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Pro-Gest, sul big italiano della carta c’è l’interesse di Pillarstone

Il gruppo italiano della famiglia Zago attraversa un periodo di tensione finanziaria e alle porte c’è la scadenza di un bond da 250 milioni di euro

architecture-alternativo Credits: pro-gest pillarstone

Ci sarebbe il fondo Pillarstone dietro alle ultime novità che possono riguardare Pro-Gest, leader italiano ed europeo nella produzione di carta e cartone per packaging che da diverso tempo sta tuttavia attraversando un periodo di tensione finanziaria.

Come riportato dal Sole 24 Ore, entro la fine del 2024 andrà in scadenza un bond da 250 milioni di euro in mano alla holding Pro-Gest Spa, proprietario di cartiere come quella di MantovaVilla Lagarina. La lista dei creditori è lunga: ci sono hedge fund Dws Invest, Cheyne Capital, I Shares Plc, Multi Manager Access e istituzioni finanziare come Jp Morgan e Mediolanum.

Sulla scena si registra ora l’arrivo di un potenziale player in grado di rappresentare un nuovo capitolo per la querelle finanziaria: il fondo internazionale Pillarstone avrebbe proposto agli azioni di Pro-Gest, gruppo posseduto dalla famiglia Zago, un piano ad ampio raggio per la ristrutturazione del debito e un aumento di capitale per il rilancio della società. La decisione spetterà alla famiglia Zago, da tempo al lavoro per rilanciare il gruppo assieme agli advisor finanziari di Lizard.

La scorsa estate, ricorda la fonte, sono circolate indiscrezioni circa possibili cessioni di asset come la cartiera di Mantova, fiore all’occhiello del gruppo. Tra le ipotesi, con l’avvicinarsi della scadenza per il rimborso dell’obbligazione, ci sarebbe anche un riscadenziamento del bond.

Pro-Gest è il primo produttore in Italia verticalmente integrato in carta riciclata, cartone ondulato e soluzioni di imballaggio. Nel 2022 ha chiuso il bilancio con un fatturato di 826 milioni di euro, in crescita del 1o,6% sul 2021. Il valore di produzione a settembre 2023 invece è stato di 450 milioni, con un Ebitda di 55 milioni. Il problema, cita il Sole, è di tipo finanziario: oltre al bond da 250 milioni, sono stati emessi dalle società operative del gruppo altre 3 obbligazioni di tipo secured.

Nel 2020 ha ricevuto un’iniezione di liquidità da parte di Carlyle Credit, ma negli ultimi mesi è comunque finita nel mirino delle agenzie di rating: Moody’s ha lanciato l’allarme, abbassando il long term corporate family rating (CFR) da Caa2 a Caa1 e l’outlook da negativo a stabile, evidenziando però preoccupazioni per la liquidità.