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Gusto

Si fa presto a dire novello

Tutte le sfumature (e le bottiglie migliori) dei vini “precoci” che i francesi sono riusciti ad esportare in usa facendoli diventare insostituibili per il giorno del ringraziamento

C’era una volta il Novello, fenomeno di costume e di una moda rivelatasi effimera non prima di aver fatto impazzire mezza Italia e aver convertito a bere vino le categorie più disparate di consumatori. Il successo dei vini Novelli dipende anche dal fatto che la vita è “veloce” e questi nettari sono perfetti per chi non vuole aspettare. Il vino, infatti, è un prodotto stagionale con i ritmi annuali della vite fatti di germogliamento, radicamento e accrescimento fogliare, allegagione (il momento in cui i chicchi diventano rossi) e infine vendemmia in un periodo che va dalla metà di agosto a fine ottobre. Poi interviene la mano dell’uomo, e i termini di legge per molti Doc, che fa mettere in commercio un vino quasi mai prima di sei mesi dalla vendemmia. Ritmi naturali che non valgono per i Novelli per i quali c’è la macerazione carbonica, una fermentazione un po’ particolare in ambiente saturo di CO2 dove i lieviti trasformano lo zucchero in (poco) alcol e molte sostanza aromatiche. Si ottiene così un vino leggero, non stabilizzato, che permette di scoprire sensazioni impossibili nei vini tradizionali. Ma sicuramente dal punto di vista di un consumatore non abituale del vino, il Novello appare come lo Champagne o il Prosecco, ovvero un prodotto godibile e immediato: un vino da bere e da consumare veloce. Proprio la sua diversità è alla base del suo grande successo. Sia in Francia che da noi. In Italia è tra l’altro consentito tagliare anche in maniera significativa il Novello proveniente da macerazione carbonica con altre partite di vino di anni precedenti o vino ottenuto con vinificazione standard. Un procedimento che permette di svuotare molte cantine piene di invenduto ma che stravolge la dinamicità e la freschezza del Novello fino quasi a renderlo un vino “normale”. Così, a lungo andare, si è persa per strada molta singolarità del prodotto fino a metterlo accanto a prodotti simili ma spesso più duraturi, stabili e piacevoli.

Per esempio, questo autunno sono almeno due le aziende che hanno messo in catalogo vini precocissimi che usciranno entro l’anno con la targhetta 2010 in etichetta. Il primo, addirittura già disponibile da settembre, si chiama proprio Settembrì ed è un bianco da una delle storiche regioni bianchiste, ovvero l’Umbria dove Cantina Tollo ha ottimizzato la coltivazione vendemmia e lavorazione di uve Chardonnay provenienti dalle località di Tollo, Canosa Sannita, e Ortona in modo da cogliere l’uva matura già in agosto, spremerle e farle fermentare a temperatura controllatissima (12 ore a 6°) e con un protocollo innovativo che permette di avere vini stabili profumati e godibili in tempi record. Il vino è infatti disponibile sugli scaffali già da un paio di mesi.

L’altra grande novità è addirittura un rosso, e qui la sfida al novello si fa su di un terreno molto simile. Si tratta di Già di Fontanafredda, un Langhe Doc dove confluiscono uve dei tre vitigni simbolo del Piemonte: Nebbiolo, Barbera e Dolcetto. Vendemmia a settembre da vigneti precoci esposti a Sud, macerazione sulle bucce minima (sette-dieci giorni in acciaio a 24 gradi) per estrarre poca struttura ma molti profumi, niente affinamento in botti di legno e infine un packaging innovativo. Aggiungeteci che la gradazione alcolica è bassa, 11%, ed ecco che avrete un’alternativa vera al novello all’italiana. Esce per la festa dell’8 Dicembre.

Per gli irriducibili del Novello, poche sono le cantine che ancora ci credono ma che per fortuna presentano prodotti godibili e raffinati, per esempio in Toscana il San Giocondo di Antinori, il Nuovo Fiore di Frescobaldi e il Santa Costanza di Banfi. Al Nord trovate in Trentino Lavis con un ottimo novello da uve Teroldego, in Friuli la Cantina Produttori di Cormons con un prodotto particolare da uve Merlot e Blaufankisch (Franconia Blu) e in Veneto quello di Villa Sandi da uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc con una percentuale di Syrah. Tappa obbligata anche in Sicilia con da provare sicuramente quello a base nero d’Avola di Antichi Vinai, prodotto a Riesi.Resiste invece, soprattutto nei paesi anglosassoni, il mito del Beujolais nouveau francese, originario del Sud della Borgogna, il famoso vino che viene annunciato nelle enoteche dalle frasche al terzo giovedì di Novembre appese al di fuori del negozio a indicare che “Le Beaujolais nouveau est arrivé!”.In Francia infatti questo vino viene ottenuto esclusivamente da uve Gamay coltivate a Sud di Digione mediante la macerazione carbonica e si caratterizzano per i sentori molto intensi vinosi e di frutta di bosco (fragola e lampone) e per il fatto che si tratta di vini di poco corpo e molto beverini, perfetti per delle tapas o aperitivi con buffet.

La grande bravura nel marketing dei francesi ha portato questa tipologia di vino sulle tavole degli americani durante la festa del Ringraziamento (Thanksgiving) con tanto di motto adattato all’inglese “It’s Beaujolais Nouveau Time!”, ad abbinarsi con il famoso tacchino ripieno. Ma in patria, in Francia appunto, si preferisce il Beaujolais quello vero, ovvero i grandi vini rossi di ben 10 AOC (le nostre DOC) che si trovano nella regione, vini sempre a base Gamay ma capaci nei villaggi Moulin-à-Vent, Fleurie, Morgon,e Brouilly di rivaleggiare con molti blasonati Pinot Nero dalla vicina Borgogna, come per esempio il ben reperibile in Italia Moulin à Vent “L’Eolienne” di Pierre Ferraud di cui potreste trovare l’ottimo 2007.

Certo che se riusciste nonostante tutti questi consigli a bere un vino del 2010 prima degli altri, potete comunque rifarvi… Sappiate infatti che nell’emisfero australe, in Argentina e in Cile e anche in Sudafrica , la vendemmia 2011 si fa a gennaio e i primi vini circolano già all’inizio di marzo: volete mettere la soddisfazione di bere davanti al camino in inverno un grande vino rosso targato 2011? Più che una bevuta, un assaggio di futuro!