Intelligenza artificiale: nel 2020 ci sarà la svolta, parola di Ibm

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Il 2020 sarà l’anno dell’intelligenza artificiale. A dirlo il rapporto internazionale di IBM “From Roadblock to Scale: The Global Sprint Towards AI” dedicato agli sviluppi tecnologici più recenti in questo settore, secondo cui entro i prossimi 18-24 mesi la stragrande maggioranza delle aziende, fino al 90%, adotterà soluzioni di intelligenza artificiale. L’uomo, però, non sarà surclassato: i metodi di estrazione matematica e statistica affiancheranno i lavoratori e li aiuteranno ad automatizzare, velocizzare e ottimizzare determinati processi, ma non li sostituiranno. Le imprese sembrano averlo capito: 9 su 10 aziende prevedono di utilizzare questa tecnologia entro i prossimi due anni perché la ritengono un facilitatore, uno strumento che si adatta a tutti i processi aziendali, li unisce e li velocizza. In particolar modo, l’intelligenza artificiale è considerata preziosa per la sicurezza: il 36% del campione la usa proprio per aumentare la sicurezza dei dati.

L’intelligenza artificiale sarà protagonista anche in Italia? Sì. Nel nostro Paese “le aziende sono passate dal chiedere cos’è a come applicarla al proprio contesto. Si tratta di una tecnologia così versatile, che si può addestrare a fare qualunque cosa” ha spiegato all’Agi Walter Aglietti, direttore Laboratorio Software IBM Italia. Secondo l’indagine di IBM, l’83% delle imprese italiane sta già investendo nell’intelligenza artificiale, avendone compreso appieno l’utilità. Non mancano però alcune criticità. La maggiore? La frammentazione, elevatissima, dei dati e delle infrastrutture. Seguita dalla mancanza di competenze digitali e dal tipo di tessuto stesso del nostro sistema produttivo, costituito perlopiù da PMI.