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In un ristorante il menu può essere anche secondario. Capita (solo) negli Hard Rock Cafe… Un’esperienza unica. Una storia nata quasi per caso e divenuta case history imprenditoriale di enorme successo

Uno splendido 40enne. Il marchio Hard Rock Cafe di certo non usurpa questo appellativo dall’alto dei suoi primati raggiunti, via via, in un’escalation entusiasmante di successi che lo rendono, legittimamente, anche un importante fenomeno di costume. Una storia nata quasi per caso, da embrione intriso di sogni, passione e qualche eccesso di temerarietà a creatura imprenditoriale solida, riconosciuta, famosissima. E, appunto, inarrestabile. Chi lo ama incondizionatamente (in Italia un esercito in grande crescita) e chi lo detesta, magari anche cordialmente, considerandolo alla stregua di un fast food per appassionati di musica. Nessuno però può davvero dire di non averne mai sentito parlare, non fosse altro che per le celeberrime T-Shirt… 163 tra ristoranti, bar, locali, casinò distribuiti in ogni angolo del globo, in 53 Paesi. Quanta strada ha fatto questo marchio dal 14 giugno del 1971, giorno dell’inaugurazione del primo ristorante a Londra, in Park Lane a due passi da Hyde Park!

Un’idea pazza e geniale

L’intuizione da cui tutto partì fu di tale Peter Morton, uno yankee trapiantato in terra d’Albione, con tanto di laurea in economia amministrativa, che gestiva un bar che già “grondava America” da ogni suo angolo. Nonostante fosse una sorta di profanazione celebrata sulle sponde del Tamigi il locale funzionava; anche per i prezzi contenuti dei menù ma, soprattutto, per la capacità di coinvolgere la clientela nel divertimento; un efficace contraltare forse a certa flemma “british”. Morton, intraprendente amante della musica, ma anche personaggio con un occhio al business (che non guasta mai) propose quindi a un altro americano, Isaac Tigrett, l’idea di un ristorante vero e proprio che esaltasse la cultura a stelle strisce e diffondesse anche la sua, forse non raffinatissima, cucina a base di dosi generose di hamburger e salsa Heinz (come se piovesse). Il nome Hard Rock? Si dice che fu la copertina del celebre album Morrison Hotel dei Doors a dare l’ispirazione. La svolta nella sua storia quarantennale avviene però agli inizi degli anni ‘80, quando prende corpo un vero piano di espansione planetario. Il primo tassello nel 1982 fu a Los Angeles grazie al supporto economico (circa 1,25 milioni di dollari) di una cordata capitanata da Steven Spielberg. Da quel momento, nonostante la guerra fratricida iniziata tra i due soci fondatori, il marchio Hard Rock invase gli States con nuovi locali a San Francisco, Chicago, Houston, New York, Dallas, Boston, Washington DC, Orlando, e altri nel Vecchio Continente, a Stoccolma e Dublino, in Sud America a Can-cun, e a Tokyo. I due soci in fasi diverse decisero di cedere le proprie quote alla Rank Organization che per circa dieci anni gestì li marchio con profitto fino a venderlo, per oltre 1 miliardo di dollari agli attuali proprietari, la tribù indiana della Florida dei Seminole, che già controllava i Casinò della catena. E che ha costruito il proprio quartier generale nell’Hard Rock Cafe di Orlando. Dando nuova energia a una storia che non smette ancora oggi di stupire e catturare nuovi adepti.

MENU A STELLE E STRISCE

L’Hard Rock Cafe è il posto giusto per gustare un pranzo o una cena dal sapore made in Usa (con un tocco tex-mex) a base di prodotti spesso importati direttamente dai Paesi di origine. Dal filetto all’americana (da non perdere la mitica Texas T-Bone), a sandwich di tutti i tipi, naturalmente gli hamburger, ma anche tacos, onion rings, alette di pollo con guacamole e panna acida e, per gli irriducibili, diverse ricette con pasta. Tra i piatti più rinomati il Jumbo Combo per gustare in una sola portata gli antipasti più caratteristici del locale, il Tupelo Chicken Tenders e poi le Famous Fajitas e l’Hictory BBQ Bacon Cheeseburger. E per dessert da non perdere una coppa di Hot Fudge Brownie Sundae o l’Apple Cobb, torta di mele calda insaporita da frutta secca e cannella con gelato alla vaniglia. Da bere niente Coca Cola, solo Pepsi. E il cocktail potete farvelo servire (ovviamente a costo maggiorato) in un bicchiere da tenere come ricordo. www.hardrock.com.

La “storia visiva” del rock ‘n roll

L’esperienza targata Hard Rock è qualcosa di unico e difficilmente replicabile. La sterminata collezione di memorabilia e reliquie di star musicali che popola e anima i suoi locali sparsi in ogni angolo del mondo è il tesoretto inestimabile dell’insegna, il suo infallibile marchio di fabbrica. Circa 70 mila pezzi che vengono “ruotati” da ristorante a ristorante (alcuni regalati dagli artisti altri acquistati dai proprietari) creano una sorta di “storia visiva del rock ‘n roll”. Chitarre elettriche, classiche e altri strumenti, manifesti, costumi, spartiti e testi, copertine di album, dischi d‘oro e di platino, sono il cuore pulsante degli Hard Rock Cafe. Gli artisti stessi sono affezionati a questa griffe; ad esempio Carole King, una habituée dei locali HR, ha dedicato loro una canzone(Hard Rock Cafe, appunto)in cui dice: «dopo una dura giornata di lavoro/vi garantisco che non c’è miglior posto dove stare…». Ma la lista di amici è lunghissima: Sting, Elton John, Paul Mc Cartney, passando per Chuck Berry, Steven Tyler e i suoi Aerosmith. E poi ancora Eric Clapton che regalò a Tigrett e Morton una preziosa Fender Lead II (il primo vero oggetto di culto della catena, narra la leggenda), che si affianca ad altri strumenti celebri appartenuti a Paul Stanley, John Lennon, George Harrison, Elvis Presley, Jimi Hendrix, Jimmy Page, Lou Reed, Johnny Cash, Angus Young, Pete Townshend, B.B. King. E, ovviamente, non mancano i vestiti delle star, anche con scivoloni nel trash, tra cui spiccano i pantaloni di Jim Morrison e Freddie Mercury, gli abiti di scena di Elton John fino ai cappelli di Britney Spears.. Oggi ci sono anche artisti disponibili a endorsement per la divulgazione di campagne filantropiche, come Ringo Starr che presta la sua immagine per la campagna (e la linea di abbigliamento)Peace&Love.

Hard Rock anche in Italia

E nel Bel Paese? Il marchio con la chitarra elettrica è presente in alcune grandi città. In principio fu Roma a tenere a battesimo l’approdo di Hard Rock Cafe entro i nostri confini, a fine anni ‘90 nella centrale via Veneto per poi aprire a Venezia con l’inaugurazione prima di un Rock Shop e poi del ristorante vero e proprio. Location, il magnifico Bacino Orseolo, il “parcheggio delle gondole”, dietro Piazza San Marco. E proprio nel cuore dell’estate 2011, anno del 40esimo compleanno di Hard Rock Cafe, è stato inaugurato un nuovo locale della catena a Firenze, in pieno centro, nell’area dell’ex Cinema Gambrinus. Uno spazio di oltre 600 metri quadrati per più di 200 posti. Un evento a cui ha partecipato anche il primo cittadino Matteo Renzi che ha assistito anche allo storico Guitar Smash, parodia rock del battesimo che avviene per il varo delle navi spaccando le bottiglie. Ma non solo, hanno fatto da cornice anche le esibizioni live di (e chi se non lui… ?) Piero Pelù con l’ex nemico Ghigo Renzulli dei Litfiba e degli attesissimi Simple Minds. Proprio in occasione di questa inaugurazione Hamish Dodds, presidente e Ceo di Hard Rock Cafe International, avrebbe lasciato intendere che sarebbe alle porte l’apertura anche di un Hard Rock Hotel in Italia.

Business italiano in crescita

Per la Seminole Hard Rock Entertainment il mercato italiano è tra i più interessanti e vivaci nel Vecchio Continente questo rafforza l’ipotesi di espansione nel Bel Paese.

11% La quota di mercato dell’Italia a livello europeo per un giro d’affari globale di 22 milioni di euro. In Europa il fatturato della catena è arrivato nel 2010 a oltre 200 milioni di euro di cui il 52% ricavato dal segmento food & beverage e il restante 48% dalla gadgettistica.