record neet italia

I giovani italiani hanno buttato la spugna. Perché se il fenomeno dei Neet (not in Education, Employment or Training) è in crescita in tutta Europa, in Italia tocca cifre da record. Poche opportunità, retribuzioni in costante calo e sicurezze che non ci sono più: così i "bamboccioni" nell'Ue hanno toccato l'11,5%, mentre in Italia raggiungono addirittura quota 19,9%. A dirlo sono i dati dell'indagine 2017 sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde), pubblicata dalla Commissione europea. Eppure dal 2013 a oggi in tutta l'Ue sono stati creati 10 milioni di nuovi posti di lavoro, con l'occupazione che ha raggiunto il 71,1% della popolazione tra i 20 e i 64 anni, il livello più alto mai toccato. Nel frattempo la disoccupazione è tornata all'8,5%, non lontana dal 7% pre-crisi. 

 IN ITALIA RECORD DI NEET

Il problema è la qualità del lavoro che viene offerto agli under 30: contratti temporanei, copertura previdenziale parziale, contribuzione saltuaria con pesanti effetti sulla pensione. Il 15% dei lavoratori tra i 15 e 39 anni ha un contratto atipici (nel Regno Unito appena il 5%). In generale, anche chi ha un lavoro stabile deve accontentarsi di retribuzioni molto più basse dei colleghi anziani, in alcuni casi addirittura del 60%. L'Italia è nelle top 10 delle differenze, insieme a Grecia, Francia, Slovenia, Paesi Bassi, Portogallo, Austria, Italia e Cipro. «Tali differenze possono riflettere sia produttività diverse (per l'esperienza e le competenze acquisite), sia divari nel potere contrattuale», scrive la Commissione.