Gli italiani preferiscono i team multigenerazionali, ma non vogliono un capo più giovane

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Team multigenerazionali. È così che preferisce lavorare la maggioranza degli italiani. Il 92% ritiene infatti che la collaborazione fra persone di età anche molto diversa possa portare soluzioni innovative, mentre quasi otto su dieci (79%) credono che sia un vantaggio sia per i lavoratori più giovani sia per i più esperti. Ma quando si parla di scegliere il proprio capo, sette lavoratori su dieci non vogliono un superiore più giovane: in pratica, anche se l’85% dichiara che in un capo la capacità di ispirare e motivare è più importante dell’età, resiste la mentalità tradizionale che associa l’autorevolezza e la competenza alla maggiore anzianità. Sono solo alcuni dei dati emersi dal Randstad Workmonitor, indagine condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 400 lavoratori di età compresa fra 18 e 65 anni per ogni nazione.

Cambia lo stile di comunicazione

La principale differenza che si riscontra in un ambiente di lavoro multi-generazionale, secondo quasi tre dipendenti su quattro (73%), riguarda lo stile di comunicazione. Oltre un quarto dei lavoratori (26%), infatti, rileva difficoltà di comunicazione con colleghi che non appartengono alla propria generazione, percentuale che sale al 32% fra i giovani sotto i 35 anni. A differenziare i lavoratori più giovani da quelli più senior è anche l’attitudine a connettersi con i colleghi attraverso i social media: lo fa il 73% degli under 35 contro il 56% della media. Quasi la metà dei lavoratori più giovani stringe “relazioni social” anche con i diretti superiori (44%), mentre la percentuale è decisamente più ridotta se si considerano tutte le fasce di età (30%).

Più giovani, meno fiducia

Paradossalmente sono i dipendenti più giovani a mostrarsi meno fiduciosi nelle potenzialità dei team misti, con un apprezzamento meno deciso sia rispetto ai colleghi italiani più adulti sia dei coetanei stranieri: il 78% dei 18-34enni guarda positivamente ad ambienti di lavoro intergenerazionali, contro l’86% degli over 35 e dei loro coetanei stranieri, mentre la forbice fra i giovani italiani convinti che la collaborazione con lavoratori non coetanei porti vantaggi reciproci (73%) e i loro omologhi stranieri (85%) o i lavoratori più senior (82%) è ancora più ampia.
E sono sempre i più giovani, a sorpresa, il segmento più legato a una visione tradizionale e gerarchica dei rapporti fra dipendenti e manager in azienda: il 78% degli italiani fra i 18 e i 34 anni preferisce un capo con maggior anzianità di servizio (+11% rispetto alla fascia più adulta) e solo il 19% vorrebbe un diretto superiore più giovane, contro il 31% della media globale dei lavoratori meno esperti. Considerando tutte le fasce anagrafiche, il 70% del campione predilige un diretto superiore coetaneo o più anziano (contro il 69% della media globale), un valore tra i più alti in Europa, insieme alla Spagna (70%) e superato solo da Regno Unito (75%) e Grecia (82%)