Il Pil italiano torna ai livelli del 2007, ma in netto ritardo

Il Rapporto annuale dell'Istat evidenzia ritmi di crescita sostenuti per il prodotto interno lordo italiano, ma la differenza col resto dell'UE è ancora molto marcata

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Una buona notizia, ma solo a metà. Secondo l’ultimo Rapporto annuale Istat presentato ieri a Montecitorio, il Pil italiano è in crescita ed è tornato ai livelli del 2007, ma lo ha fatto con un netto ritardo rispetto agli altri Paesi europei.

Da un lato, c’è da riscontrare la crescita intensa dell’ultimo triennio, superiore ad altri grandi dell’area UE, ma non viene dimenticato il lungo periodo di stagnazione vissuto nello scorso decennio. Come sottolineato anche dal Sole 24 Ore, infatti, l’Italia è uno dei Paesi più importanti ad aver faticato enormemente per uscire dalla crisi targata Lehman Brothers iniziata nel 2008. Germania e Francia sono riuscite a tornare ai livelli pre-crisi nel 2017, la Spagna nel 2017, mentre per l’Italia ci sono voluti in totale 17 anni.

Una differenza notevole, considerando che nel frattempo la Germania è 17 punti sopra i livelli pre Lehman, la Francia 14 e la Spagna 11. Il Pil pro capite italiano ha quindi raddoppiato in 10 anni la propria differenza negativa passando dal 4,4% al 9,8% del 2023 e rispetto al 2000 ha perso il 20% della capacità produttiva dell’industria. Ci si domanda ora se l’Italia riuscirà a tenere questi ritmi di crescita e abbassare il debito pubblico, che a marzo 2024 è salito a 2.894 miliardi.

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Grafico sull’andamento del Pil nell’UE 27. Fonte: Sole 24 Ore

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto una «rivoluzione copernicana» per favorire nuove imprese, ricorda il Sole, ma le difficoltà restano. I risultati fuori scala del 2021 e 2022, infatti, non possono far ignorare alcuni contraccolpi strutturali evidenziati proprio dal rapporto dell’Istat. La forbice della produttività si allarga sempre più: in Italia è cresciuta di un solo punto tra il 2000 e il 2023, mentre in altri Paesi si viaggia oltre i 15 e i 20.

Inoltre, sono emersi altri dati poco lusinghieri per il sistema Italia: il rapporto Istat evidenzia infatti come il Pil nominale tra il 2019 e il 2023 abbia registrato il ritmo più elevato tra le quattro maggiori nazioni europee, ma allo stesso tempo in 10 anni il potere di acquisto dei salari per i lavoratori dipendenti è crollato del 4,5% e nel triennio 2021-2023 le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute ad un ritmo inferiore rispetto a quello dei prezzi, saliti del 17,3% contro il 4,7% delle paghe. La tendenza sembra essersi invertita in questi primi mesi del 2024, con una crescita delle retribuzioni superiore all’inflazione (+2,8%).

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L’evoluzione del Pil in Europa. Il confronto tra Paesi. Fonte: Corriere della Sera

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