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Sostenibilità

Con Mama Hope «liberiamo il potenziale» in Tanzania

Modelli di sviluppi possibili: le iniziative messe in campo dal team della Ong molto attiva in Africa, e ora impegnata nella costruzione di un asilo alla periferia di Moshi. Raccolta fondi da 20mila dollari, allo scopo di garantire un migliore apprendimento a 200 bambini disagiati

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La sfida è «raccogliere 20mila dollari (circa 15.500 euro) entro maggio». La posta in gioco? La costruzione di un asilo a Newland, uno dei quartieri più poveri e disagiati della periferia di Moshi, nella Tanzania Settentrionale. A cimentarsi nell’impresa è la giovane organizzazione Mama Hope, inclusa nella lista Guide Star delle no-profit approvate negli Usa. Nato solo nel 2008, con sede a San Francisco, l’ente ha già realizzato con successo, a beneficio di 100mila persone complessivamente, 22 progetti in Kenya, Ghana, Uganda e in Tanzania, appunto. Dove, nel 2009, ha lanciato la sua iniziativa pilota: quella legata alla St. Timothy’s Primary School di Newland.

I tempi stringono, ma il lato positivo della medaglia è che si è già arrivati, in sei mesi, a metà del cammino: oltre 10mila dollari tirati su tra donazioni – la più alta da 1.600 dollari, raccolti in un giorno – e un’attività massiccia e mirata di fundraising, con interazione virtuosa tra on line e off line. Ma soprattutto, tale somma ha permesso di posare i primi mattoni. «Il reperimento dei fondi continuerà finché non raggiungiamo il budget, e l’edificio sarà in ogni caso completato», spiega Martina Tomassini, che per Mama Hope, come Global Advocate, sta seguendo il progetto direttamente sul campo.

Finora, accanto all’azione virale del Web 2.0 e dei social network (da un blog dedicato al progetto a una pagina Facebook), si sono rivelate fruttuose anche le iniziative con cui si è mobilitata una task force globale: una decina di attivisti, reperiti in quattro e quattr’otto dalla 32enne «originaria di Genova, ma cittadina del mondo», con un’importante esperienza alle spalle presso le Nazioni Unite e un master a Oxford.

«A parte una donazione di un privato che in un solo giorno ha versato mille dollari, l’opera di fundraising ha funzionato anche grazie a iniziative di conoscenti e amici, dalla vendita di dolci a un concerto a New York, che ha fatto incassare 800 dollari in una sera».

Quali sono, in particolare, le urgenze alla St. Timothy’s? «Nella scuola si contano circa 200 bambini, di cui oltre 80 non sono in grado di pagare la retta per frequentare le lezioni, e dunque sono a carico esclusivamente dell’istituzione», prosegue Tomassini. «Attualmente ci sono sei classi – dalla prematerna alla settima – per nove livelli». Ciò vuol dire che bambini dell’età di 3-4 anni e altri di 5-6 anni, con esigenze differenti, sono costretti a condividere la stessa stanza, simultaneamente, con due insegnanti diversi. «Senza contare che la quarta classe, per fare un altro esempio, è relegata a un locale ricavato da un corridoio e da un pezzo di compensato». Ecco perché è necessaria una nuova struttura per ospitare due distinte scolaresche, accanto a quella già esistente, considerata fiore all’occhiello di Mama Hope: nel giugno 2012, si è classificato secondo come migliore istituto scolastico della regione.

«Un aspetto che contraddistingue l’organizzazione da altre attive nel no profit», sottolinea infine Tomassini, «consiste nel fatto che offre una sana alternativa al tradizionale lavoro umanitario». Non progetti messi in piedi da esperti occidentali, ma concretizzati sulla base delle richieste delle comunità locali e, soprattutto, gestiti interamente da queste: «Il 100% dei materiali e della manodopera sono forniti in loco, in linea con il motto dell’associazione: “Stop the pity. Unlock the potential”», assicura Tomassini. “Smettiamola con la pietà. Liberiamo il potenziale”.

Oltre al campo dell’istruzione, l’impegno di Mama Hope è attivo anche nella sanità, nella sicurezza alimentare e nel settore dell’acqua potabile.

Per maggiori informazioni, e per dare un contributo: www.stayclassy.org/martinatomassini www.adropintanzania.wordpress.comwww.facebook.com/TimsNursery

Credits Images:

Martina Tomassini, global Advocate Mama Hope

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