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Lavoro

L’azienda non paga? Manager italiano bloccato in Cina

Emanuele Plata, presidente di Crai Beijing, paga il fallimento del food center di Pechino Piazza Italia. Per le leggi locali non potrà lasciare il paese finché la società non salderà i suoi creditori

Restare bloccati per mesi in un Paese dall’altra parte del mondo a causa di debiti non pagati dall’azienda. E’ quanto sta accadendo a Emanuele Plata, presidente di Crai Beijing che dallo scorso aprile non può lasciare la Cina per colpa di passivi accumulati da Piazza Italia, food center italiano gestito da Crai Beijing. Il caso, raccontato da ItaliaOggi, ha dell’incredibile.Tutto comincia nel 2007 quando, con l’interessamento dell’allora ministro delle politiche agricole, Paolo de Castro, nasce Tac (Trading Agro Crai), spa con soci tutti attivi nell’agroalimentare come i supermercati Crai, Consorzio Grana Padano, i produttori di vini Cavit, Conserve Italia, San Daniele Service, Frantoi artigiani d’Italia, Boscolo Etoile e lo stesso Plata. L’anno successivo Tac decide di investire nel mercato cinese costituendo la Crai Beijing, partecipata al 39% anche dal Simest, società italiana per le imprese all’estero controllata dal ministero per lo Sviluppo economico. Sul progetto si investe molto, ma i primi debiti e i costi di formazione del personale sono di gran lunga superiori al previsto. E così, dopo nemmeno due anni, i soci decidono di mettere in liquidazione Tac che ha fine anno registra debiti per 4,3 milioni di euro. In liquidazione – scrive il quotidiano economico – finisce naturalmente anche la Crai Beijing, fonte primaria di tutti i guai della controllante. La situazione critica viene ben delineata dal liquidatore della Tac, Bruno Calzia che il 26 aprile 2010 rende nota anche la situazione di Emanuele Plata, costretto a rimanere in Cina. Secondo le leggi locali, infatti, finché la società non paga i creditori, i suoi manager non si possono muovere dal Paese. Tra i creditori di Tac, racconta Plata a ItaliaOggi c’è il proprietario dell’immobile (tre piani e 3.600 mq a Pechino) “per svariati milioni di euro, dal momento che abbiamo 5 o 6 mesi di affitto in arretrato”.

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Emanuele Plata, sullo sfondo il Piazza Italia di Pechino