Pedalare non stanca

Si sta diffondendo anche da noi l’abitudine di andare al lavoro in bici. Sfidando spesso una scarsa manutenzione stradale e piste non sempre praticabili. I vantaggi, però, sembrano superare gli ostacoli...

Spesso è una questione di sensibilità ambientale. Ma non solo. In testa ai motivi che spingono manager e professionisti a muoversi su due ruote e un sellino per andare al lavoro ci sono anche praticità, velocità, risparmio, più autonomia di spostamento rispetto ai mezzi pubblici e minore accumulo di stress se paragonato a quello provocato dalla congestione del traffico, tra auto e moto. E poi c’è la voglia di praticare anche un po’ di sana attività motoria, a ritmi soft, prima di sedere alla scrivania per ore e ore. Certo, in Italia siamo ancora lontani da piste ciclabili all’avanguardia come quelle che corrono da Copenaghen ad Amsterdam, lungo Berlino e Londra. Eppure, sono sempre di più gli uomini e le donne in abiti formali che pedalano nelle strade e nelle (ancora poche) infrastrutture a oggi disponibili, per raggiungere il posto di lavoro. Un’abitudine diffusa nella Penisola a macchia di leopardo, con prevalenza nel Centro Nord, specie in comuni virtuosi come Bolzano e Trento e nella Pianura padana. Ma praticata anche tra le morbide colline toscane. E, inaspettatamente, nel saliscendi continuo dei caruggi genovesi…

ANELLI (CICLABILI E NON) IN LOMBARDIA Partiamo dall’hinterland di Milano, attraversato da numerose piste ad hoc. Come quelle, per esempio, che consentono a Michele Zoppi, partner channel marketing manager di Microsoft Italia, di percorrere fino a 20 km, da Pioltello all’Innovation Campus di Peschiera Borromeo. «Ci sono giorni in cui all’inizio penso di prendere l’auto, poi vedo la situazione congestionata su strade direttrici come la Rivoltana o viale Forlanini, allora torno indietro e inforco le mie due ruote, diretto su un lungo tratto per lo più ciclabile», racconta Zoppi. «Non mi stresso né mi arrabbio come se guidassi l’auto, e così inizio il lavoro con buonumore. E poi inquino meno», aggiunge, influenzato anche dalla moglie che gestisce una vecchia cascina ristrutturata in cui abitano, con accortezze per il risparmio e il basso consumo energetico. La stessa Microsoft è da tempo impegnata in progetti green. A seguito di Rio+20, l’azienda di Redmond – in testa alla classifica European Best Workplaces 2012 nella categoria multinazionali – ha lanciato un nuovo programma sull’impatto ambientale, Real impact for a better tomorrow. L’Innovation Campus di Peschiera, poi, mette a disposizione dei dipendenti ciclisti 20 posti dedicati per il parcheggio e integra avanzate tecnologie efficienti e sostenibili. Nel centro meneghino incontriamo, invece, l’avvocato Eugenio Galli, presidente Ciclobby OnlusFiab (Federazione amici della bicicletta), che attraversa la città da Lambrate a zona Gambara per circa 8,5 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. «Con lo stesso tragitto, in auto, impiegherei un quarto d’ora di più. Così, inoltre, sono più indipendente negli spostamenti. Se capita di uscire dall’ufficio dopo le otto di sera, non devo attendere troppo i mezzi pubblici, magari in ritardo. E poi la mia è un’attività sedentaria, un po’ di movimento mi fa solo che bene». E come la mettiamo con gli abiti formali? «Basta mantenere una velocità adeguata e stare attenti, senza correre». Non fermano l’avvocato Galli nemmeno le buche, il pavé sconnesso, i binari del tram di cui sono disseminate le strade all’ombra della Madonnina. «Attenzione, però», avverte, «non pensiamo che mobilità ciclistica sia uguale a piste ciclabili. Non si tratta di un fattore quantitativo, ma qualitativo, legato non tanto alla lunghezza dei chilometri delle aree dedicate, ma alla loro effettiva fruibilità e continuità. Gli aspetti da tenere presente per valutare il livello della sostenibilità su due ruote, oltre a infrastrutture e segnaletica ad hoc, sono interventi di moderazione del traffico e dello smog, come le aree 30; attrezzature idonee per sosta e parcheggio; possibile intermodalità con i mezzi pubblici; servizi quali il bike sharing e campagne educative; e infine misure per la sicurezza (per info, leggi Sicuri sul sellino), tema scottante che impone interventi a 360 gradi. Un esempio. Si apre un nuovo cantiere stradale? Ebbene, bisognerebbe prevedere a priori un’alternativa valida per i ciclisti».

QUANDO L’AZIENDA È AMICA Gérard Franzin, direttore marketing di F.lli Polli, vive e opera tra Milano e Antibes, nel Sud della Francia. «Un ottimo modo per svegliarsi la mattina», commenta. «Meglio dieci minuti in bici che mezz’ora in auto! Magari occorre qualche precauzione con abbigliamento e accessori. Io personalmente uso un paio di pinze per pantaloni per evitare di sporcarmi e la cravatta l’allaccio al mio arrivo. Inoltre conservo in ufficio una tuta impermeabile in caso di pioggia all’uscita». Aggiunge Franzin: «Presso lo stabilimento di Monsummano Terme (Pt) garantiamo tutti i comfort a chi raggiunge il lavoro in bici: docce, armadietti, spogliatoi». Facilities, queste, che sono piuttosto comuni presso molte aziende Oltreoceano e nel resto del continente, mentre scarseggiano, di solito, nella nostra Penisola.

DUE RUOTE IN ROSA Roba (e fatica) da uomini? Con i suoi 22 km quotidiani Marina Traverso, quadro intermedio settore informatica di Banca Carige a Genova, e membro del circolo Amici della bicicletta, smentisce quanti sarebbero portati a crederlo. «Utilizzo questo mezzo sia per fare attività motoria, alternativa alla palestra, sia in funzione terapeutica, per un problema a un ginocchio. Lo pratico almeno due volte alla settimana e quando il tempo lo consente arrivo anche a quattro». Pensando a Genova, vengono in mente pendii scoscesi e salite ripide. «In realtà», specifica Traverso, «all’andata, dalla zona dell’acquedotto dove abito, fino alla banca, il tragitto, di circa 40 minuti, è prevalentemente in discesa e agevole, tra marciapiedi non trafficati nel primo tratto e il resto su strade normali. Il ritorno non è troppo faticoso. Anzi, mi serve per riordinare le idee, anche lavorative». E, adottando uno stile casual chic, si pedala comodamente, pur con un abbigliamento adeguato all’ufficio. «La moda attuale di fuseaux e leggins abbinati a mini abiti mi viene incontro. D’inverno pantaloni e giubbini sono utili. La mia bici, inoltre, ha un pratico bauletto in cui tenere custoditi anche casco, buste della spesa e borse».

LIBERTÀ, PASSIONE E ARMONIAAncora sotto la Lanterna troviamo Davide Lentini, direttore di Radio Babboleo. Che ci racconta entusiasta: «Io e la mia bici siamo indivisibili. E bastiamo l’uno all’altra. Per scelta non ho mai preso la patente. Faccio parte di quella ristretta cerchia di chi inizia la giornata sudando, con la soddisfazione di vivere la città da un’angolatura diversa. Muoversi a Genova in bici è tanto difficile quanto affascinante». In più, inforcando la sua mountain bike, specie in estate, Lentini macina fino a 20 km dal centro storico alla riviera di Levante. «E poi ci sono le gite. Grazie alla convenzione tra Regione Liguria e Trenitalia si può portare la bici in treno gratis». Slanci fisici e respiri interiori: «Un piacere infinito di libertà. Solo sul sellino lo si assapora».A Sesto Fiorentino (Fi) c’è la sede (altamente ecosostenibile, con 346 mila chili di materiale riciclato nel 2009) della multinazionale farmaceutica Eli Lilly. La raggiunge in bici da Firenze, specie in primavera e a inizio estate, Giuliano Delfino, privacy ethics & compliance director Italia Sud Est Europa. «La bici è un mezzo comodo per spostarmi, pure vestito in giacca e cravatta. Impiego al massimo venti minuti per arrivare, mantenendo una velocità soft e rispettando segnali e semafori, ma superando code e rallentamenti. Evitare di sporcarsi è fattibile. Bastano alcuni accorgimenti, come l’uso di copricatene adeguate». È un grande amore quello che lega Delfino alla bici. «Non ho mai messo piede in uno stadio, in compenso sono stato in un velodromo. Pedalare richiede sforzo, però significa anche passione e freschezza. Nel week end percorro anche 100 km sulla mia bici da corsa. Ai miei collaboratori ricordo spesso che, come nel ciclismo, il successo individuale non sarebbe possibile se ognuno non operasse bene all’interno del gruppo».E infine, c’è ancora chi aspetta l’implementazione di piste e aree adeguate per lanciarsi in avventure a impatto zero, mattutine e non. Come l’architetto Paolo Lucchetta, che abita a Venezia, ma lavora a Marghera, alla guida di RetailDesign, laboratorio di ricerca e progetti che sposano alta tecnologia ed elevata sostenibilità. «La bici è un sistema semplice, condiviso, porta salubrità e nuove conoscenze». Pedalare aiuta una mente creativa a raccogliere altri stimoli? Sorride. «Le rispondo citando Albert Einstein: “La vita è come una bicicletta. Bisogna essere in equilibrio per andare avanti”. Una metafora del progresso, dell’innovazione, dell’esplorazione e dell’armonia ambientale. Che speriamo possano avere sempre più ripercussioni sulla vita delle persone nelle città».

“In Italia manca un’adeguata cultura”

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