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Sostenibilità

In volo sul tappeto di Iqbal

Nel difficile rione Napoletano Barra, la Onlus presieduta da Giovanni Savino ogni giorno coinvolge e aggrega 40 minori attraverso il circo di strada. Trampoli e giocoleria li strappano a disagi familiari e malavita locale. E ora “i pagliacci” hanno un nuovo sogno: aprire un ristorante etico

M. ha sette anni, è orfano di madre e fatica a concentrarsi quando fa i compiti. La giocoleria, attraverso esercizi con cerchi e palline, gli ha insegnato a mantenere alto il livello di attenzione. Poi c’è S., un ragazzo molto timido preso di mira dal branco per le sue orecchie a sventola: quando si esibisce come clown, però, gli altri ridono grazie a lui, e non di lui. C. ha 12 anni e l’altezza di un bimbo di sette; eppure, sui trampoli, si sente inarrivabile come un gigante. Sono alcuni dei giovani del quartiere napoletano Barra, che la cooperativa sociale Il tappeto di Iqbal affianca nel difficile percorso di crescita. Ma che, soprattutto, ha strappato alla camorra e a contesti familiari disagiati attraverso la pedagogia circense. La onlus, presieduta dal 2010 da Giovanni Savino e con sette ragazzi sottratti alla malavita ed entrati nella compagine sociale, opera quotidianamente in una zona della cosiddetta “Terra dei fuochi”, colpita dal degrado e minata da alti tassi di criminalità, dispersione scolastica e sfruttamento del lavoro minorile. Ogni giorno gli artisti di strada avvicinano e coinvolgono una quarantina di minori a rischio, mostrando loro, attraverso clownerie e arti circensi, che sono possibili interazioni umane basate sulla fiducia e sul rispetto reciproci. Il tappeto di Iqbal, scelto per rappresentare l’Italia nella sezione Cittadinanza Critica alla European Youth Week 2013, nel frattempo deve far fronte a un’altra urgenza: a dicembre, infatti, dovrà lasciare la sua sede attuale, la palestra Salvemini di Barra, in seguito alla dismissione del plesso da parte dell’istituto scolastico che lo gestiva e alla sua riconsegna al Comune di Napoli, che non l’ha destinato all’associazione malgrado numerosi appelli e proposte.

Giovanni e suo fratello Bruno, a sua volta operatore sociale e presidente della cooperativa Inlusio dedicata all’assistenza all’infanzia, si stanno mobilitando in cerca di donazioni di privati e di aziende «per dar vita a un nuovo progetto che crei sinergia tra profit e non profit, dando così un lavoro dignitoso ai nostri membri e permettendo a questi di proseguire l’opera educativa e artistica nel quartiere». L’idea è dunque di avviare un ristorante, I pagliacci di Iqbal: al mattino un caffè letterario e al pomeriggio sede di convegni, workshop, artiterapie, con una cucina all’insegna del consumo etico e sociale. Il 20% dei ricavi sarà devoluto alle cooperative per proseguire il lavoro di recupero e riscatto nel rione napoletano. «Abbiamo già identificato il locale, alle pendici del Vesuvio, e siamo in trattative col proprietario».

Tra le pratiche iniziali, i lavori di ristrutturazione e i macchinari necessari occorrono oltre 50 mila euro. «Alle imprese che volessero aiutarci ricordiamo che, essendo Il tappeto di Iqbal una onlus, godrebbero delle detrazioni previste dalle norme fiscali. Inoltre non abbiamo solo bisogno di risorse materiali, ma saremmo contenti di poter beneficiare anche del know how imprenditoriale e manageriale che gruppi o privati possono offrirci», conclude Savino. Che sottolinea: «Il circo esalta la bellezza, nel significato a essa attribuito da Peppino Impastato, ovvero “arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”, e rende protagoniste persone altrimenti relegate ai margini. Iniziative come la nostra vanno salvaguardate “non perché tutti siano artisti”, parafrasando Gianni Rodari, “ma perché nessuno sia schiavo”».

IN MEMORIA DI…

La onlus del quartiere Barra (Na) prende il nome da Iqbal Masih, nato nel 1983 a Muridke, in Pakistan. Iqbal aveva appena quattro anni quando iniziò a lavorare in una fornace di mattoni; l’anno successivo suo padre lo affidò a un fabbricante di tappeti in cambio di 16 dollari. Per oltre sei anni il bambino lavorò per più di 12 ore al giorno, perfino incatenato al suo telaio,guadagnando quotidianamente una rupia (circa tre centesimi di euro). Anche quando, nel 1992, il Pakistan promulgò una legge contro il lavoro schiavizzato, i proprietari delle fabbriche continuarono a praticarlo. Nello stesso anno Iqbal, con altri coetanei, uscì di nascosto dalla sua fabbrica di tappeti per assistere a una manifestazione di protesta e, in quell’occasione, decise di raccontare la sua storia in pubblico. Due anni dopo, divenuto simbolo del dramma dei bambini lavoratori, Iqbal la ripropose alla Conferenza mondiale sull’infanzia a Stoccolma. Aveva da poco ricevuto una borsa di studio a Boston per diventare avvocato, nel 1995, quando fu ucciso a Muridke da alcuni sicari della mafia dei tappeti.