Boom di richieste per ruoli Ict. Ma i laureati nel digitale sono pochi

Nel 2018 il gap fra domanda e offerta è arrivato al 58%. E nel prossimo triennio aumenterà ancora perché il fabbisogno delle aziende sarà sempre più alto

Le competenze digitali degli italiani sono rimaste uguali a quelle di inizio secolo. Nonostante siano trascorsi quasi 20 anni, 20 anni durante i quali la tecnologia è diventata parte integrante della nostra vita, infatti, il gap fra domanda e offerta nel settore è rimasto abissale. Secondo l’Osservatorio delle Competenze Digitali 2018 (condotto da Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia in collaborazione con il Miur e l’Agid), l’Information e communications technology offre molti posti di lavoro, fra l’altro pregiati e qualificanti, ma i nostri connazionali non hanno i requisiti per conquistarli. Per avere un’idea del fenomeno basti pensare che nel 2018 il fabbisogno delle aziende era di almeno 12.800 figure con competenze digitali (ma in alcuni casi saliva a 20.500), ma a laurearsi in questi campi sono stati poco più di 8.500 individui rispetto ai 7.700 del 2017. La forbice, dunque, nella situazione peggiore è arrivata al 58% e nel prossimo triennio rischia di ampliarsi drasticamente, visto che i possibili profili richiesti dovrebbero superare complessivamente quota 70mila.

Digitale e Ict piacciono poco ai giovani italiani

Ma per quali ragioni le nostre competenze digitali sono così scarse? Le radici del gap fra domanda e offerta sono essenzialmente cinque. Innanzitutto, i laureati in materie scientifiche sono pochi o comunque insufficienti a soddisfare la domanda di impiego delle imprese che hanno deciso di puntare sulla trasformazione digitale. Ancora meno, gli iscritti e i laureati alle facoltà legate all’informatica. Altro grave problema è quello della formazione, che non è assolutamente in linea con la velocità di aggiornamento delle competenze richiesta dal mercato. Completano il quadro la scarsa comunicazione fra aziende, famiglie e territorio e le offerte di lavoro non sempre attrattive. A questi, secondo Marco Ferretti, dell’Università di Pavia (Cini Lab Cfc), bisogna aggiungere un altro elemento. Quale? “La tendenza a terminare gli studi dopo la laurea triennale “Info” è ancora in crescita anche se meno accentuata perché persiste la percezione della certezza dello sbocco professionale. E al cospetto di immatricolazioni nelle facoltà Ict che continuano ad aumentare corrisponde un forte tasso di abbondono nel percorso di studi”.

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