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Favini: eccellenza con le carte in regola

Dimenticare la scrittura, valorizzando la versatilità di questo materiale nelle lavorazioni industriali: così a Rossano Veneto (Vi) il digitale non fa più paura. Parola dell’a.d. Favini Eugenio Eger

Saper fare “le carte” al mercato, leggendone le esigenze alla luce di un’esperienza di 270 anni alle spalle: così Favini riesce a emergere in un settore – quello della produzione di carta – che vive un momento di stallo, quando non di flessione. Con un fatturato attestatosi a 87,1 milioni di euro, in crescita del 4% rispetto allo stesso periodo 2015, e un Ebitda che ha fatto registrare un +12% sul 2015, l’azienda di Rossano Veneto (Vi) ha conquistato l’estero: è con l’export che realizza il 70% del suo fatturato grazie alla produzione di carte speciali a uso industriale e grafico. I cui segreti ci sono svelati dall’amministratore delegato Eugenio Eger.

Quasi tre secoli di storia alle spalle non vi impediscono di connotarvi come azienda fortemente innovativa. Quanto è stato premiante?Il nostro stabilimento di Rossano Veneto (Vi) è attivo dal 1736 e quello di Crusinallo (Vb) dal secolo successivo. Entrambi sono straordinariamente radicati nel territorio e vantano una storia che per noi è motivo di orgoglio e un punto di partenza. In tutto questo, però, quello che più conta è come nella nostra organizzazione siamo riusciti a far evolvere il concetto della produzione della carta in modo da mantenerlo sempre coerente con la domanda. Chi non ha avuto questa capacità oggi si trova in difficoltà. Il mercato è cambiato drammaticamente con il digitale, che ha eroso molto spazio negli ambiti in cui la carta rappresenta soltanto un supporto. E continuerà a farlo. Il merito di Favini è stato quello di aver saputo identificare le opportunità che un prodotto versatile e con caratteristiche di grande valore come la carta continua a offrire, e di concentrarsi sulla valorizzazione di qualità che sono del tutto o in gran parte indifferenti alla tematica digitale.

Quali?Abbiamo individuato due filoni: i supporti release per la produzione di ecopelle e materiali sintetici e le specialità grafiche. Il primo rappresenta un utilizzo della carta poco intuitivo che, però, ha il pregio di trasferire un notevole valore al prodotto finito dei nostri clienti, tant’è vero che i due grandi settori di destinazione sono la moda e l’auto. Nell’ambito delle specialità grafiche, il nostro impegno è stato quello di spostarci da un utilizzo tradizionale della stampa e scrittura a quello del packaging. Questo ci ha portato a lavorare con i top brand della moda e con marchi meno esclusivi, ma comunque importanti, come Barilla.

L’AZIENDA HA ELABORATO

UN SISTEMA DI RECUPERO

DEI MATERIALI VEGETALI

PARTENDO DALLE ALGHE DI VENEZIA

E questo grazie alle vostre carte ricavate da residui agro-industriali…Negli ultimi 20 anni Favini si è caratterizzata per una competenza particolarmente sviluppata e unica nel mondo delle carte ottenute recuperando materiali di origine vegetale. La prima carta di questo tipo fu AlgaCarta, nata agli inizi degli anni 90 per recuperare le alghe che allora infestavano la laguna di Venezia. La considero l’archetipo di un’idea vincente e molto forte che abbiamo continuato a sviluppare andando a individuare altri residui agro alimentari compatibili con il processo produttivo della carta e con la creazione di prodotti dotati di una precisa valenza sul mercato. Questo ci ha consentito nel 2012 di lanciare Crush, una gamma di carte ecologiche realizzate con scarti di lavorazioni agro-industriali di mais, agrumi, olive, mandorle, nocciole, caffè lavanda, ciliegie e uva. Alla base dell’enfasi con cui abbiamo presentato al mercato il catalogo Crush c’era anche l’idea di indurre altre aziende a valutare se, al loro interno, avessero dei materiali di scarto da valorizzare. Un pregio che oggi il mercato ci riconosce è la capacità di passare in tempi rapidi dall’idea al prodotto realizzato e industrializzato in maniera piuttosto efficace.

Da qui sono nate le collaborazioni con Barilla, Pedon e Veuve Cliquot?Queste sono le più significative. Per Barilla abbiamo realizzato CartaCrusca, che ha sostituito il 20% della cellulosa proveniente da albero con la crusca non più utilizzabile per il consumo alimentare, e che è stata utilizzata nella pluripremiata gift box Selezione Italiana. Dalla collaborazione con Pedon sono nate Crush Fagiolo e Crush Lenticchia, ottenute dagli scarti di lavorazione dei legumi. Infine, lavorando con la maison Veuve Clicquot e Ds Smith, abbiamo realizzato Naturally Clicquot 3, basato sul riuso creativo dei sottoprodotti del processo di produzione dello champagne. Abbiamo in corso anche altri progetti.

Come si inserisce in tutto questo remake, il prodotto che avete lanciato lo scorso ottobre?Stiamo allargando l’idea del recupero a quanti più possibili materiali che siano compatibili con la produzione della carta. Remake rappresenta la nuova frontiera del riuso creativo, il cosiddetto up-cycling in questo settore. Si tratta di una carta cuoio riciclabile e compostabile al 100% che contiene il 25% di residui di lavorazione del cuoio e della pellicceria ed è mirato al mondo moda.

Uno dei vostri obiettivi è ridurre l’uso della cellulosa. Oggi siete al -20%. Quale è il limite?Usiamo solo cellulosa di origine controllata ed è certificata Fsc. Il passo successivo per noi è cercare di ridurne l’utilizzo grazie a un’attività di ricerca e di affinamento continuo. Il limite che non intendiamo superare è che le caratteristiche proprie della carta – essere utilizzabile per la stampa e il packaging – devono restare inalterate e devono sempre essere soddisfatti i requisiti qualitativi che il mercato richiede.

In tutto questo l’attività di R&S è fondamentale. Come siete organizzati e quanto investite?La maggior parte dell’attività di ricerca, sviluppo e industrializzazione viene svolta dalle due nostre strutture di R&S, mentre negli stabilimenti si provvede a testare la possibilità di procedere all’industrializzazione a un prezzo interessante per il mercato. E questo per noi è un aspetto determinante. Per alcuni progetti specifici, per lo più attinenti la ricerca pura, ci siamo appoggiati anche a istituti o a università esterne. La quantificazione degli investimenti è piuttosto fluida: tenendo conto anche del tempo dedicato dalla produzione, direi che si aggirano tra due e tre milioni di euro.

LUSSO ECOLOGICO

All’interno della fiera del packaging di lusso Luxe Pack, che si svolge ogni anno a New York, Monaco e Shanghai, viene organizzato il Luxe Pack in Green Award, il contest che premia l’azienda che ha presentato la soluzione più innovativa di packaging ecologico in base ai materiali utilizzati, ai processi sviluppati, all’efficienza delle tecnologie e ai criteri di sostenibilità adottati. Favini ne ha vinti ben tre. Il primo le fu assegnato a Monaco nel 2012 per le carte Crush; il secondo a Shangai nel 2015 per la speciale Gift Box “Selezione Italiana” di Academia Barilla, realizzata in CartaCrusca Favini e progettata in collaborazione con Draeger Gpp (in foto). Infine, lo scorso maggio, a Shanghai l’azienda è stata nuovamente premiata per il Naturally Clicquot 3, il packaging ecologico nato dalla collaborazione con Veuve Clicquot, Ds Smith e Favini.

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Fondata nel 1736, Favini vanta due stabilimenti a Rossano Veneto (Vi) e Crusinallo (Vb): è specializzata nelle carte a uso industriale e grafico