L’Italia che scompare sotto il cemento

Ogni giorno 75 ettari di superficie erosi dalle costruzioni. Il rapporto shock del Fai e WWF sul consumo del suolo nel nostro Paese

«Là dove c’era l’erba ora c’è una città, e quella casa in mezzo al verde ormai, dove sarà?». Si domandava questo Adriano Celentano nel lontano 1965 nella sua Il ragazzo della via Gluck. Mezzo secolo dopo il problema della cementificazione e della crescita delle aree urbane a scapito del verde è tutt’altro che risolto, anzi. A lanciare oggi un nuovo allarme il dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” di Fai (Fondo per l’ambiente italiano) e WWF. Una fotografia più che mai grigia, nella quale l’Italia risulta ogni giorno di più «erosa dalle lobby del cemento e del mattone». Un’avanzata inesorabile quella del cemento che oggi «fagocita per sempre, al ritmo di 75 ettari al giorno, tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale».Secondo il Dossier, «nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600mila ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ettari al giorno, raffigurabile come un quadrato di 6400 kmq». La stima, emerge da un’indagine condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale, secondo cui «l’area urbana in Italia negli ultimi 50 anni si è moltiplicata, secondo i dati ufficiali, di 3,5 volte ed è aumentata, dagli anni ’50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari: oltre 33 ettari al giorno e 366,65 mq a persona con valori medi oltre il 300% e picchi di incremento fino al 1100% in alcune regioni». Resta la piaga dell’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi «ha ferito il territorio» con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003). Il risultato di questa cementificazione selvaggia è un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% come “vulnerabile”.

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