Intelligenza artificiale: due lavoratori su cinque si sentono minacciati

Due impiegati su cinque temono per il proprio posto di lavoro. La soluzione? Puntare sulle relazioni interne

I lavoratori italiani guardano alla tecnologia con interesse, ma anche un po’ di paura. Molti, infatti, si sentono minacciati da robot e macchine. Per quali ragioni? Due impiegati su cinque temono che l’intelligenza artificiale e l’automazione possano cancellare il loro posto di lavoro. A rivelarlo è il Global Talent Trends Study Mercer 2019, un’analisi condotta su oltre 7.300 dipendenti, Hr manager ed executive in 16 Paesi tra cui l’Italia. Del resto, la sicurezza del posto di lavoro è tra le prime tre ragioni per cui i dipendenti hanno scelto l’azienda in cui lavorano attualmente e anche il motivo principale per cui scelgono di rimanervi. C’è, però, un modo per rassicurare il personale: promuovere le relazioni interne. I nostri connazionali, infatti, tengono più di tutti ad avere buoni rapporti con i colleghi: i dipendenti italiani che Mercer definisce “thriving”, ossia che sono maggiormente ingaggiati e performanti, descrivono il proprio ruolo come “focalizzato sulla relazione” in proporzione doppia rispetto alla media e il proprio ambiente di lavoro come “collaborativo” in misura quattro volte superiore.

Il futuro è nell’intelligenza artificiale

Peccato che dall’indagine emerga che nel nostro Paese solo un top manager su tre in Italia creda che la propria azienda sia davvero capace di mitigare i rischi legati al capitale umano emersi in conseguenza della trasformazione digitale. Un punto su cui si dovrà lavorare molto nei prossimi anni, considerando che ormai il futuro va nella direzione dell’intelligenza artificiale e della tecnologia. Basti pensare che il 57% delle nostre aziende prevede di aumentare ulteriormente l’automazione nelle attività lavorative nei prossimi 12 mesi. Non solo. Un alto dirigente ogni quattro identifica la riprogettazione delle attività come il processo HR con il più alto potenziale di ritorno sull’investimento. Anche in Italia, dunque, nei prossimi anni nelle risorse umane si sfrutteranno sempre più i dati e le people analytics. «Il successo del business, a nostro parere, oggi ha a che fare anche con la creazione di un ambiente di lavoro attraente che comunichi ai dipendenti un senso di identità, ne favorisca la costruzione di connessioni e utilizzi i dati e gli analytics per personalizzare l’esperienza-dipendente» commenta Marco Valerio Morelli, amministratore delegato Mercer Italia.

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