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Attualità

Ma loggia fa rima con lobby?

La figura del lobbista, una professione che sta cercando una sua immagine di trasparenza e rispettabilità anche nel nostro Paese

In Italia, si sa, di logge e società segrete c’è tutto un fiorire. Molte l’opinione pubblica le ha assimilate a gruppi di interesse che in maniera più o meno trasparente cercano di indirizzare P.A. a proprio favore. Certo, esistono anche quelle, ma sono un’altra cosa. Eppure quella del lobbista, Bisignani a parte, è una professione che sta cercando una sua immagine di trasparenza e rispettabilità anche nel nostro Paese. «Nel nostro lavoro c’è chi si divide tra attività di lobbying sotterranee e volutamente occulte, attività di lobbying svolte alla luce del sole e poi attività che di fatto sono di lobbying, ma praticate da persone senza consapevolezza che le ritengono iniziative di marketing o comunicazione», dice Giuseppe Mazzei, presidente de Il Chiostro, associazione che promuove la cultura della trasparenza nella rappresentanza degli interessi. «L’attività del lobbysta non deve avere segreti, deve essere trasparente. Il nostro codice deontologico prevede che se il lobbysta si trova di fronte a un interlocutore che lo porta a infrangere la legge, deve evitare i contatti con questa persona, predisporre una linea di protezione per sé e per l’azienda che rappresenta e all’occorrenza smascherare eventuali illeciti. D’accordo, è difficile quando non c’è nemmeno uno straccio di legge: bisognerebbe imporre che chi fa questo mestiere sia per lo meno incensurato e iscritto a un registro. E l’iscrizione dovrebbe essere sottoposta a un codice deontologico serio, con sanzioni vere e non solo buoni propositi».

ARTICOLO PRINCIPALE: “SEGRETI DI LOGGIA”

Credits Images:

Giuseppe Mazzei