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Lavoro

Welfare aziendale: tu che imprenditore sei?

Nove capi su dieci sono convinti dei benefici legati agli interventi che migliorano il benessere dei lavoratori. Ma non tutti si muovono in questo senso

Guadagnare e fare utili rimane l’obiettivo principale di imprese e manager. Rispetto al passato, però, è cambiato il percorso per raggiungerlo. Oggi, infatti, si punta molto più di un tempo sul welfare aziendale. La conferma arriva da uno studio internazionale condotto dall’istituto Tailor Nelson Sofres per conto di Sodexo Benefits & Rewards su oltre 800 imprenditori di imprese di piccole e di medie dimensioni, con un numero di dipendenti compreso tra 10 e 100, secondo cui nove intervistati su dieci si dichiarano convinti dei benefici legati agli interventi che riguardano il benessere dei lavoratori. Del resto, in un mondo del lavoro sempre più fluido, in cui c’è una corsa alla ricerca dei migliori talenti e in cui tutto sta cambiando a 360 gradi, mettere i propri dipendenti nelle condizioni per lavorare al meglio sembra ormai essere una conquista indispensabile.

Le cinque strade per raggiungere il welfare aziendale

Sulla base delle risposte raccolte in merito al welfare aziendale, gli studiosi hanno diviso gli imprenditori intervistati in cinque categorie:

  1. gli agnostici (26% del campione): per loro, la massima priorità è attrarre nuovi talenti e ridurre l’assenteismo. In che modo tentano di raggiungerla? Attraverso misure che favoriscono la qualità della vita. Non sono però coscienti delle ripercussioni che tali scelte possono avere sulle performance aziendali;

  2. i contrari (24%): per loro non esiste alcuna correlazione tra qualità della vita dei dipendenti e risultati dell’impresa. Ecco perché non investono molto nell’ambiente di lavoro e in misure a favore della salute o dell’equilibrio vita-lavoro dei propri collaboratori. Se lo fanno, lo fanno solo per salvaguardare la reputazione dell’azienda;

  3. i convinti (22%): si tratta di imprenditori con un alto livello di istruzione, consci che un buon ambiente di lavoro e una buona qualità della vita migliorano i risultati aziendali. Tuttavia, non hanno ancora preso iniziative concrete in questo senso;

  4. i pragmatici (16%): sono imprenditori “senior”, che basano tutto su valori come sicurezza, salario, performance. Non danno attenzione ad aspetti come sport, nutrizione e flessibilità, pur tenendo al benessere fisico dei collaboratori. Spesso non riescono a trattenere i dipendenti, attrarre talenti e ridurre l’assenteismo;

  5. gli esploratori (12%): sono manager che hanno voglia di sperimentare e mettersi alla prova. Hanno adottato diverse misure a favore della qualità della vita, investendo sul potere d’acquisto, la flessibilità, la salute dei collaboratori e i percorsi di carriera.