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Le aziende tricolori sono ancora impegnate a fronteggiare la recessione economica, ma i loro manager sembrano più ottimisti riguardo al futuro, almeno per quanto riguarda le possibilità di un aumento retributivo: lo ritengono probabile il 59,1% dei dirigenti contro il 40,3% del 2012. Un dato superiore rispetto alla media europea, che si ferma al 49%. È uno dei risultati dell’indagine condotta da Nga Human Resources e presentata in occasione dell’ultimo Forum delle risorse umane, tenutosi a Piazza Affari (Milano) a fine 2013. Analisi confermata anche da un altro dato: se l’anno precedente il 63% dei colletti bianchi riteneva che tutti i livelli fossero stati colpiti in qualche misura dalla contrazione retributiva, negli ultimi 12 mesi questo dato è sceso al 40,9%. Al contrario, sale dall’11% al 25% il numero di coloro secondo i quali a subire maggiormente i contraccolpi salariali sono i livelli junior. Altro elemento in controtendenza rispetto al resto del Vecchio Continente, dove ben il 62,7% degli intervistati ha dichiarato che tutti i livelli sono stati in qualche modo colpiti. «I manager hanno maggiori competenze e hanno speso il proprio potere contrattuale per avere dei benefici nonostante il periodo di crisi: ciò giustifica il loro ottimismo», commenta Luca Saracino, Southern Europe and Latin America President di Nga Human Resources. «I junior invece, che in Italia generalmente godono anche di minori tutele contrattuali, non potendo far valere un pari peso aziendale, si sono trovati in maggiore difficoltà». Tuttavia, contrariamente a quanto avviene Italia, i dirigenti in Europa sono mediamente più soddisfatti del loro posto e rimangono più volentieri nella loro posizione: il numero di coloro che non intendono cercare nuove opportunità raggiunge il 60,1% contro il misero 36,6% totalizzato nella Penisola.