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Fido Green: la soluzione di Ener2Crowd per i progetti aziendali Esg

Sergio-Pedolazzi-Ener2Crowd Sergio Pedolazzi, cofondatore di Ener2CrowdCredits: 2024 Ener2crowd Srl

La sostenibilità e la transizione energetica rappresentano ormai una priorità per tutti i settori, con le aziende che sono sempre più interessate a operare nel rispetto dell’ambiente e a ridurre il proprio impatto ed emissioni nocive, attraverso la realizzazione di progetti green che possono davvero fare la differenza per quel che concerne la salvaguardia del Pianeta e il benessere della collettività.
In quest’ottica, gli imprenditori sono alla costante ricerca di capitali e risorse economiche per finanziare e portare a termine i propri obiettivi incentrati sui parametri Esg (Environmental, Social e Corporate Governance), così da poter divenire concretamente parte attiva in questa rivoluzione verde che sta coinvolgendo ogni comparto.
A venire in aiuto delle aziende, ci ha pensato Ener2Crowd, la piattaforma e app degli investimenti sostenibili numero 1 in Italia, che offre uno strumento altamente efficiente dedicato alle imprese per ricevere un supporto finanziario a favore delle proprie iniziative Esg, denominato Fido Green. Per comprendere pienamente di cosa si tratta, abbiamo intervistato Sergio Pedolazzi, cofondatore di Ener2Crowd.

Come nasce l’idea di Fido Green?
Da anni in Ener2Crowd lavoriamo al fianco delle imprese che operano nel settore dei servizi energetici o che devono migliorare il proprio profilo Esg attraverso l’implementazione di iniziative che puntano alla riduzione delle emissioni di CO2. Questo ci ha permesso di sviluppare una expertise unica nell’abbinare alla dimensione economica dell’azienda una capacità di indebitamento specifica per la crescita della sostenibilità del business, valutando parametri generali e parametri puntuali legati ai progetti e i risultati conseguibili. Siamo quindi in grado di assegnare per ogni progetto una componente di co-finanziamento crowdbased che rappresenti da una parte un concreto aiuto per l’impresa e dall’altra un’opportunità per gli investitori a rischio basso o limitato. Tale analisi, inoltre, può essere fatta anche su una più ampia pipe-line di sviluppo, annuale o pluriennale, permettendo di costruire un rapporto di medio-lungo termine con gli operatori.

Come funziona e chi può richiedere questo strumento?
In sostanza FidoGreen è prodotto di finanziamento che stima la capacità di indebitamento puntuale (specifica per progetto) e totale annuale per realizzare progetti che rispondano alle caratteristiche Esg – chiaramente rappresentate nella tassonomia dell’Unione Europea –, in funzione della dimensione aziendale. A questo dato si abbina anche un calendario di erogazione dei fondi basato sulla “stagionalità” (momento dell’anno) e durata del rapporto con gli investitori (esposizione, puntualità nei pagamenti, numero di investitori coinvolti e fidelizzati). FidoGreen può essere richiesto da tutte quelle aziende che intendono realizzare progetti il cui scopo è migliorare le proprie performance o quelle dei propri clienti in chiave Esg.

Quanto può richiedere un’azienda come disponibilità di fondi tramite FidoGreen?
La disponibilità di fondi che possiamo accordare ad un’azienda può dipendere da molti fattori, tra i quali anche il fatto di essere un cliente ricorrente o meno: più si dimostra di saper onorare gli impegni con gli investitori più questi sono predisposti a sostenere un’impresa. Partiamo da una prima tranche di finanziamenti che può andare dai 150 mila euro ai 500 mila, fino a un massimo (definito per legge) di 5 milioni di euro all’anno. I tassi di interesse da offrire sono legati all’andamento dell’Euribor per i tassi variabili e dell’Eurirs per i tassi fissi. Nella sostanza applichiamo uno spread che renda l’investimento appetibile, senza che vada a rappresentare un costo insostenibile per l’iniziativa, sia in termini assoluti che per ciò che riguarda la durata del finanziamento. A oggi FidoGreen è nella pratica più competitivo di un finanziamento bancario “corporate” e di un fondo di investimento specializzato.

Sono molte le aziende che si sono già legate a voi per finanziare iniziative Esg, quali sono le tipologie di progetti più diffuse?
Da quando abbiamo iniziato sono oramai più di 60 le aziende che si sono finanziate attraverso la nostra piattaforma e comunità di investitori, e ognuna di loro ha ricevuto almeno due finanziamenti (ha lanciato due campagne di raccolta dei fondi di debito, ndr). Le tipologie di progetti più diffuse sono quelle che fanno parte della categoria “E” (ambiente) e in particolare della sottocategoria climate mitigation, ovvero soluzioni il cui scopo è contrastare o rallentare il cambiamento climatico attraverso una riduzione dei consumi o maggiore efficienza, quindi riducendo o evitando emissioni di CO2, in modo diretto o indiretto: rinnovabili, efficienza energetica, riqualificazione edilizia, mobilità sostenibile, ma anche accesso alla risorsa idrica e lancio di prodotti più sostenibili e/o circolari.

Ener2Crowd è da sempre molto attento nello scegliere i proponenti di progetto, quali sono i parametri e gli strumenti che utilizzate per la selezione?
Ener2Crowd svolge una due diligence molto dettagliata suddivisa in quattro fasi che ha lo scopo di validare l’opportunità di investimento e fare trasparenza su eventuali rischi operativi e/o tecnologici e/o reputazionali e/o ambientali e dunque sui potenziali impatti socio-economici derivanti. Il risultato è uno scoring, noto come EnerScore+ che si abbina a un tasso di rendimento congruamente comparabile con il contesto di mercato (tassi generali) e con il profilo di rischio dell’iniziativa. Le quasi fasi della due diligence sono: analisi del merito creditizio del soggetto proponente (svolta da società esterna ed indipendente) che produce un vero e proprio “rating finanziario”, integrato di matrice Esg. Analisi tecnico-economica del progetto, per validare le performance, anche ambientali, e poter verificare la sostenibilità del debito nonché assegnare un indicatore di sostenibilità (Isi) all’investimento. Analisi della storicità aziendale, per verificare le competenze dell’impresa. Analisi del profilo Esg del progetto attraverso una valutazione degli Sdgs (Sustainable Development Goals) traguardati. La nostra due diligence viene spesso presa a modello anche dai fondi di investimento istituzionali con cui lavoriamo e ci confrontiamo per il livello di dettaglio e per l’ampiezza del campo di ispezione ed è stata validata anche dagli enti vigilanti Consob e Banca d’Italia.

Quali sono le maggiori difficoltà che riscontrano gli imprenditori in questo campo e come possono essere superate?
Trovare fondi per sviluppare iniziative Esg richiede nuovi processi, un’adeguata e rinnovata cultura e la capacità di comprendere e valorizzare tutta la gamma di benefici che il progetto è in grado di generare. Questi elementi difficilmente si ritrovano negli strumenti e nei canali della finanza tradizionale. E se si riescono a superare queste difficoltà di dialogo e comprensione, molto spesso i tempi di erogazione dei fondi sono lunghi e corredati da processi burocratici e legali estremamente costosi e farraginosi. Su Ener2Crowd siamo in grado di validare un progetto in meno di una settimana, calendarizzarlo nel giro di poche settimane ed erogare i fondi in pochi giorni. Nei casi più complessi in tre mesi il cliente ha la disponibilità del finanziamento, mentre a volte riusciamo in meno di 20 giorni a fare tutto.

In conclusione, una domanda di carattere generale: quali sono le sfide future della finanza green?
La sfida della finanza si muove lungo due direttrici: integrarsi sempre di più nella cultura delle imprese come strumento “para-bancario”, ovvero inserito in un portafoglio più ampio di soluzioni che permetta però di far leva sulla capacità operativa dell’impresa, aiutandola a scalare il mercato. Riuscire ad attrarre e coinvolgere investitori nel finanziare iniziative che si sviluppano sempre più sul medio termine (4-6 anni) per avere a disposizione sempre più imprese, sempre più trasparenti e coscienziose, e dunque iniziative e relazioni con profili di rischio bassi o limitati. In entrambi i casi richiederà una maggiore strutturazione e capacità di gestione e presenza sul mercato (creditori e debitori) da parte degli operatori del settore (le imprese fintech).