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Mediaset, il beauty contest non è un regalo

Per Gina Nieri, consigliera del gruppo di Cologno Monzese, è sbagliato equiparare l’asta tlc alla gara che assegna gratuitamente i multiplex del digitale terrestre

Ma quale regalo. Gli operatori televisivi, almeno quelli storici, le frequenze digitali messe in palio dal beauty contest le hanno già pagate. Mediaset, uno dei dieci gruppi televisivi che concorrono alla gara per l’assegnazione dei cinque multiplex digitali, risponde a tutti coloro che sostengono che il beauty contest sia un regalo che il governo fa agli operatori tv, contrapponendolo invece all’asta tlc (già giunta a quota 3,1miliardi di euro). Secondo Gina Nieri, consigliera del gruppo di Cologno Monzese,«il dibattito sul cosiddetto beauty contest delle frequenze tv si è sviluppato finora in modo molto confuso e ispirato dalla solita logica pro o contro Berlusconi». Per la Nieri, che ha affidato il suo pensiero ad una lettera pubblicata sul Corriere della Sera di sabato 10 settembre «il primo fattore di confusione riguarda l’equiparazione tra l’assegnazione di frequenze agli operatori telefonici, vere e proprie aste al rialzo, e il cosiddetto beauty contest relativo ai multiplex digitali televisivi». Per la Nieri parlare di regalo alle emittenti televisive, come hanno fatto alcuni esponenti politici (vedi quelli del Pd che contro il beauty contest avevano presentato un emendamento, ndr), nonché alcuni organi di informazione, è sbagliato. «Non è così, perlomeno per quanto riguarda i broadcaster storici» affermo la Nieri, precisando come, invece, il discorso sia diverso per i nuovi entranti (vedi Sky Italia). Per il consigliere Mediaset in Italia «i broadcaster commerciali storici hanno dovuto comprare sul mercato tutte le frequenze su cui operano. Mediaset negli anni ha acquisito tv locali per costruire il network Canale 5, rilevato Italia 1 dall’editore Rusconi, Retequattro da Mondadori, e per poter esercitare l’attività in digitale terrestre ha dovuto acquistare tre nuovi multiplex». Il tutto per un investimento complessivo di circa 1 miliardo di euro, a cui andrebbero aggiunti i canoni di concessione richiesti dallo Stato che nel caso di Mediaset ammontano a 19 milioni di euro l’anno. La Nieri prosegue la sua ricostruzione della vicenda affermando che «nel passaggio dall’analogico al digitale, Mediaset in cambio delle tre frequenze analogiche di Canale 5, Italia 1 e Retequattro otterrà dallo Stato a fine switch-off solo due multiplex digitali perdendo una delle frequenze storiche regolarmente comprata e pagata». Un vero e proprio «esproprio» di un bene per la consigliera Mediaset, lo stesso che anche Rai e Telecom Italia Media hanno dovuto subire. Queste frequenze «requisite» sarebbero le stesse che adesso costituiscono il «dividendo digitale» che oggi viene riassegnato con la procedura pubblica, equa e trasparente del beauty contest. La Nieri termina la sua disanima escludendo qualsiasi parallelo tra beauty contest e asta tlc: «In un caso, le frequenze per le tv, si tratta di asset che i broadcaster storici hanno già abbondantemente pagato, riconsegnato in parte allo Stato e che ora potrebbero riottenere se il beauty contest avesse esito positivo. Nell’altro caso, le frequenze per le tlc, si tratta di un bene totalmente nuovo, sottratto al sistema televisivo, e pronto all’uso per nuove opportunità di business».