Vini e territorio: legame indissolubile

Un’immagine dei vigneti di Cantina Kaltern, in Alto Adige, che si fregia del il sigillo di viticoltura sostenibile Fair’n Green

Se è stato centrale nel 2020, il tema della sostenibilità lo è stato in tutte le istanze dei consumatori del vino nel 2021 e lo sarà ancora di più per il 2022. Il vino è la punta di diamante qualitativa e rappresenta l’avanguardia tecnica per tutto il comparto agricolo italiano. È qui che si investe e si guarda a come mettere in pratica un’agronomia sostenibile, perché è il comparto dove la filosofia del prodotto legato al territorio è più radicata. La parola “territorio”, in ambito enologico, traduce l’iconico termine terroir francese che lega il lavoro dell’uomo al suolo, al microclima, ai vitigni e alle condizioni storiche che rendono unico un vino: preservarlo in maniera sostenibile è un investimento fondamentale. Un investimento a lungo termine che necessita di cure costanti, perché la perdita di carattere di un vino, del suo gusto e del suo profumo sono danni quasi irreparabili sul mercato. Anche per questo in Italia lo scorso giugno è stato firmato un provvedimento del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per la sostenibilità vitivinicola, frutto di una sintesi tra gli attuali protocolli pubblici e privati, con tanto di comitato incaricato di gestire il monitoraggio.

Già in regola e anzi al passo delle migliori esperienze europee è l’Alto Adige, dove la sensibilità green di matrice tedesca ha fatto molta presa, come dimostra il Fair’n Green, il sigillo di viticoltura sostenibile di cui si può fregiare la Cantina Kaltern di Caldaro, la più grande della regione.
Strettamente collegato alla sostenibilità è poi il tema della biodiversità, un altro elemento cardine della particolarità del gusto del vino, che necessita di ambienti “biodiversi” per rendersi unico. A tal proposito la Tenuta San Leonardo è stata certificata “amica della biodiversità” dall’associazione BWA non solo per la cura dei vigneti, ma anche per l’orto, la collezione di rose antiche e la produzione di miele della tenuta.

Tanti gli stimoli in Sicilia sul tema e molti gli spunti di riflessione da Tasca d’Almerita, che ha provocatoriamente presentato un rapporto di “insostenibilità”, a sottolineare come ci siano alcuni aspetti della viticoltura incompatibili allo stato attuale della tecnica con l’ambiente come il consumo di gasolio agricolo, i legacci di plastica nei vigneti e ovviamente il trasporto delle bottiglie sia vuote che piene. A parte questi pochi elementi al di fuori del proprio controllo, l’azienda è tra le più attente e impegnate su questo fronte al mondo e non a caso è stata inserita tra le pochissime (24 al mondo!) degne del Robert Parker Green Emblem.

vini

Da sinistra: il Modus Primo di Ruffino, che ha esteso il concetto di sostenibilità in senso sociale; l’Animante di Barone Pizzini, da sempre all’avanguardia sul tema ambientale; il Saruné di Toso, che ha ricevuto il Sustainability Award; la Cuvée Prestige 44esima edizione di Ca’ Del Bosco, che produce solo vini 100% bio

In Toscana Ruffino, con l’iniziativa Ruffino Cares, ha esteso il concetto di sostenibilità in senso sociale includendo azioni di women empowerement , di assistenza alimentare di vicinato e raccolte fondi per terapie intensive e cure di bambini con patologie oncologiche.

A livello di consorzio, quello più avanti e più sensibile al tema si sta dimostrando la Franciacorta, prossimo al 70% di ettari in biologico grazie anche alla guida di Silvano Brescianini, che con la sua Barone Pizzini è sempre stato all’avanguardia sul tema. Sul territorio non si sono mai fermate le ricerche in collaborazione con l’università di Brescia, Milano, Padova e San Michele all’Adige, l’impronta carbonica della produzione è tra le più controllate al mondo ed è stata all’avanguardia nella stesura di un regolamento sull’uso dei fitofarmaci ben più stringente di altri sostenibili. Al tema della terra è dedicata una intera puntata del podcast all star appena uscito di Ca’ del Bosco (che produce solo vini bio al 100%) con le voci di Martina Colombari e Pierfrancesco Favino, a rimarcare come i prodotti più iconici della Docg siano legati a doppio filo con la sostenibilità del territorio.

A Nord Ovest, nelle Langhe, troviamo a Cossano Belbo la Toso, che ha ricevuto il Sustainability Award secondo Forbes , nella classifica stilata da Credit Suisse e Kon Group, grazie ai risparmi energetici tra caldaie e biomasse, impianti fotovoltaici e magazzini con navette robotizzate elettriche.

A valle dell’uva troviamo poi quasi sempre la distillazione in acqueviti. Nel settore ha fatto notizia il primo bilancio di sostenibilità di una distilleria, la Bonollo di Padova, che vede i vinaccioli riutilizzati per ricavarne un olio alimentare e le bucce di vinaccia come fonte di energia rinnovabile per produrre il vapore per la distillazione. Non solo. I residui liquidi della distillazione consentono di ottenere biogas che, trasformato in energia elettrica e ceduto alla rete di distribuzione nazionale, rende l’intera distilleria quasi totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico