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Lavoro

Tremonti dà l’ok alle quote rosa nei cda

Il ministro del Tesoro esprime parere positivo alla proposta di legge che introduce le quote di genere nei consigli di amministrazione. Il si è, però, condizionato…

Giulio Tremonti dà il via libera alla proposta di legge per introdurre le quote rosa nella composizione dei consigli di amministrazione delle aziende quotate in Borsa. Il testo – proposta bipartisan di Lella Golfo e Alessia Mosca – prevede che “il riparto degli amministratori sia effettuato in base a un criterio che assicuri l’equilibrio tra i generi”. In particolare al genere meno rappresentato deve essere assegnato almeno “un terzo degli amministratori eletti”. Pena il decadimento dell’intero consiglio di amministrazione.Tremonti ha approvato il testo, presentato in Commissione Finanza, puntualizzando, però, che “l’assenso di questo ministro è subordinato all’accoglimento degli allegati emendamenti”. Si, quindi, nei fatti condizionato. Due i punti sui quali Tremonti scorge delle criticità e propone delle modifiche. Prima di tutto ritiene “di difficile attuazione la previsione del rispetto del criterio di riparto tra i generi in caso di sostituzione di uno o più amministratori e/o sindaci prima della scadenza del termine”. In soldoni non è d’accordo che, in caso di dimissioni o sostituzione di un consigliere donna, si sia costretti a eleggere un’altra donna. Questa correzione non è di poco conto e rischia di ammorbidire la norma. Secondo molti l’emendamento renderebbe possibile aggirare la norma stessa, attraverso la sostituzione dei consiglieri (donne) dopo l’elezione.Tremonti non è convinto neanche sul punto che prevede la garanzia di equilibrio di genere anche nel comitato di controllo sulla gestione nel caso di sistemi monistici, il ministro ritiene che questi comitati siano già espressione dei cda, quindi non debbano essere regolati da norme ulteriori.Il documento così modificato tornerà ora nelle mani della Golfo e della Mosca, in caso le due accettassero gli emendamenti di Tremonti la proposta passerebbe in Senato senza la discussione in Camera.

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Il ministro Giulio Tremonti