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Lifestyle

C’è sostanza oltre lo stile

Dall’allure più moderna al nostalgico effetto vintage, dietro a diversi capi delle prossime collezioni uomo si celano mix insoliti di fibre e tessuti, sperimentali per intrecci e per colorazioni. All’insegna, sempre e comunque, dell’estrema leggerezza delle mise, accanto alla massima qualità della lavorazione e della cura dei dettagli

Fibre naturali o tecniche, rivisitate in chiave hi tech con combinazioni avanguardistiche di materiali e tinture. Lino, cashmere, cotone e lana mixati con nylon, in cerca di effetti di estrema leggerezza ed elasticità. La moda uomo delle prossime collezioni è improntata nel segno della tecnologia e dell’avanguardia di macchinari tessili e laboratori di ricerca altamente specializzati, come dimostrano, per esempio, anche i numerosi filati pregiati ritorti al massimo, senza pregiudicare – semmai per esaltare – la qualità delle stoffe, e i particolari sistemi di “impiumaggio” a getti d’aria per bilanciare le grammature dei capispalla. Abiti pensati per poter essere infilati agevolmente anche nel più ridotto dei bagagli, per l’uomo d’affari sempre in viaggio, e per essere esibiti con disinvoltura tanto in contesti di lavoro, quanto durante il tempo libero. Ma se le prossime linee maschili sono state create, in prevalenza, con tessuti tecnici e sperimentali, per trame, intrecci e colorazioni innovative, non mancano, comunque, di presentare quella cura minima per i dettagli e le rifiniture rigorosamente fatte a mano, frutto della tradizionale artigianalità made in Italy che personalizza l’avanzata lavorazione industriale.

ELASTICA LEGGEREZZA

Elasticità, morbidezza e totale leggerezza sembrano essere le parole d’ordine di designer, stilisti, responsabili di prodotto e ricercatori per quanto riguarda le fibre naturali e sintetiche utilizzate da numerosi marchi del fashion maschile, filate in modo ora più tradizionale, in versione vergine, ora più sperimentale, in abbinamenti insoliti, ma performanti. «Nelle collezioni primavera/estate abbiamo privilegiato materiali ultra leggeri e confortevoli», spiega Emanuele Fortunato, responsabile ufficio stile del brand Era Milano. Quali? Per esempio «la mussola di cotone, quasi impalpabile, personalizzata con stampe floreali stile anni ‘70, sviluppate nelle tonalità del sabbia e del grigio, mixata al celeste». Guardando al prossimo autunno/inverno, invece, «abbiamo selezionato lane di diverse finezze per dare vita a maxi cardigan e maglie in grado di sostituire il classico cappotto», specifica Fortunato. Nei laboratori esterni a cui si appoggia Era Milano, gli studi più numerosi avvengono sulla lana, che può essere pura o miscelata con filati di origini diverse. «La tendenza», commenta il responsabile ufficio stile del marchio, «è quella di combinare le fibre animali a materiali vegetali, per rendere un capo o un accessorio, sempre più morbido e allo stesso tempo caldo, ma leggero. Una delle combinazioni più riuscite è quella di lana e lino, due tessuti opposti che diventano complementari».

Tra le “mise” delle prossime linee, che evidenziano la ricerca di leggerezza e di morbidezza delle stoffe, c’è la giacca non tradizionale con le peculiarità di una camicia o di un cardigan. Ne è un esempio la “knit jacket” della capsule collection firmata Cantarelli, realizzata, come illustrano dall’azienda, attraverso una selezione di lane che come look e come mix di colori ricordano lo shetland, ma caratterizzate al contempo, grazie a uno specifico trattamento, da un’estrema morbidezza, tipica del “lambswool”, la lana ricavata dalla prima tosa d’agnello. Tecnologie all’avanguardia che, fondendosi con l’artigianalità degli operai di Cantarelli, consentono al marchio aretino di raggiungere flessibilità e morbidezza anche nelle diverse collezioni di jersey; in questo caso, la duttilità del tessuto è data dall’estrema ritorsione del filato.

Analoga ricerca di levità e sottigliezza è quella che ha guidato Angelo Nardelli nell’ideazione della “giacca camicia” della collezione autunno/inverno 2012/2013, dalla struttura snella e decontratta. Affermano, infatti, gli stilisti dell’azienda di Martina Franca (Ta), impegnati in prima persona nella ricerca di materiali e trattamenti innovativi: «Abbiamo denominato in quel modo il capo perché siamo partiti da tessuti di puro cotone tipicamente di camiceria, rifiniti con lo stesso processo che viene utilizzato per il trattamento del cashmere». Lane superfini e cotoni ritorti, accanto a lini e canape made in Italy, sono stati, invece, combinati ad hoc per creare la “giacca superleggera”, cult di Angelo Nardelli 1951, linea “formale” della collezione primavera/estate 2012.

SOFFI DI PIUME HI TECH

Riguardo alla leggerezza e alla flessibilità dei capi tecnici, un discorso a parte va poi dedicato al piumino, per l’ulteriore specificità dei trattamenti a cui esso è sottoposto. Dichiara a Business People Nicola Cinelli, titolare di Cinellistudio: «Ricerchiamo materiali e tecniche di confezione atti a ridurre al massimo sia il peso del capo finito sia la “costrizione”del fiocco di piumino, perché questo mantenga le sue qualità di termoregolazione e igroscopicità (capacità di assorbire l’acqua, ndr)». Due sono, in particolare, i procedimenti messi a punto dall’azienda con sede a Baggiano (Pt): Waterblock, per rendere idrorepellente il piumino d’oca, azzerare l’eventuale produzione di odori e polveri e consentire una manutenzione più semplice del capo, e Platinum Quality, che, tra le sue varie caratteristiche, dona una notevole tessitura soffice e offre traspirabilità, potere termico e igroscopico. Dotata di un laboratorio interno di analisi, Cinellistudio dedica circa il 5% del fatturato annuo (10 milioni di euro nel 2011) alla ricerca, «una lunga serie di test sulle materie principali che ne certifichino l’idoneità, livello qualitativo e sicurezza», precisa Cinelli. Che aggiunge: «Il laboratorio presenta anche un ciclo di lavorazione in miniatura in cui viene simulata la reazione e resa di ogni singola partita di piuma e piumino allo stato grezzo prima che questa venga industrializzata». Strutture caratterizzate da dispositivi d’avanguardia, secondo quanto descrive il titolare dell’azienda: «Abbiamo messo a punto un sistema di “impiumaggio” dei capi a getti d’aria e bilancia elettronica di precisione che permette di riempire ogni singola sezione del capo di abbigliamento con l’esatta grammatura di piumino elaborata a monte da nostri tecnici esperti in materia».

VINTAGE INDUSTRIALE

“Vin-tech”, ovvero il matrimonio tra vintage e tecnologia, è un concetto che tiene a sottolineare Marco Tofi, amministratore delegato e art director di Toma’s; è stato nel 1987 che l’azienda di Assisi ha acquisito il marchio veronese Aquarama, 40 mila capi prodotti all’anno e un fatturato pari a 4 milioni di euro, di cui il 4% è dedicato alla ricerca e alla sperimentazione dei tessuti. Così l’a.d. di Aquarama delinea le peculiarità del “tecno-tweed”: «Dopo una lunga e attenta sperimentazione, siamo riusciti a far tramare insieme una fibra naturale bottonata e una fibra tecnica di nylon molto sottile. I capi che abbiamo realizzato hanno così le proprietà della lana, per quanto riguarda il calore, e quelle del nylon per il trattamento antigoccia». Un risultato in cui il gusto moderno è abbinato a quello più classico, tipico del tweed inglese. Ma le sperimentazioni con note retrò di Aquarama riguardano anche altri tessuti. «Il jersey tech, dotato di anima tecnologica», prosegue Tofi, «è in grado di offrire morbidezza e leggerezza, garantendo un nuovo fit effetto stretch». Nelle collezioni della prossima stagione ricorre, inoltre, la gabardina tecnica, «proposta in ricercate colorazioni cangianti ispirate alle perle akoya giapponesi e combinata con inserti in flanella o in lana cotta, per un effetto sempre nuovo, come dimostra l’inedita A-Jacket». Il vintage, non solo come effetto finale di stile, ma anche come lavorazione dei materiali, si ritrova infine in diversi abiti e giacche Cantarelli, sottoposti a particolari trattamenti di lavaggio e tintura “old style”. Così come nei «cotoni delavé, un must have del guardaroba maschile contemporaneo», ricorda Fortunato di Era Milano, e nella linea Hydro di Angelo Nardelli, con capi lavati “stonewashed” e tinti ad hoc per conferire loro un caratteristico aspetto usato. A riprova, dunque, di un gusto per qualcosa di nuovo, che sa d’antico.

ALLA RICERCA DEL “TECNONATURAL”

C’è poi tutto un filone di ricerca che impegna stilisti, chimici e varie maestranze per ottenere e certificare la purezza delle fibre e prevede l’uso di colorazioni naturali ed ecocompatibili. È lo spirito con cui Kangra Cashmere, marchio del maglificio Hadam’s di Reggio Emilia, ha lanciato il progetto ecologico Kangra Natural, con creazioni caratterizzate dalla finezza di tessuti, tinti unicamente con infusi di bacche, erbe, radici, legni, edera, papavero, campeggio, solo per citarne alcuni. In linea con tali finalità è anche Sciarpa Lardini, prodotto proposto dall’omonima azienda di Filottrano (An) e realizzato nel segno dell’ecosostenibilità, in collaborazione con il laboratorio Asap – As Sustainable as Possibile. Delfina Capuzzo, collaboratrice Asap, sottolinea gli aspetti innovativi di questo capo, a partire «dal processo di tintura della fibra di cashmere a basso impatto ambientale – con erbe, bacche, foglie, radici – un tempo ottenuto in modo naturale con strumenti rudimentali, oggi riproposto industrialmente con macchinari appositi». Un ulteriore aspetto del progetto natural e hi tech di Lardini «lo si trova nell’effetto garza ottenuto dall’intreccio di un filato in puro cashmere, estremamente fine, con una lavorazione di tessitura che, per la delicatezza del manufatto, avviene a velocità rallentata», conclude la designer.