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Orologi e mestieri d’arte: la bellezza è un mestiere

Altro che competizione con gli smartwatch, l’alta orologeria torna a puntare sui maestri d’arte, per soddisfare chi vede nei segnatempo una fonte di gratificazione estetica e intellettuale

L’assalto degli smartwatch all’orologeria meccanica tradizionale è ormai argomento di dibattito anche tra i non addetti ai lavori. C’è chi ritiene questa “crisi” simile a quella del quarzo degli anni ‘70, in cui sembrava che gli orologi meccanici fossero sul punto di essere spazzati via per sempre (al contrario iniziarono una nuova affermazione) e chi, invece, ritiene questo snodo senza precedenti. Certamente l’incremento globale prossimo al 20% di vendite di smartwatch nel 2017 ha portato a un’indiretta contrazione per alcune tipologie di orologi tradizionali, ma chi conosce questo mondo sa che non esiste una reale competizione culturale fra i due strumenti.

Se è vero che qualche importante Manifattura sta virando verso l’offerta multimediale mettendo in catalogo orologi connessi, come Tag Heuer e Montblanc, queste “avanguardie” non fanno che ampliare il solco di incomunicabilità fra due interpretazioni dei tempi. La banale circostanza dell’avere un oggetto al polso, non qualifica quell’oggetto, perché a fare la differenza è ovviamente l’interpretazione che ne dà chi lo indossa. Se l’utilizzo è meramente funzionale, l’aumentare della connettività e del numero di funzioni disponibili lo renderanno certamente più appetibile; se, al contrario, si interpreta l’orologio come un oggetto culturale, ovvero una sintesi di proprietà materiali e immateriali, non vi è sviluppo tecnologico che valga quanto un significato incorporato in un simbolo. Chi vede in un orologio una fonte di gratificazione estetica e intellettuale, quale interesse potrà mai riservare alla notizia di un’aumentata connettività di un nuovo smartwatch? Sarebbe come immaginare che un collezionista smettesse di acquistare dipinti perché ne sono usciti di nuovi in dvd.

Parallelamente agli ammiccamenti verso il digitale, negli ultimi Saloni di Ginevra e Basilea si è, infatti, delineata una forza creativa opposta, che riporta l’Alta orologeria verso il proprio centro pulsante di materiale immaterialità: i mestieri d’arte. Se la micromeccanica, pur nelle sue vette manifatturiere, è pur sempre legata al tempo e ne è devota ancella, le arti applicate trovano nella miniaturizzazione orologiera una sfida di libertà creativa, dove gli istanti vengono incisi, smaltati, incastonati, decorati, intarsiati, da una mano sempre diversa e divengono perciò irripetibili. Nel 2017 marchi faro come Patek Philippe, Vacheron Contantin, Piaget e Blancpain hanno distillato dai polpastrelli dei più grandi artisti della miniaturizzazione dei capolavori, che meritano una messa a fuoco.

Sublime esempio di scheletratura e incisione, il Calatrava Squelette 5180 in oro rosa rappresenta la magnificenza Patek senza veli, con il calibro 240 ultrapiatto a carica manuale che procede la sua ineffabile marcia benché traforato e intagliato fi no all’essenza della purezza meccanica. Dopo aver disegnato uno schizzo del soggetto, l’incisore trasferisce con la puntasecca sul metallo le linee guida per il bulino. L’artista, che opera attraverso un microscopio binoculare, con una mano preme il bulino sul metallo, mentre con l’altra regge il pezzo con la sfera da incisore, che ruota per tenerlo costantemente all’angolo migliore per essere lavorato. Nella traforatura di un movimento scheletrato, come il 5180, più artigiani operano alla stessa impresa incisoria, scolpendo un miracolo di antico saper fare che sopravvive grazie a Patek Philippe e ai pochi altri committenti in grado di sublimarne il magistero manifatturiero.

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La grandezza in tema di mestieri d’arte dell’altra grande Maison ginevrina, Vacheron Constantin, è nota agli appassionati. Quest’anno le sue maestranze hanno creato una linea di tre orologi ispirata a Niccolò Copernico e all’eliocentrismo. La collezione Métiers d’Art Copernicus celestial spheres presenta lo stesso quadrante declinato in tre esecuzioni, che si avvalgono rispettivamente di differenti tecniche, ma in tutti si può ammirare l’orbita ellittica tracciata dalla Terra attorno al sole. I decori sono ispirati alle illustrazioni grafi che di Andreas Cellarius, cartografo del XVII secolo, autore dell’Harmonia Macrocosmica, il più sontuoso atlante delle stelle realizzato in età moderna. Negli approfondimenti in pagina trovate la referenza che fonde passato e futuro del mestiere d’arte dell’incisore, unendo incisioni manuali ad altre al laser su vetro zaffiro. Uno spettacolo che vale davvero la pena di essere osservato dal vivo.

Il celebre mecenatismo di Piaget, noto a Venezia grazie al restauro della Torre dell’Orologio, ha ispirato una collezione di mestieri d’arte dedicata a una città che nell’arte sembra emersa. Fra le incantevoli referenze dei Secrets of Venice, che sfavillano di raffinate tecniche manuali, abbiamo scelto il Protocole XXL, foggiato dall’artista del micro-mosaico Cesare Bella. Quasi 5 mila microscopiche tessere di vetro vanno a formare un’immagine della Basilica di Santa Maria della Salute.

La nostra rassegna di chiude con il Blancpain Villeret 8 Giorni Manuale. Questo pezzo è scolpito in oro e shakudõ, una lega d’oro e rame spesso utilizzata in passato dalla Maison, e mostra il combattimento fra due mucche regine della Val d’Hérens, che fanno parte del patrimonio svizzero dal 1861, con il Cervino (Matterhorn) a fare da sfondo. Le tre parti che compongono il quadrante sono patinate con il rokushõ, parola che indica un bagno di sali di rame. A seconda del numero e della durata dell’immersione, il colore del quadrante varia per intensità e rifl essi. Perciò ogni sfumatura e ogni effetto di profondità degli orologi variano secondo la sensibilità dell’incisore e il modo in cui impiega il rokushõ.