Vita Dulcis: a Roma la Dolce Vita secondo Francesco Vezzoli

L’artistar accosta arte contemporanea, archeologia e cinema in un’ambiziosa mostra al Palazzo delle Esposizioni

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A Roma è di nuovo Dolce Vita, anzi Vita Dulcis. Così si intitola, infatti, la nuova ambiziosissima mostra concepita da Francesco Vezzoli, ex enfant prodige dell’arte italiana e oggi artistar acclamata ovunque. Al Palazzo delle Esposizioni per tutta l’estate (la mostra chiude il 27 agosto) prende forma un sorprendente percorso espositivo, curato da Vezzoli e da Stéphane Verger, che accosta arte contemporanea, archeologia e cinema.

Vita Dulcis al Palazzo delle Esposizioni

Il progetto-monstre (ha richiesto anni di lavoro e quella giusta dose di pazzia che è congeniale a Vezzoli) si sviluppa in sette sale tematiche, collegate dalla rotonda centrale, e accosta reperti archeologici del Museo Nazionale Romano (capolavori noti, ma anche pezzi mai esposti al pubblico perché conservati nei depositi) a clip cinematografiche che ragionano sul tema della “dolce vita” degli antichi, dal Satyricon di Fellini al Gladiatore di Ridley Scott. In mezzo, a punteggiare il percorso e a dare senso al tutto, le opere create da Francesco Vezzoli che incorporano a elementi di arte antica (o a pezzi ottocenteschi ispirati allo stile classico) le sue “stravaganze” contemporanee e squisitamente pop.

Le sette sale del percorso

Ed eccoci allora nella prima sala (titolo: Para Bellum) dedicata al tema della guerra e al culto del corpo, dove reperti dalle Terme di Diocleziano dialogano con rivisitazioni by Vezzoli del mito di Achille. Intensa la seconda sala che celebra il mito di Antinoo, voluto dall’imperatore Adriano: è un inno alla passione amorosa, anzi all’ossessione sentimentale con l’iconico busto di Antinoo della Collezione Boncompagni Ludovisi al centro. La mostra procede con una sala che inneggia alla domina, l’imprescindibile figura della donna romana e qui troviamo spaventose teste di Medusa, ma anche ieratiche matrone e poi Diane e Veneri.

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La sala ‘Para Bellum’, dedicata alla guerra e al culto del corpo (foto © Daniele Malajoli)

Mentre la sala successiva è pensata per una riflessione sul culto dei morti (con una sorprendente installazione di 50 lapidi funerarie, anche queste provenienti dai depositi delle Terme di Diocleziano), quella seguente è un’ode alla convivialità del mondo romano, grazie a una serie di installazioni e sculture sistemate come a un banchetto dionisiaco con al centro l’Ermafrodito dormiente del II secolo d.C., in prestito dal Museo Nazionale Romano.

Gran finale dedicato agli imperatori, con busti appartenenti alla collezione di Palazzo Massimo e – ultima sala – alla caducità del tutto, con reperti dalla Crypta Balbi accostati all’opera dello stesso Vezzoli, realizzata nel 2005 per la Biennale di Venezia, Trailer for a remake of Gore’s Vidal Caligula, un Caligola meravigliosamente contemporaneo, che chiude il cerchio tra passato remoto e presente e futuro. Con dolcezza, e malinconico struggimento.

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Un’altra immagine dell’allestimento della mostra, curato da Vezzoli con Stéphane Verger (foto © Daniele Malajoli)

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