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Romani, i proventi dell’asta tlc per lo sviluppo della banda larga

Il ministro dello Sviluppo Economico ha intenzione di reinvestire quanto guadagnato dall’assegnazione delle frequenze per lo sviluppo delle comunicazioni e delle reti. Previste anche misure di compensazione per le tv locali che liberano le frequenze

Solo una parte dell’incasso dell’asta per l’assegnazione delle frequenze sarà destinato a misure per la crescita. Questo è quanto ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, nel corso del convegno di ieri dell’Asstel, l’associazione di Confindustria che rappresenta le telecomunicazioni.La ripartizione dei proventi risulta quindi molto più articolata di quanto ipotizzato in precedenza; solo una parte sarà destinata al decreto sviluppo, il resto dovrebbe essere reinvestito in comunicazione. Previste compensazioni alle tv locali che dovranno liberare le frequenze per la banda larga mobile e soprattutto risorse da destinare alla Ngn, la next generation network, la rete fissa a banda ultralarga.Questa volontà appare chiara nelle parole di Romani, gli introiti “dovrebbero andare non solo a finanziare ciò che il governo può immaginare utile in altri campi, una parte infatti andrebbe reimpiegata proprio per il settore delle telecomunicazioni che è chiamato ad investire”.Se Romani pensa alla comunicazione e alle reti, il Tesoro conta di utilizzare parte dei proventi dell’asta per la riduzione del debito pubblico. Ma i proventi dell’asta su quali valori si attesteranno? Si parla di 3 miliardi, ma probabilmente alla fine si arriverà a cifre minori. Sul valore non si sbilancia il ministro Paolo Romani: “Spero che l’asta per le frequenze sia la più alta possibile per lo Stato”. Sulla necessità di investire nella comunicazione e nella banda larga Romani trova appoggio anche dal Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: “Il settore delle tlc rappresenta un volano di sviluppo straordinario, un driver di crescita, innovazione e occupazione per il paese”. Gli industriali quindi premono sul sviluppo delle reti e giurano di inserire l’argomento tra “le priorità” della loro agenda economica.

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Il ministro Paolo Romani