Risorse umane: oltre la metà dei candidati rifiuta il posto

Secondo i dati dell’Osservatorio Hr del Polimi Il 90% dei lavoratori si trova in una condizione di malessere e il benessere è il primo motivo per cambiare lavoro ma le aspettative spesso sono deluse

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L’aumento del tasso di rifiuti dei candidati alle proposte di lavoro in fase di selezione supera il 54%, aggravando il mismatch tra domanda e offerta. Inoltre, il 17% delle aziende racconta di neoassunti che hanno lasciato il posto dopo un brevissimo periodo. I più giovani fanno colloqui in maniera quasi compulsiva “e sono sempre alla ricerca di un lavoro dove stare meglio”, spiega il professor Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Hr Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, che presenta al Sole 24 Ore un’indagine sui temi dominanti nella gestione delle risorse umane. “Chi fa parte della Gen Z non si preoccupa nemmeno di interrompere un percorso professionale durante la fase di induction, quella in cui si viene inseriti in azienda”.

Le dimissioni facili della GenZ

“Sicuramente la Generazione Z appare come quella più inquieta, capace di rassegnare le dimissioni anche in fase di inserimento e sempre alla ricerca di qualcosa di meglio che consenta di avere dal lavoro maggiore soddisfazione, senza però sacrificare gli spazi privati”, aggiunge Corso. “Se per un giovane boomer, una volta iniziato un determinato percorso di carriera il lavoro diventava una priorità assoluta, per la GenZ non è così, tant’è che i più giovani hanno un’opinione negativa di chi oggi sacrifica tutto per il lavoro”.

“Nel lavoro si cerca un benessere economico e mentale, in cui la flessibilità nei tempi e luoghi è fondamentale. È necessario quindi ripartire dalle basi per costruire un nuovo approccio al lavoro orientato alla felicità, che preveda insieme giusto riconoscimento, flessibilità, work-life balance, inclusione, valorizzazione, employability”, aggiunge Corso.

Il nodo del benessere

Nel campione considerato, quest’anno solo il 9% dei lavoratori dice di stare bene nel lavoro che fa in tutte le dimensioni del benessere e cioè fisico, psicologico e relazionale. “Questo vuol dire che quasi nove persone su dieci vivono una condizione di malessere”, commenta Corso.

Un lavoratore su tre si è assentato almeno una volta dal lavoro nell’ultimo anno per motivi di stress o ansia. Quest’anno il primo motivo per cui si lascia un lavoro è il benessere e poi vengono la retribuzione e la flessibilità, nel 2023 invece la prima ragione era la retribuzione, seguita da flessibilità e benessere.

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