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Gusto

Derthona Timorasso: il vino bianco del futuro

Oggi ancora di nicchia, il vitigno a Est del Piemonte è però già proiettato con successo su un mercato internazionale alla ricerca di vini di spessore e con capacità di invecchiamento

architecture-alternativo Il Derthona di Vigneti Repetto

Il Piemonte ha finalmente una degna controparte bianca del nebbiolo di Barolo e Barbaresco: il Derthona Timorasso. Per comprendere il suo successo va sottolineato che siamo di fronte a una operazione di marketing che interessa tutta la realtà territoriale di Tortona, appunto Derthona in latino.

Si parla ancora di numeri di nicchia per questo vino bianco. Sono 300 gli ettari vitati a timorasso su circa 2 mila dell’intera denominazione Colli Tortonesi che, nata nel 1974, ha cominciato a prevedere questa tipologia solo nel 2005.

Considerando però che fino al 1987 ne esistevano solo 0,5 ettari (riscoperti dal pioniere Valter Massa) e che era quasi del tutto dimenticata in favore dell’uva cortese e altri bianchi più facili da coltivare, di strada ne ha fatta parecchia.

L’ascesa del timorasso

Oggi il timorasso è finalmente proiettato con successo su un mercato internazionale alla ricerca di bianchi di spessore e capacità di invecchiamento. Finito il tempo dei vini tutto naso e dolcezza, oggi sono i vini cosiddetti minerali e rocciosi a incontrare i gusti degli appassionati e sempre di più anche del grande pubblico.

Dal punto di vista del territorio, viene prodotto al confine Est del Piemonte, 46 Comuni della provincia di Alessandria più quello di Serravalle Scrivia, molto lontani dalla zona rossa classica delle Langhe di Cuneo e Asti.

Dal punto di vista genetico si tratta di un vitigno nordico imparentato con i bianchi del centro Europa, come il sauvignon e il riesling, e altri più mediterranei come il vermentino. Ha basse rese, forma grappoli compatti con qualche problema di muffe se non viene lavorato con attenzione, il che spiega perché si era perso nel corso dei secoli, in tempi più difficili e con clima più umido. Al suo meglio racchiude tutte le sfumature dei vitigni parenti cui aggiunge personalità unica e rigore e tanta spezia.

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Da sinistra: il Derthona firmato Borgogno; il Montino de La Colombera; il Fausto di Vigne Marina Coppi; il Piccolo Derthona della Cantina Sociale di Tortona e il Caespes Timorasso di Ezio Poggio

Le versioni di timorasso più conosciute

Tra le sue versioni più conosciute troviamo quella della Cantina Sociale di Tortona, quella di Luca Canevaro e quella di Cascina i Carpini “Rugiada del Mattino”. Gli alfieri e i nomi più noti ormai non sbagliano mai un colpo come dimostrano i vini de La Colombera di Elisa Semino, con note vegetali tra bosso e felce e note più “gialle” di ginestra, pesca, il Fausto di Vigne Marina Coppi, il Pitasso di Claudio Mariotto e, ovviamente, Valter Massa che dedica al vitigno ben quattro etichette ricche di sfumature da scoprire.

Intrigante il fenomeno di grandi produttori che dalle Langhe sono arrivati in queste zone per produrre un bianco con uve timorasso e lo fanno in grande stile, come dimostrano gli esiti de La Spinetta, Borgogno, Cascina Bruni con il suo Audace e, tra pochi mesi, anche Luca Currado (ex Vietti).

Le etichette da scoprire

Come dicevamo si tratta di una scena sfaccettata e ricca di proposte e, infatti, possiamo segnalare anche vini meno conosciuti ma di interesse come quelli di Alvio Pestarino, Vigneti Repetto, Ezio Poggio (che lo produce anche in versione spumante), Cantine Volpi, Pomodolce (tra i più ricchi di idrocarburi al naso), Sassaia (che usa il legno in maniera molto originale), Voerzio Martini (tanto balsamico), Terre di Sarizzola (con il cru Biancornetto) e Vigneti Boveri Giacomo.

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