Orient Express: c’era una volta (e c’è ancora)

Simbolo senza tempo di lusso e avventura, l’iconico treno vive un momento di rinascita grazie alla riscoperta del turismo “lento” e si prepara a debuttare su nuovi itinerari in Italia

Orient-Express-La-Dolce-Vita© Rendering Orient Express La Dolce Vita by Dimorestudio

È il più leggendario dei tre­ni, quello che ha incanta­to e sedotto generazioni di viaggiatori. Poco impor­ta se adesso compie 140 anni: il mitico Orient-Express ha il fasci­no dei grandi classici che non tramon­tano mai. Quante storie sono avvenute nei suoi vagoni, quanti personaggi han­no dormito al suo interno, quanti amori, intrighi (e assassinii: chi non ha letto e riletto l’omonimo giallo di Agatha Chri­stie?) sono capitati lungo il suo percor­so da quando, nel lontano 1883, il treno ha compiuto la sua tratta inaugurale, da Parigi a Costantinopoli?

Ce lo ha raccontato anche Orient-Express & Cie. Itinerario di un mito moderno, una bella mostra a cura di Eva Gravayat e Arthur Mettetal, ospitata fino al 21 maggio nella splen­dida sede dell’Accademia di Francia di Roma. Coprodotta dal Fonds de dota­tion Orient-Express e dal festival Ren­contres d’Arles, ha raccolto e ripropone progetti, mappe, disegni tecnici, mani­festi pubblicitari di repertorio e, ovvia­mente, moltissime immagini: la maggior parte anonime, scattate da viaggiatori, altre di fotografi dell’epoca, come Sébah & Joaillier. A corredo delle testimonianze storiche, anche i reportage contemporanei di Sarah Moon, che si è mossa più volte lungo gli itinerari del treno e una docu-fiction sonora realizzata per la mostra dallo scrittore Mathias Enard che si concentra su una tratta particolare, la Rome-Express, un treno di lusso usato dall’alta società inglese in cerca di sole e mare, lungo la Costa Azzurra e Ligure, fino a Roma.

Orient Express: un viaggio nel lusso

L’Orient-Express non rappresenta però solo un mito del passato. Sta riscuotendo l’interesse dei viaggiatori il Venice Simplon Orient-Express. A Belmond Train, una proposta del Gruppo Belmond, pioniere nei viaggi in treno di lusso. Anzi extra-lusso, perché qui si viaggia su 11 carrozze dal tradizionale colore blu che arrivano direttamente dal passato (sono infatti state costruite alla fine degli anni 20), con bagni d’epoca restaurati per l’occasione. Oltre 14 le tappe proposte (tra cui alcune tratte più brevi, di una sola notte, come da Londra a Venezia o da Parigi a Firenze) inclusa la mitica Parigi-Istanbul, per un viaggio indimenticabile, che i più fortunati trascorrono in Grand Suites con spazio lounge e servizi in marmo.

Il nuovo Orient-Express La Dolce Vita

Visto l’incremento del turismo luxury-slow, che cerca proposte esclusive da gustare a ritmo lento, non stupisce che il prossimo anno dai cantieri (questa volta del Gruppo Accor) uscirà anche un “nuovo Orient-Express”, molto “made in Italy”. Si chiamerà La Dolce Vita e anziché condurci a Est, si concentrerà sul Bel Paese, proponendo sei diversi itinerari lungo tutta la Penisola, da Nord a Sud. Un percorso, ad esempio, partirà da Milano per arrivare lungo la via del Brennero a Cortina d’Ampezzo, un altro attraverserà la storica ferrovia della Val d’Orcia, un altro ancora partirà da Roma per arrivare nel Gargano e percorsi sono previsti anche nelle zone più suggestive e meno battute della Sicilia e della Calabria. C’è già la lista d’attesa perché non sarà un treno come gli altri (la tariffa è di 2 mila euro al giorno), ma dotato di interni extralusso e dettagli studiatissimi, basti pensare che ogni convoglio è composto di dieci carrozze con all’interno solo 32 cabine, di cui 20 suite e 12 deluxe, per una capienza totale di appena 64 passeggeri.

La storia dell’Orient-Express

Lusso estremo, privacy assoluta, itinerari insoliti: il nuovo Orient-Express all’italiana vuole recuperare lo spirito del mitico treno ideato nel 1883 da Georges Nagelmackers, ingegnere e imprenditore belga della Compagnie Internationale des wagons-lits, che ebbe l’ardire, per la prima volta nella storia, di coniugare il super comfort ai viaggi lunghi. Prima dell’Orient-Express, infatti, muoversi era tutt’altro che una passeggiata di salute: Nagelmackers ideò, intuendo ottime possibilità di business, il primo treno transnazionale di lusso dotato di cabine confortevoli come le stanze di un hotel, di un ristorante degno di questo nome, con pietanze preparate al momento, e persino di una biblioteca dove prendere in prestito dei libri per ingannare piacevolmente i lunghi tempi di percorrenza del viaggio.

Fu una vera e propria rivoluzione culturale, un passaggio epocale per la storia del turismo. A raccontarlo sembra tutto facile, ma tornando indietro nel tempo dobbiamo immaginare quanto l’impresa di un treno transnazionale – con Stati in perenne disaccordo tra loro – all’inizio parve folle. Giocò a favore del geniale inventore il fatto che il Belgio ai tempi avesse una posizione neutrale nel complesso scacchiere politico di fine 800, ma non fu immediato, anche a livello diplomatico, stabilire il percorso della tratta Parigi-Costantinopoli che prometteva agli annoiati aristocratici europei l’esotismo della Turchia e l’assaggio dell’Asia.

A spulciare le cronache del tempo, si legge di come i giornalisti si sbizzarrirono a seguire, il 4 ottobre del 1883, alle ore 19.30, la partenza del treno, ribattezzato “Grand Hotel sulle rotaie”. I passeggeri sarebbero arrivati sul Bosforo all’alba, dopo una corsa su rotaie (tranne il tratto di attraversamento del Danubio e quello del Mar Nero su nave) di 81 ore di viaggio: pare incredibile. Fu l’inizio di un mito che durò decenni. Sull’Orient-Express le lenzuola di seta erano cambiate ogni giorno, sui tavolini si beveva da cristalli di Baccarat, i cibi si assaggiavano in piatti di porcellana cinese, seduti su sedie di cuoio di Cordova.

Tartufo e foie gras non mancavano mai e il cognac scorreva a fiumi (il treno era dotato persino di una cantina, per meglio conservare i vini). Nelle sue carrozze si sono aggirate spie (la più nota, la più bella: Mata Hari), dive (come Marlene Dietrich), scrittori (come Ernest Hemingway, che raccontò il viaggio come inviato). I racconti dall’Orient-Express hanno ispirato romanzi ad Apollinaire, Graham Greene, Agatha Christie e film come Dalla Russia con amore, del 1963, o Assassinio sull’Orient-Express di Sidney Lumet (una pellicola del 1974 tratta dal romanzo della Christie, che darà poi a sua volta origine a molti remake).

Eppure, anche il leggendario e inossidabile Orient-Express ha subito delle feroci battute d’arresto: la prima durante la Grande Guerra, cui seguì un nuovo percorso nel Dopoguerra che collegava Londra, Parigi e Istanbul passando dal traforo del Sempione ed evitando la sconfitta Germania. Il secondo stop ferroviario è del 1940 quando Hitler, che odiava quel tipo di treno, ordinò di firmare la resa francese proprio su un vagone ristorante dell’Orient-Express che poi fece bruciare a Berlino, davanti alla porta di Brandeburgo, alla vigilia della II Guerra Mondiale. Seguiranno anni difficili: l’Orient-Express ha faticato a risorgere dalle sue ceneri, ha perso lo status di treno di lusso e ha addirittura ceduto all’“onta” della seconda classe. Si sarebbe persino perso – lo racconta bene la mostra a Roma – il suo ricco archivio fotografico, se l’associazione degli ex dipendenti non si fosse attivata per garantirne la cura e la conservazione. Ora però è il momento della riscoperta e della nuova rinascita come mezzo di trasporto ideale per un turismo lento, a caccia di mete insolite, tra le coccole di carrozze che profumano di un tempo che fu, per vivere una vacanza degna di un romanzo.

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