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La proposta del fondo sovrano norvegese prevede di retribuire i manager con azioni inalienabili per cinque o dieci anni © Pixabay/Alexas_Fotos

Il fondo sovrano norvegese lancia una battaglia "etica" per avere paghe più eque per i manager globali. Attenzione, stiamo parlando del più grande fondo al mondo con mille miliardi di dollari di asset piazzati in tutto il mondo. Non è la prima virata nel mondo degli affari per il tesoro del Paese scandinavo che ha già annunciato il disinvestimento totale nel petrolio

Il fondo sovrano norvegese: "Paghe eque per i manager"

La nuova battaglia del fondo sovrano norvegese contro i bonus eccessivi per i manager è partita lo scorso aprile con la bocciatura degli schemi di retribuzione dei vertici delle aziende partecipate. Troppe opacità e cifre sproporzionate, nella valutazione del Comitato etico che guida il fondo. In particolare, pesano le bocciatura in Alphabet (Google), nella società di trivellazione offshore Noble Corp. e in Liberty Global, la media company che ha da poco rilevato la Formula 1. 

Ricchi col petrolio, ma addio petrolio

Il fondo sovrano norvegese ha accumulato un patrimonio immenso grazie al petrolio del Paese nordico, raggiungendo mille miliardi di valore e l'1,5% di tutte le azioni quotate. In pratica, la Norvegia è presente in circa 9 mila società estere. Tra le linee guida che muovono la gestione dei capitali ci sono i diritti umani e le problematiche ambientali, ma soprattutto l'etica. Così le prime società a perdere gli investimenti scandinavi sono state quelle di tabacco e armi, poi appunto il petrolio. 

Risultati a lungo termine

In più, il fondo spinge per la divisione dei ruoli tra presidenti e amministratori delegati e l'introduzione di modalità di pagamento che preveda la retribuzione dei manager con azioni inalienabili per cinque o dieci anni (e in massima trasparenza). Sarebbe un modo per collegare davvero il comportamento dei dirigenti ai risultati di lungo termine. Ricorrente anche il richiamo alla trasparenza: i pacchetti di remunerazione devono essere semplici e trasparenti. A dare l'esempio è lo stesso fondo, che offre paghe in linea con la concorrenza ma non da market leader: così l'a.d. Yngve Slyngstad nel 2016 ha ricevuto appena 810 mila dollari, molto meno di tanti banchieri salvati dalla Ue.