© Thinkstock/iStock/Zonia71

Come funziona il collezionismo di orologi meccanici di alta gamma? Quali sono le motivazioni e i gusti dei grandi collezionisti italiani? E quali consigli danno gli esperti a chi sta valutando di allacciarsi al polso uno o più orologi di pregio? Va subito detto che il mondo del collezionismo è variegato. C’è chi predilige una sola marca o dei complicati di una sola casa, quello dei contemporanei, dei vintage o di entrambi. In ogni caso, avverte Umberto Verga – rappresentante della terza generazione delle orologerie Luigi Verga (80 anni di storia e tre punti vendita nel cuore di Milano) – uno dei fornitori e consulenti privilegiati dei grandi appassionati italiani: «Rapportarsi con il collezionista è sempre complicato perché i risvolti sono molteplici, al limite del maniacale. Il “tipo” più completo è forse l’appassionato che acquista tutto, dall’orologio da 1.500 euro al pluricomplicato, in funzione di ciò che gli piace. Per quanto riguarda la nostra realtà abbiamo cinque collezionisti che possono avere anche più di 150 orologi importanti, ma lo “zoccolo duro” sono i clienti con raccolte da dieci a 20 pezzi. Sono tutti molto competenti e loro stessi diventano un po’ commercianti perché si scambiano i modelli tra loro».

GLI ESTIMATORI DI DOMANI
Per il mercato delle lancette che fanno tic tac, le giovani generazioni sono di fondamentale importanza, come spiega Franco Cologni, uno dei grandi manager dell’orologeria mondiale, che ha contribuito a posizionare il Gruppo Richemont al vertice del settore e attualmente è presidente del comitato culturale della Fondation de la Haute Horlogerie di Ginevra. «I giovani hanno una loro idea di alta orologeria e di vero lusso, che dovremmo imparare a comprendere. Le aspettative e le speranze di queste generazioni sono profondamente diverse dalle nostre: il loro è un mondo interattivo, relazionale, composto da reti. Non hanno un ruolo passivo. I temi su cui riflettere, per meglio focalizzarsi sui rapporti tra lusso, orologeria e clienti di domani, a mio avviso sono quattro: educazione, motivazione, interazione e ascensione». Nello specifico, «educazione significa informazione, conoscenza ed esperienza. Investire in cultura ed educazione a livello internazionale permette di creare basi più solide alla comprensione degli autentici beni di lusso, che sono fortemente “culturali” nel loro contenuto. Per motivazione intendo l’importanza di comprendere la nuova concezione del successo, i contemporanei standard del desiderio. I giovani devono avvicinarsi, amare e ricercare i nostri valori, affinché diventino una misura del loro apparire e del loro essere. Per quanto riguarda l’interazione, considerare i clienti di domani non come destinatari, ma come partner di un dialogo è una rivoluzione profonda. Mentre per ascensione mi riferisco al fatto che i giovani hanno bisogno di scoprire il valore e la bellezza dell’oggetto- orologio, che è testimonianza di un prestigio desiderato e richiesto. I valori e la bellezza determinano la differenza e l’identità, che li porterà a essere “persona”, riconoscibile e unica, e quindi ad “ascendere” verso una migliore concezione di sé».

CLICCA SUGLI OROLOGI PER LE SCHEDE PRODOTTO

PROPRIETARI IN INCOGNITO
Andiamo a conoscere due collezioni milionarie, i cui proprietari hanno chiesto di mantenere l’anonimato (per scongiurare le attenzioni dei malintenzionati). Iniziamo da una collezione “senza freni”: questo appassionato – un imprenditore quarantenne tanto fortunato economicamente quanto preparato tecnicamente in materia – non si pone limiti di spesa e ha un “parco” di 25 grandi complicazioni, comprese diverse sontuose ripetizioni minuti. È un collezionista di auto classiche e antiche e di arte visiva e prima del 2008 non si era mai interessato di orologi. Poi, è esplosa la passione che nei primi due anni lo ha spinto a un acquisto al mese, in crescita verticale per complicazioni e costi. È diventato un lettore accanito, un frequentatore di forum specializzati e amico di altri collezionisti, acquisendo una reale conoscenza dei prodotti e una consapevolezza tale da generare una sorta di colpo di scena: «Fuori dal marketing, la reale conoscenza del prodotto mi ha fatto vendere una decina di orologi acquistati all’inizio, con un relativo “bagno di sangue” economico che mi fa ancora venire i brividi». Due le componenti imprescindibili: la qualità del movimento per tecnica e finiture e la serietà della casa, intesa come poca strategia di comunicazione e molta sostanza di contenuti. Per fare qualche nome, questo collezionista è innamorato di tre capolavori di François- Paul Journe (maestro orologiaio che si fregia di conoscere personalmente): il Souveraine Répétition Minutes, il Vagabondage II e il Chronomètre à Résonance. Adora poi la produzione di Giulio Papi, orologiaio a capo del laboratorio di altissima gamma di Audemars Piguet, di cui indossa il Jules Audemars Ripetizione minuti e calendario perpetuo. E ama anche A. Lange & Soehne, avendo un Tourbillon, lo Zeitwerk, il Double Split e il Datograph. «In genere apprezzo l’artigianalità di chi non cerca consenso, ma segue un suo percorso coerente, come fanno, per esempio, anche Urwerk, la MB&F di Maximilian Büsser e De Bethune. Ma non disdegno il vintage, avendo un Perpetuo di Patek Philippe del 1947 e diversi orologi da tasca». Il collezionismo è una forma d’investimento? «Consiglio ben altro in questo senso. È una passione, si è spinti dal desiderio di comprare il prossimo orologio, dal privilegio di relazionarsi con venditori di fiducia per un’esperienza di acquisto completa, visitando la manifattura e magari conoscendo chi lo ha prodotto, non tenendo gli orologi in cassaforte ma – come nel mio caso – portandone uno al polso e un altro in tasca per alternarli durante la giornata. Con il sogno di un impegno attivo, rilevando un marchio. Insieme ad altri ci ho fatto un pensiero tempo fa. Parliamo di un investimento di circa 15 milioni di euro senza immaginare un rientro nel breve periodo. Servono idee forti sul prodotto. Vedremo».

SENZA TROPPE COMPLICAZIONI
Idee chiare e ben precise le ha anche il secondo collezionista che incontriamo - un imprenditore sessantenne italiano che da un decennio vive a Londra - e che possiede svariate decine di Patek Philippe, contemporanei e vintage, e poi una dozzina di altri marchi, con un solo modello per brand: tutti complicati oppure, se “solo tempo”, con caratteristiche d’avanguardia per l’utilizzo di materiali innovativi. È questo il trait d’union della sua collezione. «Questa è la regola che mi sono dato. L’altra è che non acquisto orologi più complicati dei cronografi con calendario perpetuo, per calmierare la spesa». Per capire il tetto massimo di budget per singolo modello, prendiamo a esempio l’ultimo Patek Philippe Crono-Perpetuo presentato a Basilea 2015, la Referenza 5270, con un prezzo di listino di 146 mila euro. Questo appassionato ama i modelli contemporanei e predilige l’aspetto estetico a quello meccanico. «Può capitare che mi emozioni di più di fronte a un orologio da 10 mila euro rispetto a uno da 100 mila. Compro solo orologi che mi piacciono – può sembrare una ovvietà, ma le assicuro che per tanti collezionisti non è così – da almeno cinque venditori che sono diventati anche dei cari amici. I miei orologi li porto tutti».
Entrambi sono d’accordo sul fatto che nel collezionismo odierno ci sia troppa speculazione e l’idea del guadagno – o del non rimetterci troppo – vada a prevaricare la passione. Nel senso che il 95% dei collezionisti italiani, a tutti i livelli, compra quasi esclusivamente Rolex e, sull’altissimo di gamma, Patek Philippe, pensando solo alla rivendibilità. All’estero è diverso, con molti più marchi collezionati. Tutti gli esperti – collezionisti e addetti ai lavori – che abbiamo intervistato sono concordi nel dispensare questo consiglio, che vale sia per il collezionismo che per la vita in generale: inseguite soltanto ciò che vi emoziona.