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La radio è il vero personal media

Le tecnologie hanno migliorato il rapporto con lo spettatore: è il più efficace strumento di comunicazione dopo la tv. Tiene il passo della tecnologia e vola grazie ai “nemici” social network

La radio è il mezzo di comunicazione più moderno e “pervasivo”. Lo hanno imparato da tempo i profeti della scomparsa di uno dei media più antichi, ora lo conferma anche una ricerca statistica realizzata da Gfk Eurisko e Ipsos, intitolata. Come afferrare Proteo: la prima ricerca di base sulla Radio. «Il mezzo radiofonico è proteiforme», ha spiegato Nando Pagnoncelli di Ipsos, aprendo i lavori, «ed è già questo uno dei punti di forza che hanno consentito tanta longevità a questo settore: nei decenni ha saputo trasformarsi per restare al passo coi tempi e ha finito con colonizzare tutte le piattaforme tecnologiche, che invece secondo i più scettici avrebbero dovuto decretarne la fine. Oggi la radio gode di un momento molto positivo, sia per il gradimento del pubblico sia per l’andamento dei fatturati pubblicitari».

PIACE AI GIOVANI. Partendo da un campione di 15 mila italiani dai 14 anni in su, si evidenza che la radio è il più fedele dei media, soprattutto in auto (i picchi di ascolto sono tra le 6 e le 10 e nel tardo pomeriggio) ma anche come sottofondo nella vita quotidiana. E’ anche il media più trasversale perché raggiunge tutti i livelli culturali e i censi. Se queste non sono grandi novità, almeno vengono smentiti i falsi miti negativi: la radio piace ai giovani che pure si avvicinano alla musica “liquida”. Le prime a lasciarsi affascinare da questo mezzo sono le ragazze, che la scoprono attraverso smartphone e tablet e gli immancabili auricolari. Proprio i supporti tecnologici favoriscono la crossmedialità tra il broadcast radiofonico, le piattaforme per il download della musica (il 90% di chi usa questi servizi ascolta la radio più che guardare la tv) e i social network.

NESSUNO L’ABBANDONA. L’84% degli italiani dunque ascolta la radio, il secondo mezzo di comunicazione dopo la tv superiore persino a Internet: solo il 18% si limita ai giorni feriali, il 2% ai weekend, mentre l‘81% è fedele sette giorni su sette. Nonostante l’ampio pubblico, sembra che “il miglior rapporto” sia con giovani e adulti di istruzione medioalta. Anche perché la radio praticamente non ha limiti di tecnologia: ormai le trasmissioni sono in analogico, digitale (Dab+), Internet, tablet, smartphone (supporto esclusivo per il 25% di giovanissimi) e tv.

PERSONAL MEDIA. Ecco perché la radio è il “personal media” per eccellenza: tiene il passo con la Rete (3,5 milioni di utenti mobile, 3% su podcast e il resto live), accompagna la vita quotidiana e fidelizza il pubblico facendo felici gli investitori pubblicitari. «La radio è sempre stata dialogo e interazione», spiega Giorgio Nicastro, uno degli autori della ricerca per Gfk Eurisko, «lo era dai tempi delle telefonate per i dischi a richiesta, adesso tra sms e social network questa possibilità di chattare si è ulteriormente consolidata. E proprio i social network si sono rivelati, anziché una minaccia, un volano per ulteriore sviluppo: una buona percentuale di chi ascolta la radio (magari anche in analogico) poi va a cercarsi la replica o il podcast di un programma e attraverso Facebook o Twitter lo condivide con amici e conoscenti».

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