Marco Cobianchi

Marco Cobianchi, giornalista economico di Panorama, ha scritto Bluff, perché gli economisti non hanno previsto la crisi e continuano a non capirci niente (Orme Editori), in libreria da qualche giorno. Nato a Milano nel 1966, è sposato e ha due figli

È in libreria da pochi giorni Bluff, perché gli economisti non hanno previsto la crisi e continuano a non capirci niente (Orme Editori). L’autore è Marco Cobianchi, giornalista economico del settimanale Panorama che ha riletto criticamente (e con grandi dosi di ironia) due anni (dal 2007 all’inizio del 2009) di editoriali, dichiarazioni, interviste e articoli scritti dai migliori economisti economici prima, durante e dopo la crisi. Ne esce un quadro impressionante pieno di errori, omissioni, contraddizioni, falsità. Pubblichiamo un estratto del terzo capitolo intitolato Crisi? Quale crisi?.

Da bluff
«Nell’esercito di coloro che hanno sbagliato (quasi) tutto una menzione d’onore spetta ad Alberto Alesina, uno dei commentatori di punta del quotidiano economico Il Sole 24Ore , autore di numerosi libri in coppia con un altro economista famoso, Francesco Giavazzi, seguitissimo editorialista del Corriere della Sera , capace, con un suo editoriale, di monopolizzare il dibattito politico per settimane. (…) Ora concentriamoci su quanto diceva Alesina, docente all’Università di Harvard a Cambridge. Facciamo il quadro: quando Alesina scrisse quello che tra poco leggerete, la crisi dei mutui subprime aveva già fatto diverse vittime in giro per il mondo: la banca Italease aveva già denunciato perdite per centinaia di milioni di euro in derivati, in America erano già fallite una dozzina di società immobiliari tra le quali la New Century Financial, HomeBanc e l’American Home Mortgage, la Bnp Paribas aveva congelato tre suoi fondi e la Dws, del gruppo Deutsche Bank, aveva annunciato una perdita, solo ad agosto, di 500 milioni. Bene: con questo quadretto sotto gli occhi Alesina trotterellava nel bosco dell’ottimismo: “Non ci sarà nessuna crisi del 1929 come dice Tremonti: quella in atto è una correzione come ce ne sono state altre, e le Banche centrali stanno reagendo in maniera appropriata. Inoltre, anche se non è possibile prevederne l’andamento giorno per giorno, i mercati quando scendono, scendono in fretta, perciò non mi stupirei se fossimo già vicino alla fine della caduta. No, non vedo in arrivo lo scoppio di una bolla come quella della New economy. I mercati hanno i loro alti e bassi, le pause sono fisiologiche. Ultimamente si era esagerato un po’ a prestare denaro grazie a tassi d’interesse troppo bassi, ora è in atto una forte correzione, tutto qui” (La Stampa , 20/8/2007). Cioè: non solo non ha previsto la crisi, ma si è lanciato nella previsione che non ci sarebbe stata. Non contento, un mese dopo, mentre intorno le banche venivano giù come mele marce, ha aggiunto: “Finora non è accaduto nulla di catastrofico, né a mio parere accadrà. È straordinariamente difficile prevedere quali saranno le conseguenze sulla crescita dell’instabilità dei mercati iniziata in agosto. Nessuno sa bene che cosa succederà nei prossimi mesi. Quasi sicuramente nulla di disastroso” (Il Sole 24 Ore , 27/09/2007). Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. Forse, adesso, lo sa anche Alesina. Ma non basta. L’economista che insegna ad Harvard è riuscito a negare l’evidenza fino addirittura al maggio del 2008 quando non sembrava davvero più possibile non vedere il disastro che la finanza “derivata” aveva già provocato. Impossibile per tutti, ma non per Alesina che, imperterrito, scriveva: “La sorpresa (...) sembra essere quella di un’economia reale che sta reggendo bene, sia negli Stati Uniti sia in Europa, nonostante allo shock petrolifero si sia aggiunta la crisi finanziaria nata dai mutui subprime” (Il Sole 24 Ore , 10/5/2008). Fantastico, vero? In soccorso alle teorie di Alesina è corsa Lucrezia Reichlin, un passato alla Banca d’Italia, per 4 anni direttore della ricerca economica alla Bce e attualmente professore alla London Business School: “Storicamente, non tutti gli episodi di crisi finanziaria e bancaria si sono tramutati in recessione. Non c’è nulla di meccanico nella relazione tra ciclo finanziario e ciclo reale. Per esempio, nel 1998, sulla scia del fallimento del hedge fund Ltcm, la Borsa crollò del 20% negli Stati Uniti e del 35% in Europa, ma non ci fu recessione. Una recente ricerca del Fmi mostra che su 113 crisi finanziarie 29 sono state seguite da un rallentamento e altre 29 da una recessione. Di queste ultime, solo 17 erano associate a una crisi bancaria” (Il Sole 24 Ore , 15/10/2008).
In quanto a previsioni sbagliate non scherzano nemmeno Tito Boeri e Luigi Guiso. Il primo è professore ordinario alla facoltà di Economia in Bocconi, direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti e responsabile scientifico del festival dell’economia di Trento, il secondo è professore di Economia all’European University Institute di Firenze. I due, nell’agosto del 2007, hanno declamato la loro fede e hanno invitato il mondo a fidarsi di loro: “In questa crisi c’è da aver paura della paura: aspettative irrazionali possono scatenare spinte ribassiste che fanno avverare le profezie più pessimistiche” (La Repubblica , 22/08/2007). Insomma, sembrano dire a politici, a giornalisti e a tutti quelli che non la pensano come loro: se insistete a dire che arriva la crisi, alla fine la crisi arriva. Si tratta della ben nota teoria delle previsioni che si auto avverano usata con eleganza anche da un altro economista per spiegare il crollo dell’economia mondiale. Più avanti vedremo. E poi, hanno aggiunto Boeri e Guiso, questa crisi non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella del ’29 perché oggi c’è una “economia mondiale che continua a crescere a tassi molto sostenuti e con le banche centrali che hanno finora assolto al loro ruolo. Il vero fattore in comune con la Grande Depressione è l’epicentro della crisi: gli Stati Uniti”. Meglio tacere quindi? Assolutamente sì: “Non gettiamo oggi, come tante volte in passato, i semi della crisi futura con una reazione eccessiva alla crisi corrente” (La Repubblica , 22/08/2007) Wow! Spunta finalmente la parola “crisi”. Ma per dire che è poca e lamentarsi è peggio».