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Attualità

La rivoluzione digitale va guidata, non subita

È quanto dichiarato da Cristina Scocchia, Ceo di Kiko Make Up Milano – Milano Cosmetics, nel corso dell’intervista realizzata dall’editore di Business People, Vito Sinopoli, al Forum della Comunicazione

«Il cambiamento non va mai subìto, il cambiamento va guidato. La tecnologia è già presente e sempre di più lo sarà nel futuro per arricchire la nostra vita e farci stare meglio, ma non dobbiamo perdere di vista l’impatto che può avere a livello sociale». Lo ha dichiarato Cristina Scocchia, Ceo Kiko Make Up Milano – Milano Cosmetics, nel corso dell’intervista realizzata oggi dall’editore di Business People , Vito Sinopoli, al Forum della Comunicazione 2018, di cui il magazine è media partner. Titolo del faccia a faccia: “Intelligenza aumentata, ovvero la capacità di riconoscere il vero”.

Nel corso dell’incontro la numero uno di Kiko ha preso ad esempio la sua esperienza professionale di ieri (Procter & Gamble e L’Orèal) e di oggi, in particolare la sua evoluzione, per sottolineare l’importanza e i vantaggi portati dalle nuove tecnologie e al contempo mettere in evidenza come il supporto del digitale non vada però a sostituire la centralità dell’apporto umano, perché «c’è sempre quello che io chiamo l’ultimo miglio», ha spiegato Cristina Scocchia. Ossia quel passaggio che a partire «dall’interpretazione dell’enorme mole di dati a disposizione permette veramente di raggiungere (o meno) la comprensione di quanto il consumatore desidera e di come comunicarglielo nel modo giusto. Sono la tua capacità personale, la tua empatia, la tua creatività, che possono e devono fare la differenza». E la raccomandazione per il proprio team resta sempre la stessa: «fare la massima attenzione a quanto vuole il target di riferimento, le Millennials nel caso di Kiko».

Ma alla fine, ciò che è emerso, è che se se oggi addetti ai lavori e non hanno capito che bisogna porsi dei limiti etici e tenere sempre l’uomo al centro dell’evoluzione tecnologica, mancano invece ancora le risposte ad alcuni importanti interrogativi: Chi interpreta tutti i dati che abbiamo? Fino a che punto la tecnologia ci depaupera della vita vera? Ciò che è possibile va sempre fatto? E la concentrazione dei dati è potenzialmente anche un pericolo? Domande centrali cui solo il tempo potrà dare risposta.