Leonardo Del Vecchio © LaPresse

Vallo a capire quel geniaccio di Leonardo Del Vecchio: due anni fa ha ripreso il comando della sua Luxottica, il maggior gruppo mondiale dell’occhialeria, mandando a casa l’a.d. Adil Khan, appena subentrato allo storico Andrea Guerra. «Luxottica rappresenta 50 anni della mia vita e sento il dovere di tornare per sistemare», diceva. Poi a distanza di due anni vende tutto ai francesi di Essilor. Un attimo: vende o compra? L’operazione Luxottica-Essilor è stata una fusione a tutti gli effetti tra due giganti: il primo, numero uno mondiale nel settore montature e quinto gruppo per capitalizzazione a Piazza Affari, il secondo, leader francese nel settore delle lenti, con tassi di crescita stupefacenti. Chi ha comprato chi? Sarà una società di diritto francese con sede a Parigi e quotata sulla Borsa parigina, ma il patron di Luxottica rimane presidente e a.d. mentre il suo omologo francese solo “vice”. Da un punto di vista tecnico sono i francesi che hanno comprato Luxottica, offrendo 0,461 azioni in cambio di una del gruppo italiano, ma al timone c’è Del Vecchio, primo azionista perché Essilor è una public company priva di un socio forte. Inoltre la fusione ha risolto il rebus della successione interna a Luxottica: Del Vecchio, classe ‘35, ha avuto sei figli da tre mogli ma non li ha mai voluti in azienda. Nel 2014 ha ridistribuito le azioni della Delfin, sua holding lussemburghese, tra tutti i discendenti assegnando a ciascuno il 12,5% del capitale. Così, quando non ci sarà più, i figli saranno costretti a prendere decisioni all’unanimità per dirigere l’azienda. Il matrimonio con i francesi fa entrare nuovi azionisti privi di legami di parentela con il fondatore e facilita quindi la governance. Alla fine chi ha vinto? Forse nessuno dei due. Anzi no: è la rivincita dei manager. Del Vecchio ha sempre mostrato difficoltà nel trattenere il top management, con due Ceo “dimissionari” nel 2014. Inoltre, prima della fusione, ha quasi azzerato le sue prime linee.

«Si tende a dare sempre più importanza ai manager che gestiscono le società», ha detto Del Vecchio a fine 2016 al Corriere della Sera , in concomitanza con il suo rientro in azienda, «ma ciò che conta veramente sono le idee, la visione imprenditoriale, la capacità di guardare lontano e proiettare l’azienda in avanti. È questo che trasforma un’azienda in una realtà di successo, leader dei mercati. Il manager si concentra sulle tecniche di gestione e sulla sofisticazione delle organizzazioni e a volte si dimentica di chiedersi semplicemente se il prodotto che fa è buono o cattivo, se lo si può fare meglio o diverso, se c’è un modo migliore di servire i clienti o di parlare con loro. Queste sono le domande che mi ponevo 50 anni fa senza aver studiato e aver fatto l’università, e sono le stesse che pongo ogni giorno ai miei manager in azienda». È la riflessione che Business People ha sottoposto a manager, imprenditori e professori.

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