Piccolo è bello

Le dimensioni contano, ma le nuove tecnologie dimostrano che piccolo può assicurare grandi prestazioni in termini di ecologia ed economia dei consumi. La parola d’ordine per le auto del futuro è “downsizing”, rimpicciolimento. Ma se taglie esagerate e optional superflui sono destinati a sparire, le emozioni resteranno grandi

La via giusta l’ha indicata Barack Obama quando ha benedetto l’alleanza Fiat-Chrysler. È stato lo sdoganamento internazionale del downsizing. L’accordo è stato raggiunto perché nei desideri del presidente americano i motori fiat, a quattro cilindri, potenti ma solo quanto basta e soprattutto rispettosi dell’ambiente, sostituiranno presto gli otto cilindri a v americani, tutta coppia e avidità di benzina. Cos’è il downsizing? È la consacrazione del “piccolo è bello” e l’insieme l’inizio della grande ritirata della cilindrata. Le dimensioni contano, ma le nuove tecnologie dimostrano che piccolo può assicurare grandi prestazioni in termini di ecologia ed economia. Una strada da decenni intrapresa nei motori diesel con l’introduzione del turbocompressore e che adesso si sta estendendo anche ai benzina. Questi ultimi, in particolare, vedono il turbo, meglio a doppio stadio, associato a sistemi di iniezione diretta. Un’accoppiata vantaggiosa perché avvicina il rapporto di compressione a quello di un motore aspirato. Per buona parte della corsa di compressione, infatti, nel cilindro è presente solo aria, il che riduce il rischio di detonazione o “battito in testa”. Esempi di questo tipo sono il 1.600 frutto di uno studio congiunto tra Bmw e Gruppo Psa (Peugeot-Citroën) adottato da Mini Cooper e Peugeot 207 e 308 Thp; i motori Volkswagen Tsi, tra i quali spicca il nuovissimo quattro cilindri di 1.984 cc, da 210 cv, che si avvale di un doppio sistema di sovralimentazione (compressore volumetrico e turbo), che equipaggia la Golf Gti VI in vendita da qualche settimana. Motori che interpretano alla perfezione il pensiero di Martin Winterkorn, il numero uno del gruppo Volkswagen: «Il futuro è nello slogan “Risparmiare senza rinunciare”, un motto che imporrà ai costruttori di progettare auto più essenziali e meno lussuose, senza per questo rinunciare a bellezza e prestazioni».

Effetto downsizing

Ovviamente in prima linea nella ricerca delle nuove tecnologie il Gruppo Fiat, che dopo i 1400 cc da 120 e 150 cv, però con iniezione tradizionale, da poco ha messo in vendita un supermotore, il quattro cilindri 1750 cc da 200 cv con turbo e iniezione diretta e omologato Euro5. La casa italiana inoltre ha allo studio da tempo un potente bicilindrico benzina di 900 cc, i cui dati, secondo alcune indiscrezioni, sembrano sorprendenti, in quanto sarebbe capace di ridurre considerevolmente i consumi e le emissioni rispetto a un motore tradizionale. Il downsizing, infatti, diventa ancora più efficace quando si può tagliare il numero dei cilindri: Saab, per esempio, utilizza su quasi tutta la gamma propulsori quattro cilindri turbo invece dei sei cilindri della concorrenza; Ford Usa sta lanciando la tecnologia Ecoboost, che prevede di sostituire i 3.5 V6 e 4.6 V8 attuali rispettivamente con unità 4 cilindri 2.0 e V6 3.5, entrambi con turbo e iniezione diretta. Di certo i piccoli propulsori benzina sovralimentati consumano meno di motori convenzionali, con valori dell’ordine del 12-15% e punte del 20-25% quando diminuisce il numero dei cilindri. Se gli ottimi rendimenti dei turbo-diesel restano difficili da raggiungere, i turbo a doppio stadio a benzina, oltre a peso e dimensioni inferiori, offrono altri vantaggi. Il principale è il campo di utilizzo molto più ampio. Se un tipico diesel ha coppia massima a 2.000 giri/minuto e regime di potenza massima a 4.000 giri/minuto, per l’1.6 di Bmw e Psa, per esempio, i valori rispettivi sono di 1.400 e 5.800 giri/min. I diesel più recenti, come i biturbo 1.9 del Gruppo Gm e Bmw 3.0, peraltro, vantano una notevole erogazione anche a regimi molto bassi pur sfiorando la soglia dei 100 cv litro, circa il doppio di quanto si ottiene oggi con un motore aspirato. Il 1750 di Alfa 159 Tbi fa ancora meglio: abbatte la soglia dei 100 cv litro, offre una coppia di 320 Nm a 1400 giri e 200 cavalli a 5.000 giri. Lo stile di vita automobilistico del futuro si orienta sempre più verso un low cost intelligente, capace, anche nella realtà, di aggiungere il plus dello status. Insomma il trionfo anche nel mondo dell’automobile dei concetti che hanno fatto la fortuna di marchi come Ikea, Decathlon e Lidl. Perché nulla vieta di posteggiare nel garage di casa una sportcar come la Nissan 370Z, dopo aver scoperto che, rispetto alla serie precedente è equipaggiata con un motore più potente di 18 cavalli (331 cv), ma è in grado, grazie alla nuova tecnologia usata per il propulsore, alla cura dimagrante che la fa pesare 32 chili in meno, al cambio manuale a sei marce che simula la doppietta, il punta tacco dei tempi andati, perché provvede automaticamente ad alzare un pochino i giri motore quando si scalano le marce, di consumare l’11% in meno. Chi invece desidera una sportwagon o una berlina di carattere non può fare a meno di prendere in esame l’ultima vitaminizzata Alfa Romeo 159 1750 Tbi. La cifra, di grande significato storico in casa Alfa, indica l’adozione di un nuovo quattro cilindri benzina turbo a doppio stadio. La cilindrata è di 1750 cc, ma la potenza che eroga è pari a 200 cavalli e i consumi sono incredibilmente bassi: quasi 13 km con un litro rispetto ai 10,5 che si percorrono con la 2.200 Jts benzina da 185 cv mentre la CO2 scende da 224 g/km a 189 nel ciclo combinato e che mette fuori gioco la vecchia 1.800 da 140 cv. Lo stesso discorso vale per la Lancia Delta 1.8 Di Turbo Jet che offre una doppia valenza: godere di un esaltante piacere della guida, legato al nuovo modernissimo motore da 200 cv e alle altre novità tecniche, ma anche esibire questa scelta con orgoglio e consapevolezza come quando si porta al polso un orologio Rolex o si indossano delle scarpe Church.

No frills

Altro esempio intelligente di risparmio è quello di puntare su auto non appesantite da orpelli, gadget, accessori costosi che molte volte si rivelano del tutto inutili. Ci sono automobilisti che hanno investito 3 mila euro in un navigatore senza mai aver avuto modo di usarlo. I trend setter, che nei tempi di crisi aguzzano le orecchie, hanno detto agli uomini del marketing delle case automobilistiche di pensarci seriamente. Così Mini si presenta in un abito privo di monili che fa scendere drasticamente il prezzo. L’allestimento studiato apposta per i clienti italiani della Mini Ray è volutamente essenziale ma completo, e nonostante i soli 75 cv del suo quattro cilindri benzina da 1.400 cc riesce lo stesso a essere brillante, a percorrere anche 18-19 km con un litro di verde e a fare divertire tagliando i costi di esercizio di un bel 20%. Insomma mancano 20 cavalli rispetto alla versione d’ingresso One, ma la Ray non ha nulla da invidiarle. Anzi ha il clima manuale e l’Automatic start/stop. La Smart Fortwo benzina da 71 cv si presenta in versione White limited edition (carrozzeria solo bianca) non avendo nulla da invidiare alla Pulse dalla quale deriva ma costa 1.750 euro in meno, in quanto può sfoggiare cerchi in lega con gomme maggiorate, Esp, tetto panoramico. Inoltre ha la cellula di sicurezza Tridium color argento, comandi del cambio al volante e cromature qua e là. Anche Bmw ha spogliato del superfluo la sua Serie 3. I vantaggi sono presto detti: rispetto alle serie precedenti un risparmio del 24% nel consumo di carburante e insieme una crescita di potenza del 17%. Forse in casa Bmw l’offerta più interessante riguarda la piccola Suv X3, nell’allestimento Innovation Limited Edition, che include antifurto con telecomando, sistema di navigazione Portable Pro, sensori di parcheggio posteriori e Hi-fi. Ha un motore diesel quattro cilindri 1995 da 143 cv. La X3 1.8d non si trova nel listino ufficiale né nel car configurator ma è ordinabile in concessionaria fino a fine luglio. All’offensiva Bmw si sono subito allineate Mercedes e Audi. La casa di Stoccarda con la Classe C 220 Cdi First taglia il listino di circa il 20%. La First costa circa 7 mila euro meno della versione Classic, senza penalizzare più di tanto l’equipaggiamento . L’Audi A4 Start (berlina e wagon), viene proposta a un prezzo davvero concorrenziale, ma con una dotazione di accessori di serie meno ricca. Che cosa manca? Retrovisori elettrici, volante multifunzione, appoggia braccia anteriore, monitor a colori, computer di bordo.

Operazione nostalgia

Infine tra le operazioni che consentono agli automobilisti di programmare i propri acquisti con maggiore attenzione al rapporto qualità prezzo val la pena di segnalare tre operazioni nostalgia. È il caso di tre modelli che tra le auto economiche sono stati un vero punto di riferimento. Oggi lo sono ancora a prezzi quasi di saldo, Fiat Punto, Renault Clio e soprattutto Peugeot 206 Plus, che ha rivoluzionato il concetto di restyling. Perché gettare alle ortiche una macchina che ha conquistato 6,5 milioni di clienti, di cui 530 mila solo in Italia e che ha trionfato nei rally, italiani e internazionali? Il colpo di genio? Far finta di nulla. Il design è stato completamente stravolto e ora il muso è identico a quello della 207 e lo stesso discorso vale per gli interni che oltre alla plancia morbida sfoggiano un volante in pelle e varie cromature, come la 207. Poi un bel Plus è stato appiccicato sullo stemma vicino al logo 206 ed è stato programmato il rilancio di un motore benzina 1.100 che mancava nella gamma delle piccole Peugeot. Risultato? Un’utility car che costa poco, ha un marchio famoso, ancora fascino e una meccanica iper affidabile. Insomma per chi vuole spendere bene i propri soldi in un’automobile non c’è che l’imbarazzo della scelta: motori tecnologici, accessori intelligenti, diete dimagranti, idee innovative che non buttano via niente del passato di un marchio. Tutti insieme per sopravvivere alla crisi, per trasferirsi senza danni, o meglio con minori danni, verso l’era dell’auto elettrica.

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