Per Hsbc conta solo il merito

Di genere o legate all’orientamento sessuale non importa: le discriminazioni in quanto tali andrebbero eliminate da ogni ambiente di lavoro, non solo per una questione etica, ma anche per un vantaggio economico. Per questo Hsbc si impegna per l’inclusione in ogni senso, come spiega Anna Tavano, Co-head of Global Banking Continental Europe and Head of Wholesale Banking Italy

Hsbc, una delle più grandi organizzazioni bancarie e finanziarie del mondo, attive in Italia dalla metà degli anni Novanta, finanzia borse di studio interamente devolute a studentesse e studenti italiani, del primo programma accademico europeo dedicato ai talenti Lgbt+ promosso dall’Istituto Escp Business School. Si tratta di un piano triennale, durante il quale saranno assegnate due borse di studio all’anno per giovani leader italiani che intendono diventare protagonisti del cambiamento ed esplorare come l’identità Lgbt+ possa avere un impatto anche sui posti di lavoro. Dell’iniziativa e del valore del progetto parliamo con Anna Tavano, Co-head of Global Banking Continental Europe and Head of Wholesale Banking Italy di Hsbc.

Che cosa prevede questo progetto in concreto?
Il programma, dal titolo Lgbt+ Leadership – Increase your impact with authenticity prevede un corso intensivo di quattro giorni in cui i talenti, selezionati da Escp Business School assieme alla nostra banca, potranno sviluppare competenze per una leadership responsabile, attraverso project work, momenti di mentoring e un network internazionale che formerà i leader Lgbt+ del futuro.

Perché per la vostra banca è importante promuovere la diversità?
Crediamo fermamente nel valore della diversità e nel potenziale che, sul lavoro, possono portare diversi punti di vista.

Partendo dalla sua esperienza, è mai incappata in forme di discriminazione nei confronti di persone che manifestano un diverso orientamento sessuale sul posto di lavoro?
Siamo una banca globale, presente in 60 Paesi, il nostro è un ambiente internazionale, da sempre sensibile ad abbattere ogni forma di discriminazione. Riteniamo che sia imprescindibile, come azienda, sostenere l’affermazione di ogni identità e la demolizione di ogni pregiudizio. Sul lavoro ciò che dovrebbe contare è solamente il merito.

È innegabile, tuttavia, che in Italia la questione della parità di genere resti un tema caldo.
Certamente lo è, e il settore dell’alta finanza, con i ritmi di lavoro che richiede, sia nelle fasi iniziali di carriera che nella fase di crescita professionale, è duro per le donne. Parlo per esperienza diretta. La conciliazione tra vita privata e lavoro, in un ambiente così altamente competitivo, è complessa e dipende da molti fattori, molti dei quali strettamente personali: una famiglia di supporto, un compagno collaborativo e altro ancora. Tuttavia, le aziende possono fare la loro parte per favorire la crescita dei talenti femminili. Come banca, ad esempio, noi ci troviamo in una situazione in cui abbiamo, a livello di profili junior, parità di genere sul lavoro, ma quando analizziamo le posizioni dirigenziali le percentuali cambiano notevolmente. Nel 2020 nella nostra banca eravamo a quota 30% di dirigenti donne, ora siamo già saliti al 33%, ma ci siamo posti il 35% come obiettivo per il 2025.

 

E come si fa, in concreto, a favorire la crescita di questi talenti, evitando discriminazioni di genere?
Gli strumenti principali che stiamo usando sono percorsi di formazione mirati, volti ad accelerare la crescita professionale delle donne meritevoli. Abbiamo un programma specifico su questo: a ogni donna manager che sceglie di intraprenderlo viene affidato uno sponsor, uomo, di supporto e sostegno nel network per le scelte future. Si lavora poi con programmi mirati di mentorship e di coaching, che reputo fondamentali sia per gli uomini che per le donne. Noi donne dobbiamo imparare a fare più network, a sostenerci maggiormente. 

Che cosa intende?
Abituate come siamo a lavorare duramente e poi, una volta a casa, a occuparci della gestione della famiglia, trascuriamo quelle occasioni di networking che sono invece provvidenziali per farsi conoscere, per dimostrare quanto siamo capaci. Gli uomini sono molto più pronti a sfruttare questa opportunità che noi spesso decliniamo perché troppo impegnate su altri fronti. Non è tutto. Facciamo fatica ad autopromuoverci, a dire persino a noi stesse che siamo brave a fare qualcosa: su tutti questi aspetti bisogna fare un gran lavoro a livello culturale.

Lei personalmente che cosa fa?
Per il ruolo che ricopro viaggio moltissimo e la prima cosa che chiedo, nelle sedi dei diversi Paesi d’Europa in cui siamo presenti come banca, è di incontrare le donne che vi lavorano. Per me è importante comprendere la loro situazione, capire che possibilità di carriera ci sono, valutarne i talenti. Sono molto sensibile sul tema della parità di genere e mi occupo anche di fare mentorship nei confronti delle più giovani: con alcune di loro, magari incontrate dopo qualche intervento pubblico che ho tenuto in università, resto in contatto e ne seguo il percorso di studi e di carriera.

Come vede le nuove generazioni che si affacciano sul mondo del lavoro?
Posso parlare per il settore che mi compete, cioè quello della finanza. Rispetto alla mia generazione, i giovani di oggi che entrano sul mondo del lavoro sono molto più attenti al valore del loro tempo libero. Non sono più disposti a lavorare ai ritmi cui eravamo sottoposti noi, qualche decina di anni fa. Sono anche meno sensibili al tema del guadagno: se per noi lo stipendio era un metro di giudizio sulla selezione di una posizione di lavoro, oggi non è più così. Diventano importanti altre variabili come la flessibilità oraria, la possibilità di fare smart working e anche i valori che coltiva l’azienda.

Che cosa intende, nello specifico?
Penso al tema green. Spesso, nei colloqui di lavoro, i candidati chiedono come l’azienda si pone nei confronti del tema dei consumi energetici e che politiche attua per favorire la sostenibilità ambientale: c’è davvero molta più consapevolezza che in passato su questo tema così importante.

Lei riveste una posizione apicale, è anche madre di una figlia adolescente ed è da anni impegnata a promuovere politiche di parità di genere in azienda: c’è qualche progetto che ha seguito a cui è particolarmente legata?
Come banca globale, abbiamo ben chiaro il valore della “restituzione” alla comunità all’interno della quale operiamo. Sono orgogliosa, tra le varie cose, del progetto realizzato con la Comunità di San Patrignano a favore di alcune donne residenti che si trovano alla fine del loro percorso di disintossicazione. Sosteniamo la formazione di due donne, madri di famiglia, affinché possano inserirsi al meglio nel mercato del lavoro e nella società una volta uscite dalla comunità e tornare a una vita normale.


Questo articolo è tratto dallo speciale Diversity, Equity & Inclusion di Business People di giugno 2023, scarica il numero o abbonati qui

© Riproduzione riservata