Il segno del tempo

Dai cipolloni da tasca al primo modello da polso, passando per quelli digitali, quelli artigianali e gli evergreen. Gli orologi sono un segno di stile del quale nessuno può fare a meno

Di certo l’uomo ha sempre sentito la necessità della misurazione del tempo, e infatti sono del 1500 A.C. i rudimentali orologi ad acqua utilizzati dagli Egizi, perfezionati poi nei secoli fino a giungere a clessidre e orologi solari. Solo attorno al XIII secolo, in Europa, comparirono i primi orologi meccanici; seguirono poi quelli a pendolo, e nel 1800 l’applicazione del bilanciere consentì il perfezionamento dei primi orologi da tasca comparsi a partire dal XVI secolo. L’orologio da polso fu inventato alla fine del XIX secolo tra i primi da Patek Philippe. Inizialmente era un accessorio esclusivamente femminile. Tra gli uomini era comunemente usato l’orologio da tasca, il “cipollone”. All’inizio del XX secolo il pioniere dell’aviazione brasiliano Alberto Santos-Du-mont, avendo difficoltà a leggere l’ora a bordo dell’aereo di sua fabbricazione, chiese all’amico Louis Cartier un orologio più pratico. Cartier gli diede un modello da polso con cinturino in cuoio di cui Dumont non fece più a meno. Poco dopo la moda iniziò a dilagare anche nel mondo maschile. Dame e cavalieri di inizio secolo sfoggiavano gli orologi da polso come un nuovo status symbol, tanto che non li coprivano mai con le maniche degli abiti affinché catturassero l’attenzione. Un decennio più tardi la produzione di modelli da polso parificò quelli da tasca, finché questi furono destinati a essere rimpiazzati dai praticissimi rivali. Il XX secolo vede il diffondersi dell’orologio come accessorio che, come tutti gli oggetti che diventano immagine, risente delle mode e dell’avvicendarsi delle tendenze.

L’era digitale

Oggi è considerato un accessorio che riflette stili di vita e modi di essere: i più famosi marchi nel campo della gioielleria, dell’abbigliamento, della moda si sono cimentati nella realizzazione di linee di orologi andandosi ad affiancare ai produttori storici. La storia racconta dell’evoluzione da stru mento di misurazione del tempo a moda, a oggetto di design, a simbolo. Con lo sviluppo dell’elettronica e la riduzione dei prezzi diventano popolari a partire dagli anni ‘70 gli orologi digitali, che mostrano cioè l’ora direttamente con cifre invece piuttosto che per mezzo di lancette. Da allora molte novità si sono susseguite. Negli anni ‘80 Seiko mette in commercio un orologio con incluso un monitor televisivo. Diverse aziende provano a realizzare orologi da polso con incorporato un computer (l’Ibm ne ha realizzato un modello in grado di fare girare Linux). Gli anni ‘80 sono anche gli anni dello Swatch (contrazione di Swiss Watch), orologio dai costi contenuti e dal design accattivante, risultato ottenuto riducendo notevolmente il numero di componenti e il tempo di fabbricazione. Inoltre, grazie agli artisti che li disegnano, nascono collezioni ogni anno, trasformandolo da oggetto “per sempre” a un elemento di moda da cambiare di frequente. Questi orologi sono ambìti oggetti di collezionismo e diventano status symbol tra i giovani, al punto che il fenomeno è ancora oggi oggetto di studio nelle scuole di design per dimostrare il potenziale commerciale del design industriale. Oggi, che spesso l’ora viene guardata, d’istinto, sul display del cellulare, l’orologio si è liberato dal ruolo di strumento di servizio, per diventare accessorio di stile con completa libertà di forma, materiale, dimensioni.

I new e i classici

Oltre ai classici da gioielleria, i cronografi storici in pelle e acciaio, e le creazioni dei più svariati stilisti tempestate di pietre o perline, i designer si sono divertiti a giocare con questo oggetto, ottenendo risultati insoliti. Ne sono un esempio gli orologi dove l’ora si legge su led incastonati nel cinturino di metallo, o quelli digitali in gomma il cui design viene dal MoMa di New York, minimal e coloratissimi, o il Cycle Life, che suggerisce al proprietario cosa fare. Gli orologi sono diventati prodotti di utilizzo, culto e collezionismo insieme, caso assai raro per un oggetto. E alcuni esemplari vengono battuti a prezzi stratosferici e sono contesi da collezionisti di ogni parte del mondo. Ma anche chi voglia acquistare un orologio nuovo (a proposito, la moda dei digitali è miseramente tramontata, e si è tornati alle lancette) da portare al polso, può arrivare senza remore a spendere cifre da capogiro, come ben sanno i rivenditori di marche di lusso. Sono passati i tempi in cui bastava “avere l’orologio” (di solito ricevuto in regalo per la Prima Comunione) per possedere una parvenza di distinzione sociale. Lo racconta anche Don Milani nelle sue Esperienze Pastorali, quando spiega che per le famiglie degli anni ‘50 dover regalare l’orologio al figlio che faceva la Comunione era uno sforzo economico non da poco. E non valeva che lo regalasse lo zio, perché quando avrebbe fatto la Comunione il cugino, l’obbligo sarebbe tornato indietro come un boomerang. Oggi un orologio è alla portata di tutti, nella sua forma basic. Riguardo gli orologi super-costosi, basti accennare che il Vacheron Constantin Tour de l’Ile (prodotto in soli sette esemplari) è stato venduto a un’asta in aprile per 1,5 milioni di dollari (ha anche il primato di orologio più complicato al mondo, ha richiesto 10 mila ore di paziente lavoro per essere realizzato), il Platinum World Time, creato dalla Patek Philippe, è stato venduto all’asta per 4 milioni di dollari, mentre la stessa azienda ha prodotto un altro esemplare tra i più costosi del mondo, il Supercomplication, un orologio da tasca creato nel 1932 per il banchiere Henry Graves Jr., del valore di 11 milioni dollari. Ma il primato va a una creazione di Chopard, disponibile per 25 milioni di dollari. La sua geometria geoide sembra un errore di costruzione, mentre in realtà presiede a un gioco di luci e riflessi dovuti ai 163 carati di diamanti bianchi e gialli che ne ricoprono la superficie.

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