Accuse di truffa per la Fondazione Meeting. “Ipotesi infondate”

Sequestrati beni per oltre un milione di euro dalla Guardia di Finanza e indagati tre manager della Fondazione di Comunione e Liberazione. La replica: “Abbiamo operato con la massima correttezza, pronti a collaborare ulteriormente per la verità dei fatti”

Ombre sulla Fondazione Meeting, prontamente smentite dall’associazione che da più di trent’anni organizza il Meeting di Rimini per l’amicizia fra popoli. Martedì 11 dicembre la Guardia di Finanza ha requisito beni per oltre un milione di euro su decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip per una ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazione pubbliche da parte della Fondazione Meeting; nell’ambito dell’inchiesta sono indagati anche un amministratore, il direttore generale ed il responsabile amministrativo della Fondazione.

L’ACCUSA. L’accusa mossa nei confronti dell’associazione è di aver ricevuto illecitamente 310 mila euro di contributi pubblici della Regione Emilia-Romagna, dall’Agenzia turistica di Rimini, della Camera di Commercio di Rimini e del ministero dei beni culturali “inducendo in errore gli enti circa la sussistenza di un passivo di bilancio della stessa fondazione”. La Fondazione, come riporta il quotidiano la Repubblica, avrebbe presentato le richieste allegando rendiconti non veri che riportavano false perdite ottenute utilizzando due vie. La prima in base a un contratto stipulato con una società controllata al 100%, la Evidentia srl, che raccoglie sponsorizzazioni per il Meeting. L’accordo tra le due società costituiva un illecito in quanto artatamente venivano diminuiti i ricavi della fondazione. La seconda modalità è stata l’acquisto di spazi pubblicitari sulla rivista Cdo (Compagnia delle Opere) attraverso la società Cdonet. In questo caso il Meeting avrebbe acquistato 22 pagine pubblicitarie in quattro mesi pagando il doppio rispetto alla tariffa ordinaria. I mancati ricavi e i costi lievitati secondo l’accusa sono stati costituiti al fine di ricavare perdite in bilancio e ottenere i finanziamenti pubblici.

LA REPLICA. La risposta della Fondazione Meeting non si è fatta attendere. L’ipotesi di reato viene giudicata “infondata”, così come viene definita “sproporzionata la misura del sequestro preventivo della somma ipoteticamente ricevuta in modo irregolare, che oltre tutto rappresenta solo una minima parte del bilancio del Meeting. Nella sua storia ultra trentennale il Meeting ha sempre operato con la massima trasparenza e non è mai stato riscontrato alcun tipo di irregolarità nella gestione. Rispetto all’ipotesi di reato contestato – si legge in una nota – siamo certi di aver operato con la massima correttezza, confortati anche da documenti in nostro possesso e già da tempo messi a disposizione nel corso delle indagini. Siamo pronti a collaborare ulteriormente con totale disponibilità per il completo accertamento della verità dei fatti”.

LA CDO SMENTISCE LE IMPLICAZIONI

Articolo aggiornato il 12 dicembre 2012, ore 16.09

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