Rinnovabili, obiettivi italiani al ribasso?

Il Governo dovrà ripresentare il Piano Nazionale dell'energia entro l'estate ma nel settore ci sono molti problemi da gestire e quasi 6 mila pratiche in attesa di essere approvate

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Il governo sta tenendo una serie di audizioni con gli attori del settore delle energie rinnovabili per stilare il nuovo Piano nazionale dell’energia (Pniec) da ripresentare entro giugno dopo la bocciatura della Commissione europea. Così si sta delineando l’ipotesi di abbassare la nuova capacità da raggiungere entro il 2030 da 73 a 84 GigaWatt, per superare la soglia totale di 142 GW.

Secondo Davide Chiaroni, co-fondatore e vicedirettore dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, è un traguardo “molto difficile” da tagliare: “Sulla carta la progressione di 1 GW nel 2021, 3 GW nel 2022 e 6 GW nel 2023 appare promettente, tenendo conto che il tasso di installazione necessario per raggiungere il target sarebbe di circa 12 GW/anno dal 2024. Purtroppo, la situazione, se si entra nel dettaglio, non è così rosea”, spiega ad Affari & Finanza. “L’eolico è ancora fermo a 500 MW/anno per le difficoltà connesse alla realizzazione dei grandi impianti, senza contare l’assenza sostanziale di nuove realizzazioni offshore, e il fotovoltaico, che ha visto il boost del super ecobonus per le taglie residenziali, ha installato solo 1 GW nella classe di impianti di taglia superiore a 1 MW. Inoltre, l’attesa e le incertezze legate al decreto Fer X stanno ora mettendo on hold il mercato, con la conseguenza che il 2024 probabilmente non sarà in grado nemmeno di bissare i risultati del 2023. Bisogna quindi intervenire con maggiore forza e rapidità per non far ‘addormentare’ il mercato.

I numeri sulle rinnovabili in Italia

Stando ai dati di Terna, aggiornati al 31 marzo, in Italia ci sono 336 GW di richieste di connessione alla rete in alta tensione per nuovi impianti da fonte rinnovabile (Fer), tre volte superiori rispetto alla nuova potenza prevista dal “vecchio” Piano energetico nazionale (Pniec) al 2030 (130 GW, di cui circa 80 GW fotovoltaici e circa 28 GW eolici).

Queste richieste però, come si sottolinea nell’articolo di Affari & Finanza di Repubblica, si traducono in 5.678 “pratiche” in attesa di essere approvate, di cui quasi la metà (144 GW, 43,06%) riguarda il fotovoltaico, a seguire eolico offshore (90 GW, 30,07%) e onshore (90,41 GW, 26,88%).

“Rispetto ai numeri di richieste di connessione, c’è da considerare quelli che effettivamente ottengono l’autorizzazione unica. Secondo i dati del Mase, nell’anno 2023 hanno superato per la prima volta i 10 GW (di cui 2 GW da eolico) per un totale di 221 procedure autorizzative. Il problema è che ora stiamo smaltendo le richieste di autorizzazione che giacevano nei cassetti da diversi anni”, aggiunge Chiaroni. “Di questi progetti, solo una parte entra nella fase di realizzazione perché nella maggioranza dei casi prima si deve ottenere una tariffa incentivante, partecipando ai bandi Fer del Gse (nel 2023 ci sono stati 2 bandi, di cui il primo è andato quasi deserto e nel secondo si sono assegnati poco più di 1 GW, ndr). E poi gli impianti devono essere realizzati, con le complessità legate alle tempistiche dei nuovi allacci che il Tso (Terna, per i grandissimi impianti) ed i vari Dso (tra cui Enel, per gli impianti medi e grandi) devono poi garantire”.

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