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Mercato auto: pronti per la rivoluzione?

Per le case automobilistiche il futuro è tracciato: l’obiettivo è trasformarsi in fornitori di mobilità. E a mettere il turbo alla rivoluzione saranno i soldi del Recovery Plan

Da costruttori di auto a fornitori di mobilità. Il cambiamento radicale del mondo delle quattro ruote darà i suoi frutti già nel 2025, quando saranno attivi i progetti finanziati con i soldi del Recovery Plan: 27 miliardi, s’ipotizza attualmente, per l’industria automobilistica 4.0. Un’affermazione un po’ ardita sui tempi di applicazione, ma non astratta. Un dato chiave è che, nonostante il 96% dei proprietari d’auto sia convinto che continuerà a possederne una, quasi la metà (48%) ha dichiarato che, se fossero disponibili soluzioni di mobilità autonoma, potrebbe prendere in considerazione la possibilità di rinunciare al possesso del proprio mezzo.

Oltre all’auto elettrica e all’uso del Web con i clienti nelle fasi di scelta, acquisto e manutenzione, le colonne portanti di una mobilità virtuosa e costellata di servizi profittevoli sono: il car pooling e il car sharing, i noleggi a breve e medio termine, la pianificazione integrata del trasporto pubblico con quello privato, le app e i sistemi per l’infomobilità, le politiche di pedaggi e tariffazione. Da qui al 2025 si tratterà di implementarle e renderle profittevoli. Una grande sfida, perché sarà necessario gestire i Big Data con algoritmi capaci di incrociare l’inimmaginabile quantità di dati del dialogo tra le infrastrutture e i veicoli. Non si tratta solo delle info che arrivano da caselli a pagamento, ma anche da telecamere di controllo del traffico, colonnine di ricarica, sensori che registrano i flussi, e così via. A questi si aggiungono Big Data su informazioni personali, quelli che già tracciano il profilo delle preferenze, dei desideri, delle abitudini di viaggio di ciascuno, analizzati con il supporto dell’A.I.

A proposito di infrastrutture, uno dei primi passi di questo nuovo viaggio, che non ha confini definiti, è stato fatto a Torino all’inizio di gennaio. Un luogo emblematico, poiché il capoluogo del Piemonte è stata la culla dello sviluppo automobilistico in Italia grazie al contributo di marchi famosi, da Fiat a Lancia, ad Abarth, e per decenni nientemeno che la capitale mondiale dello stile automobilistico, grazie a Bertone, Giugiaro, Pininfarina, solo per citare i designer più famosi. A Torino è stato inaugurato un impianto dedicato al V2G (acronimo di Vehicle to Grid, dal veicolo alla rete), nello storico stabilimento di Mirafiori, futuro Battery Hub di Stellantis, il colosso nato dalla fusione tra Gruppo Fca e Gruppo Peugeot. V2G ha trasformato quello che finora era stato solo un costo (la sosta dei veicoli sui piazzali in attesa di essere consegnati alla rete di vendita incide per circa 100-200 euro al mese) in un beneficio, poiché le batterie delle vetture immagazzinano l’energia fornita dai pannelli solari e la trasferiscono in rete quando occorre, in particolare di notte.

La funzione V2G è già operativa da qualche anno su modelli elettrici come Nissan Leaf, progettata anche per rifornire di elettricità una baita isolata o lavorare come gruppo elettrogeno in caso di catastrofi naturali. «La mobilità sostenibile è un pilastro fondamentale su cui si basano tutte le attività di Stellantis», ha affermato Pietro Gorlier, Coo di Fca per la regione Emea. «Attualmente sono in funzione 32 colonnine in grado di connettere 64 veicoli. Entro fine anno sarà completata una pensilina composta da 12 mila pannelli fotovoltaici, in grado di produrre oltre 6,5 MWh di energia, con un risparmio di oltre due tonnellate di CO2 all’anno. L’interconnessione arriverà a 700 veicoli elettrici e sarà l’infrastruttura più grande al mondo di questo tipo».

Se la diffusione di V2G si diffondesse a tutte le concessionarie italiane, l’offerta di punti di ricarica a emissioni quasi zero farebbe un bel passo in avanti su tutto il territorio nazionale. Ovviamente, nessuno vuole restare al palo in questa corsa all’oro. Il Gruppo Renault punta tra qualche anno a essere tra i leader dell’elettrificazione e dell’economia circolare. «La formula si chiama Renaulution, un piano strategico fatto in casa che svilupperemo e realizzeremo collettivamente», ha spiegato Luca De Meo, Ceo del Gruppo Renault, durante la presentazione del nuovo piano quinquennale. «Passeremo dall’essere un’azienda automotive che fa uso della tecnologia a un’azienda tecnologica che fa uso delle auto, per cui almeno il 20% dei redditi proverranno dai servizi relativi ai dati e dal trading dell’energia entro il 2030. Vi arriveremo progressivamente, avvalendoci delle risorse offerte da questa grande azienda, delle competenze e dell’impegno dei suoi collaboratori».

Mai come oggi l’automotive è un’economia fluida con confini ed equilibri decisamente labili. Per Intel, multinazionale Usa leader nella produzione di processori, non ci sono dubbi: le automobili rappresentano in termini di connessione il terzo dispositivo tecnologico in più rapida ascesa dopo telefoni e tablet e manca poco perché tutti i veicoli siano connessi. Nel 2020, l’anno orribile, qualcosa di positivo è avvenuto: molti italiani hanno imparato a usare le tecnologie informatiche, hanno limitato gli spostamenti sui mezzi pubblici e sono nati nuovi bisogni. Per esempio, dalle ricerche sul Web in campo automobilistico si è notata la crescita di richiesta d’informazioni su auto con interni realizzati in materiali antibatterici e impianti clima dotati di filtri anti-allergeni e antivirus, richiesta subito sfruttata da Elon Musk che ha annunciato sulle sue Tesla la disponibilità della filtrazione Hepa di livello militare, anche se non è dimostrato che sia efficace contro i coronavirus. Dispositivi che ovviamente hanno un costo e che marginalizzano.

Prima o poi, però, si uscirà dal Covid e i modelli di mobilità cambieranno nuovamente. Ritorneranno quelli già noti? Alcuni analisti prevedono per il traffico privato una diminuzione del pendolarismo, l’uso stabile di moto e scooter, l’aumento del turismo automobilistico, l’incremento in città dell’utilizzo di biciclette e monopattini elettrici. E le case automobilistiche cambieranno modello di business. Per avere successo occorrerà avviare partnership strategiche con startup e fornitori di servizi per accontentare la più ampia richiesta di aiuti alla mobilità. Una domanda che necessiterà di nuove figure professionali. Secondo Modis, società di consulenza tecnologica in diversi ambiti dell’innovazione, tra cui l’automotive, avranno mercato non solo i meccatronici ma gli sviluppatori di app, gli specialisti dell’intelligenza artificiale e gli esperti di sicurezza informatica, per via della grande quantità di dati che saranno trasferiti dalle auto costantemente connesse alla rete.

Soltanto in Europa, il cambiamento potrebbe portare alla creazione di oltre 2 milioni di posti di lavoro. Naturalmente, la gara per aggiudicarsi le figure più competenti sarà molto serrata: uno specializzato in ingegneria informatica, uno sviluppatore o un esperto di robotica troveranno lavoro con estrema facilità e a condizioni molto favorevoli. Quali sono, allora, i confini che un costruttore di auto deve superare per assicurare valore aggiunto ai clienti del futuro? Alcuni nuovi scenari sono stati elaborati da un gruppo di giovani ricercatori (età inferiore ai 30 anni) del Gruppo Stellantis. Più che ponderate proposte si tratta di eccitanti provocazioni. Per prima cosa dare la possibilità di comporre e personalizzare la nuova automobile come se si mettesse in play un film su Netflix. Poi offrire auto elettriche che includano nel canone l’energia per ricaricare la batteria, l’accesso alla micro-mobilità e ai servizi pubblici, i giga dello smartphone e l’abbonamento allo stadio. Sul fronte della comunicazione, semplificare e rendere fruibili i vantaggi di un’automobile green. Come? Svuotando di contenuto i numerosi pregiudizi per modificare l’opinione comune attraverso un nuovo linguaggio in grado di contaminare i valori ecosostenibili dell’acquirente alla tecnologia. Magari attraverso una brand position mai vista prima e una nuova storia da scrivere. Il riferimento alla nuova Fiat 500 elettrica non è certo casuale. Idee intriganti che indicano come dall’e-mobility possano arrivare opportunità innovative da spalmare ad hoc sui modelli termici, avendo ben presente che nel 2025 almeno il 90% dei veicoli venduti nel mondo sarà ancora spinto da un motore a combustione.

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Dall’e-mobility possono arrivare opportunità innovative da spalmare ad hoc sui modelli termici, tenendo però ben presente che nel 2025 almeno il 90% dei veicoli venduti nel mondo sarà ancora spinto da un motore a combustione (foto © iStockPhoto)