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Lavoro

Record di occupati in Italia, ma è allarme inattivi

A novembre 2023 l’Istat conta 520 mila unità in più rispetto allo stesso periodo del 2022, ma occorre monitorare alcuni segnali relativi alla qualità del lavoro

architecture-alternativo Credits: Phynart Studio/iStockPhoto

Guardando alle serie statistiche dell’Istat dal 2004 in poi, lo scorso novembre il mercato del lavoro ha messo a segno un nuovo record, con 520 mila occupati in più rispetto allo stesso periodo del 2022 e con un tasso di occupazione al 61,8%.

A confronto con l’ultimo mese di ottobre i lavoratori sono aumentati di 30 mila unità e hanno raggiunto il totale di 23,743 milioni, superando i livelli pre-Covid. È cresciuta sia l’occupazione maschile, (+263 mila sull’anno), sia quella femminile (+258 mila).

Così il tasso di disoccupazione è sceso al 7,5%, con 66 mila disoccupati in meno rispetto a ottobre 2023 e 71 mila in meno sull’anno. Aumenta quindi il lavoro dipendente permanente (+23 mila su ottobre, +551 mila su novembre 2022), mentre l’occupazione indipendente cala nel confronto mensile (-8 mila) ma sale rispetto a novembre 2022 (+26 mila).

Nel frattempo, però, il rallentamento complessivo dell’economia e le incertezze generali del contesto si sono fatte sentire, dando almeno tre chiari segnali. Innanzitutto c’è l’incremento dei contratti a tempo determinato che diventano 15 mila in più rispetto a ottobre: il balzo si verifica per la prima volta dallo scorso agosto. I dipendenti a termine tuttavia mantengono il segno meno davanti su base annua (-57 mila).

In secondo luogo, a preoccupare sono gli inattivi, il cui numero cresce di 48mila unità rispetto a ottobre: sono le persone, spesso scoraggiate, che non hanno un lavoro e hanno smesso di cercarlo. Questo dato a sua volta non peggiorava da agosto 2022. Rispetto a novembre 2022, si contano 459 mila inattivi in meno.

Queste dinamiche attraversano anche il passaggio dal vecchio Reddito di cittadinanza al Supporto per la formazione e il lavoro, partito l’1 settembre, e all’Assegno di inclusione, avviato l’1 gennaio 2024.

Inoltre, occorrerebbe una riflessione sul mondo dei giovani. Il loro tasso di disoccupazione a novembre è in calo al 21% (-2,5 punti) ma l’Italia staziona in fondo alle classifiche internazionali guidate dalla Germania. Gli inattivi aumentano sia tra gli under 25 sia nella fascia fino ai 34 anni, dove l’occupazione risulta ferma dopo mesi di crescita.