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Attualità

Da amazzone a imprenditrice, a Fieracavalli la storia di Kep Italia

Caschi da equitazione di lusso, realizzati interamente nel nostro Paese, certificati e garantiti secondo i più elevati standard internazionali. Con questa proposta vincente, frutto della sua lunga esperienza nelle gare di endurance, Lelia Polini ha sbaragliato la concorrenza, conquistando appassionati, professionisti e campioni delle discipline equestri a livello mondiale

Tutto è partito nel 2007, da una sfida. E lei, di sfide, ne aveva già affrontate tante in precedenza, sia durante i suoi viaggi Oltreoceano, sia sui campi di endurance. La persona in questione è Lelia Polini: d’origine bergamasca, un passato da accompagnatrice turistica alle spalle e, soprattutto, tra i pionieri, nel nostro Paese, di una disciplina sportiva che ha iniziato a diffondersi in Europa e nella Penisola solo negli anni ‘70. Sette anni fa l’amazzone lombarda ha però deciso di passare dalle gare equestri alle sfide imprenditoriali, tenendo salde le redini, questa volta, di un’azienda. Ha dunque fondato Kep Italia, specializzata nella fabbricazione di caschi da equitazione d’alta gamma (circa 12 mila pezzi l’anno), che vantano cinque differenti certificazioni di sicurezza a livello internazionale, oltre a una linea di accessori – dalle borse agli zaini, fino alle cappelliere – sempre caratterizzati dal design di classe e dall’uso di materiali all’avanguardia. Una realtà, quella di Kep, che oggi conta nove dipendenti e vari collaboratori esterni e registra un fatturato di circa 2,5 milioni di euro ottenuto sul mercato nazionale e all’estero. Da agosto, inoltre, il marchio lanciato da Polini, con sede a Grumello del Monte (Bg), è anche partner per la sicurezza della Federazione Italiana Sport Equestri, proteggendo dunque non solo gli appassionati più esigenti, ma anche i professionisti e i campioni che rappresentano la bandiera tricolore nei campionati interni e internazionali.

Quali motivazioni e obiettivi l’hanno spinta a trasformare la sua passione in un business? Il mio sogno, fin da piccola, è sempre stato quello di viaggiare per scoprire popoli, usi e costumi differenti; infatti sono stata anche un’avventurosa “giramondo”, al seguito di numerosi gruppi turistici al di fuori del nostro continente. Sono convinta che solo vedendo e toccando con le proprie mani certe situazioni si capisca e si apprezzi ciò che si ha o, viceversa, si diventi consapevoli delle eventuali lacune. Ed ecco che arriviamo al punto. Essendo anche un’amazzone dell’endurance, mi ero accorta che, spesso, alcuni prodotti concepiti per la tutela degli atleti non soddisfacevano appieno certi requisiti in termini di sicurezza e qualità. Così, insieme a miei più stretti collaboratori, ho deciso di dare vita un’azienda che realizzasse “superior helmets”, per citare quello che è il nostro slogan: i migliori caschi capaci di proteggere il più possibile la testa di un cavaliere disarcionato; in grado di assicurare, al contempo, leggerezza e comfort e, non certo da ultimo, costruiti interamente in Italia.

Come viene interpretato, nello specifico, il concetto di made in Italy applicato alla vostra offerta deluxe? Per noi significa dare un valore aggiunto al prodotto grazie a materie prime di pregio, innovazione tecnologica e raffinatezza estetica. Per arrivare al lusso, bisogna innanzitutto (ri)conoscere la differenza tra ciò che è vero made in Italy e ciò che non lo è affatto. Nel nostro caso, la diversa valenza di un casco è data dalla capacità di salvare una vita in caso di caduta. Certo, produrre all’estero potrebbe essere vantaggioso a livello economico, ma si perderebbe sicuramente l’eccellenza, quell’abilità artigianale e quella maestria che altrove non si riescono a trovare. Senza contare che vogliamo contribuire a creare opportunità occupazionali nei nostri territori, per essere da stimolo ai giovani e dare loro un futuro. Quest’anno avete registrato una crescita del fatturato del 35-40% sul 2013. Quanto contano le richieste della clientela straniera? L’export incide per l’85% sul nostro giro d’affari. Attualmente siamo presenti in più di 30 mercati. Le aree nel nostro mirino sono senza dubbio quelle in fase di crescita, come Cina e Paesi Arabi, e riserviamo un’attenzione particolare agli Usa, dove siamo già presenti, ma desideriamo rafforzare la nostra presenza in modo più consistente. Ci affidiamo sia a distributori in alcune Nazioni europee, che a negozianti diretti in altre aree internazionali.

Quali saranno le prossime iniziative di Kep Italia? A breve presenteremo alcune novità: una dedicata sempre all’endurance, e l’altra alla monta tradizionale, al salto ostacoli, alle passeggiate e ad altre discipline, tutte comunque garantite da cinque certificazioni di sicurezza. Dopo la nostra presenza a Fieracavalli, a Verona, questo mese, stiamo valutando la nostra partecipazione al Salon du Cheval de Paris, a dicembre, nella Capitale francese. E poi non mancheremo in circuiti e manifestazioni in Cina e negli Stati Uniti. Stiamo inoltre investendo molto su un progetto interno dedicato alla sicurezza, che avrà un seguito anche in ottica internazionale: riteniamo che sia importante spiegare bene alla gente che cosa sono precisamente le omologazioni dei caschi, a cosa servono e le differenti valenze che ne derivano.

Rincorrendo il mito dei pony express

Ha continuato a fare propri, anche in veste d’imprenditrice, alcuni valori appresi nelle gare di endurance? Sicuramente. Quel mondo mi ha insegnato che se vuoi ottenere un risultato devi fare tanti sacrifici passando in prima persona attraverso momenti difficili, sentieri ardui e a volte impraticabili; se però li superi, ti fanno comprendere quanto sia bello aver raggiunto la meta. Endurance significa far fatica: se applichi questa disciplina anche nella vita, avrai successo e, soprattutto, saprai rispettare molto di più gli altri.

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Lelia Polini