresso nel mondo professionistico il torneo Masters in Spagna, imponendosi come il più giovane giocatore della storia ad aver dominato una competizione dell’European tour. Il futuro promette bene, visto che da quando è professionista, Manassero ha già vinto premi per un valore di oltre 640 mila euro ed è tra i primi 100 nel World ranking.

Certo, un’opportunità irrealizzabile a breve termine in quanto l’organizzazione di un trofeo di questo genere richiede strutture e investimenti multimilionari. La Ryder di oggi è infatti una delle manifestazioni sportive più seguite al mondo, che richiama un interesse planetario: al Celtic Manor sono 45 mila gli spettatori che ogni giorno varcano i cancelli. Poi bisogna trovare gli spazi per le varie strutture necessarie, l’hospitality, la sala stampa, il centro broadcasting. Insomma, un piccolo grande villaggio attorno alle 18 buche. Ma le basi per arrivare alla realizzazione di questo sogno ora ci sono. E forse un giorno Andrea Agnelli potrà esaudire il desiderio di organizzare nella sua Torino la sfida Usa-Europa. C’è tempo, comunque. Paesi che prima di noi hanno scoperto il business del golf sono da sempre in gara tra loro per aggiudicarsi il green della Ryder Cup. Infatti se tra due anni la Ryder Cup sarà ospitata dal Medinah Country Club dell’Illinois e l’edizione 2014 si terrà al PGA Centenary Course a Gleneagles in Scozia, mentre nel 2016 il torneo sarà di scena al Hazeltine National Golf Club a Chaska in Minnesota, la gara del 2018 è già contesa tra Spagna, Portogallo, Francia e Svezia.