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Non mandiamo in fumo il Pnrr

A colloquio con Dario Immordino, avvocato e dottore di ricerca in Diritto comunitario su temi di finanza pubblica all’Università di Palermo

Dario-Immordino

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Cara, carissima corruzione

Iniziamo definendo cos’è la corruzione…
C’è da chiedersi se si intende il “solo” reato definito dalla disciplina codicistica o l’accezione più ampia di maladministration adottata dalla recente normativa. La legge del 2012, infatti, ha affiancato alla fattispecie di reato una nuova nozione di corruzione a fini amministrativi, che comprende ogni forma di cattiva gestione della cosa pubblica. Le amministrazioni devono prevenire e perseguire come eventi corruttivi non solo le ipotesi di “commercio” dell’attività istituzionale che costituiscono reato, ma tutti i casi di malaburocrazia, a prescindere dal conseguimento di denaro e dalla conclusione delle indagini penali. Ciò estende e rende più efficace il contrasto: non è necessario dimostrare passaggi di denaro o altre utilità o attendere gli esiti dei processi penali.

I costi stimati della corruzione italiana sono davvero alti rispetto a quelli Ue. Sono dati attendibili?
Lo sono se elaborati sulla base di parametri, fonti, criteri e metodi oggettivi e univoci e non sempre queste condizioni possono verificarsi. Basti pensare a fenomeni complessi come la malaburocrazia, che comprende ritardi, illegittimità dei provvedimenti, proliferazione di adempimenti, lievitazione dei costi fino alla vera e propria corruzione ed evasione. In assenza di dati certi, le cifre fornite da autorevoli studi e rilevazioni servono a evidenziare l’impatto negativo del fenomeno sull’economia nazionale, basandosi su fattori conosciuti e misurati con metodologie ritenute affidabili. E poi, come tutti i fenomeni occulti, la corruzione è coperta da una coltre di segretezza, che impedisce di conoscerne l’esatta dimensione e di quantificarne i costi: di base c’è il convergente interesse al silenzio del corrotto e del corruttore, e la difficoltà di accertare il passaggio di denaro o il conseguimento di altri vantaggi. Esistono dati oggettivi, come le statistiche giudiziarie, che indicano il numero di condannati per corruzione. Però, vengono inquinati dai tempi lunghi delle indagini e dei processi e spesso si interrompono per prescrizione. Le condanne vengono poi emesse a molti anni di distanza dal reato tratteggiando una realtà precedente, e talvolta non più attuale. Le prescrizioni, tra l’altro, cancellano dalle statistiche giudiziarie episodi di corruzione senza che si possa accertare se siano stati commessi.

Come impatta la corruzione sulle imprese, rispetto ai comuni cittadini?
La differenza consiste in natura ed entità dei danni: per le imprese il diniego di autorizzazioni, concessioni o provvedimenti richiesti alle PA, così come la mancata aggiudicazione di una gara di appalto, non comporta solo una perdita di entrate, ma spesso condiziona complessi e strategici programmi di investimento. Non a caso da diversi anni il rapporto Doing business della Banca mondiale e i report del Gruppo europeo contro la corruzione segnalano che l’efficienza burocratica costituisce uno dei principali fattori di competitività dei sistemi produttivi nazionali e locali, addirittura più rilevante dei livelli di tassazione e di altri fattori di natura finanziaria. Secondo i dati della Banca Mondiale, il reddito medio nei Paesi con un alto livello di corruzione è circa di un terzo inferiore a quello degli Stati a più basso tasso di corruzione, e una ricerca dell’Istituto per la Competitività certifica che il radicamento del fenomeno corruttivo inibisce l’afflusso di capitali stranieri e incide negativamente sull’occupazione spingendo le imprese a mantenere una dimensione ridotta.

I nostri costi così alti come incidono sull’attuazione del Pnrr?
Tutti i fenomeni di malaffare incidono sui programmi pubblici di investimento, perché producono ritardi nell’impiego delle risorse, dilatazione dei tempi burocratici, lievitazione dei costi e ostacolano la scelta delle offerte migliori. Vale ancora di più per il Pnrr, caratterizzato dalla necessità di conseguire, entro tempi contingentati e nel rispetto di precisi parametri economici, target misurabili in termini di lavori concretamente eseguiti, servizi effettivamente svolti, standard qualitativi e quantitativi. Traguardi impegnativi su cui pesa il deficit di efficienza della PA. Uno dei più comuni effetti della corruzione, ad esempio, consiste nella lievitazione del costo delle opere o dei servizi affidati attraverso gli appalti pubblici, che, in una fase come quella attuale, rischia di accentuare una dinamica di rialzo dei prezzi che ha già moltiplicato i costi delle opere infrastrutturali. L’incapacità di arginare il fenomeno corruttivo potrebbe rendere irrealizzabili le opere previste dal Pnrr, che rischierebbero di divenire, a fine 2026, incompiute. Una simile ipotesi comporterebbe l’obbligo di restituire le somme erogate dalla Ue e investite dal Governo e dagli enti infrastatali. Al di là di questi effetti diretti, bisogna considerare che la pervicacia del fenomeno corruttivo rischia di neutralizzare gli effetti positivi del Pnrr e ostacolare i processi di crescita economica. Il Piano, dunque, fa bene a perseguire la lotta alla corruzione con una strategia articolata, incentrata sulla riforma della giustizia e della PA, oltre che sulla semplificazione.


Intervista tratta da Business People di aprile 2023, scarica il numero o abbonati qui