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Queste 8 imprese sono le migliori ambasciatrici del vino italiano

Presentata al Vinitaly 2023, l’analisi di Unicredit e Nomisma che ha portato all’identificazione dei Best Ambassador del vino italiano, prendendo in esame oltre 90 indicatori

vino-italiano Credits: © wirestock/Freepik

Bilanci aziendali, investimenti in sostenibilità ambientale e sociale, digitalizzazione, internazionalizzazione, brand reputation e valorizzazione territoriale. Sono questi alcuni degli oltre 90 indicatori che hanno portato a eleggere i Best Ambassador del vino italiano, tappa finale di un percorso di analisi sul posizionamento competitivo delle filiere agroalimentari, avviato da Unicredit e Nomisma e presentato in occasione del Vinitaly 2023.

Vino italiano: le 8 imprese Best Ambassador

A ricevere l’Unicredit Wine Award la cantina G.D. Vajra (Piemonte), l’azienda agricola G. Ricci Curbastro e Figli Società Benefit (Lombardia), l’azienda vinicola Umani Ronchi (Marche, Spinelli (Abruzzo), Feudi di San Gregorio Società Agricola (Campania), Aziende agricole Planeta (Sicilia) e Masi Agricola (Veneto). Quest’ultima, in particolare, è stata premiata per il suo livello di awareness e reputation nei confronti del consumatore italiano e internazionale, che hanno contribuito a rafforzare il posizionamento dell’Amarone e in generale dei vini Made in Italy nel mondo.

Gli asset che creano valore per la filiera vitivinicola italiana

Dall’indagine UniCredit-Nomisma è emerso che le imprese rappresentano un asset strategico per il valore della filiera vitivinicola italiana e del Veneto in particolare. Negli anni si sono infatti evolute per rispondere alle continue sfide del mercato, generando valore non solo per se stesse ma anche per i territori in cui sono inserite.

Il record “sfiorato” degli 8 miliardi di euro di export del 2022 è il risultato di un riposizionamento qualitativo del portfolio vini venduti oltre i confini nazionali che in dieci anni ha visto scendere i volumi di vino sfuso dal 31% del 2012 al 19% del 2022 e contestualmente crescere quelli di spumanti dal 9% al 24%. Nello stesso tempo, l’export del vino italiano è cresciuto – a valore – di quasi l’80% verso i mercati del Nord America e dell’Asia, riducendo così il peso di quelli europei, più “facili” da raggiungere ma spesso meno profittevoli.

Focus sulle imprese vitivinicole del Veneto

L’indagine di UniCredit e Nomisma evidenzia come sono proprio le imprese vitivinicole del Veneto quelle che hanno mostrato una maggior dinamicità nell’export dell’ultimo decennio, con una crescita del 92,6% rispetto a una media nazionale del 65%.

Nello stesso tempo, l’export del vino italiano è cresciuto – a valore – di quasi l’80% verso i mercati del Nord America e dell’Asia, riducendo così il peso di quelli europei, più “facili” da raggiungere ma spesso meno profittevoli. Oltre a questo e ad indubbi investimenti sulla qualità finale del prodotto, ad un maggior presidio diretto dei mercati, ad una miglior segmentazione/differenziazione e a strategie multicanale, il prezzo medio all’export del vino italiano è aumentato di oltre il 60%. In questo contesto, e limitando l’analisi ai vini Dop, si evidenza l’ottima performance dei vini Rossi Veneti, il cui prezzo medio all’export nel decennio 2012-2022 è cresciuto del 24,8%, superando i 6 euro al litro di media.

Notevole anche la performance sul fronte della qualità: il peso dei vini generici (la tipologia che nelle vendite in Gdo ha perso più del 15% a volumi in appena 5 anni), in Veneto già basso, si è ulteriormente ridotto passando dal 17% della produzione totale regionale del 2011 all’attuale 5%; il tutto a fronte di una media nazionale del 16% calcolata sulla produzione totale in quantità.

Da rilevare inoltre, in linea con la crescente domanda di vini biologici, l’espansione della coltivazione biologica della vite: in Veneto la superficie di vite bio è quasi quadruplicata, con una crescita del 363%, collocandosi al secondo posto tra le regioni italiane.


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