Vini dell’Emilia Romagna: i bianchi per l’estate

Questa terra vanta almeno quattro vitigni autoctoni in grado di regalare sia vini di carattere, sia freschi e beverini. Ideali per le calde giornate – e serate – estive

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L’Emilia Romagna è una regione ricca di storia e cultura, e questo si riflette anche nei suoi vini. Se l’Emilia del vino si caratterizza per la bollicina, la Romagna ha sempre basato il suo successo sui bianchi e sui rossi di frutto ed energia. Come spesso accade in Italia, non c’è un solo vitigno protagonista.

I vitigni autoctoni della Regione

Oggi sono almeno quattro le colonne portanti del bianco romagnolo, ovvero l’albana di Romagna Docg (tra le primissime certificate in Italia), il trebbiano cui si sono aggiunti da poco la rebola di Rimini e il vitigno famoso di Cesena, noto per la sua freschezza. Addirittura, una delle culle del vino romagnolo, ovvero Bertinoro, pare debba il suo nome dall’albana stessa.

Leggenda vuole che all’incirca nel 400 d.c., Galla Placidia, figlia dell’imperatore romano Teodosio il Grande, sostasse in Romagna e dopo l’assaggio di una coppa di albana abbia detto che un vino di tal genere meritava di essere bevuto “in oro” e non in terracotta. Ed è qui a Bertinoro (celebre anche per il sangiovese) che troviamo lo spungone, rocca calcarea che da sempre fornisce tessitura elegante e forza aromatica ai vini che qui crescono.

I migliori vini bianchi dell’Emilia Romagna

Ad esempio, I Croppi di Celli, da anni riferimento di qualità dell’albana per il mix elettrico di freschezza agrumata e spaziatura vivace. A Marzeno è Ca’ di Sopra a spiccare con la sua albana fresca, mentre a Faenza sono ben tre le Albana prodotte da Leone Conti con vario grado di utilizzo delle bucce.

È, infatti, un vitigno che si presta anche ad affinamenti spinti e macerazione sulle bucce – come dimostra TreMonti in quel di Imola con la sua Vitalba, fermentata in anfora – oltre che per la versione passita e a volte muffata. Eccellono in queste versioni la Fattoria Nicolucci, il Monticino Rosso e Fattoria Zerbina.

In quel di Modigliana, Villa Venti ha a lungo indagato sul famoso ottenendo ben due vini da questo vitigno di cui uno pimpante e agile e uno, lo Scirone, fermentato in anfore georgiane a dare risvolti canditi e floreali unici. Villa Papiano, l’azienda dell’enologo di riferimento della regione, ovvero Francesco Bordini, produce lo Strada Corniolo, un trebbiano profumato ricco e salmastro.

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Da sinistra: il Rebola di Enio Ottaviani; lo Scirone, fermentato in anfore georgiane, uno dei due vini prodotti da Villa Venti a base di famoso di Cesena; il Bro, trebbiano di Noelia Ricci; I Croppi di Celli, da anni un riferimento di qualità dell’albana

Il trebbiano in Romagna ha avuto tantissime attenzioni solo di recente, pur rappresentando il 28% della produzione complessiva, ma i risultati sono stati spesso straordinari in termini di fascino e originalità di proposta. Vini più da bocca che da naso, richiedono attenzioni ma regalano emozioni, come dimostrano il nuovissimo Rubicone Igp di Nicolucci e il Bro di Noelia Ricci con la famosa etichetta con la balena.

Notevole anche la prova di Tenuta Casali con il Cavaliere Bianco, premiatissimo per il rapporto qualità prezzo, che sfrutta le ghiaie di Mercato Saraceno per dare un vino capace sia di allietare in gioventù che stupire in allungo.

Passando sulla “sponda” rebola, nel Riminese è nato da poco un raggruppamento molto interessante di produttori attorno a questo vitigno, corrispondente al grechetto gentile umbro e al pignolesco bolognese, un’uva capace di dare vini ricchi e corposi, al contempo vellutati e con punte di tannicità intriganti per essere un bianco, ma che non disdegna anche versioni leggere. Tra i più significativi segnaliamo quello di Enio Ottaviani e la Zingarina di Tenuta Santa Lucia.

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