La Camera approva la responsabilità civile dei magistrati

Approvato con 187 voti a favore, l’emendamento della Lega Nord suscita subito polemiche. Per l'Associazione nazionale magistrati sarebbe addirittura incostituzionale

Con 187 voti a favore e 180 contrari (astenuto il Movimento 5 Stelle), passa alla Camera l’emendamento del leghista Gianluca Pini alla legge comunitaria 2013 con il quale si introduce la responsabilità civile diretta dei magistrati. Come è noto, infatti, a oggi in caso di violazioni, ci si può rivalere contro lo Stato, ma non contro il singolo giudice. Il testo approvato prevede invece che in caso di «violenza manifesta del diritto o con dolo o con colpa grave», chi subisce il danno può agire contro lo Stato e contro il magistrato che ha posto in essere il provvedimento, «per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale».Ora spetterà al Senato approvare o correggere il ddl. Nel frattempo, non si fanno attendere i commenti: per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «l’affermazione e il riconoscimento del prestigio, dell’autorevolezza, della credibilità della magistratura, su cui poggia la fiducia dei cittadini e quella degli Stati non possono prescindere dal rispetto dei principi delle qualità, dei limiti che il ruolo del magistrato impone». Secondo Michele Vietti, numero due del Csm, l’emendamento non andrebbe a scardinare un mero privilegio bensì metterebbe a rischio «l’indipendenza di giudizio del magistrato, valore che deve stare a cuore non solo all’intera magistratura ma a tutti i cittadini. Esporre il singolo magistrato a un’azione diretta di responsabilità metterebbe a repentaglio il suo libero convincimento e produrrebbe un numero indefinito di processi sui processi». Secondo l’Associazione nazionale magistrati, la norma presenterebbe «evidenti profili di illegittimità costituzionale».

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